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Cardinale Sako, Patriarca caldeo in Iraq Cardinale Sako, Patriarca caldeo in Iraq  

Sako: il Papa in Iraq, atto coraggioso che dà speranza

Il Patriarca di Babilonia dei Caldei commenta l'annuncio della visita di Papa Francesco in Iraq dal 5 all'8 marzo del 2021: da tempo viviamo nella paura, ma anche nella speranza. Il Santo Padre porterà il messaggio di fraternità della sua ultima Enciclica. Sarà per noi un nuovo Natale

Antonella Palermo - Città del Vaticano

Una visita da tempo desiderata, da parte di Papa Francesco, quella annunciata oggi. L'auspicio più volte rinnovato da una terra tanto provata per guerra, privazioni, distruzioni, ora matura in una concreta fattibilità. Il Patriarca di Babilonia dei Caldei, il cardinale Louis Raphaël I Sako, nella nostra intervista esprime l'attesa trepidante e si fa portavoce della comunità cristiana, del popolo iracheno e di quanti pregano e sperano nella pace in Medio Oriente.

Ascolta l'intervista al cardinale Sako

R. - Abbiamo accolto la notizia con tanta tanta gioia. Il Papa viene da noi e ciò vuol dire che porta ai cristiani dell’Oriente, la gente dell’Oriente - che da tempo vivono nell’incertezza, nella paura, con tanti problemi – il suo supporto ma anche la speranza per una situazione migliore. Questa visita è un pellegrinaggio in cui c’è un messaggio di fraternità umana. L’Enciclica Fratelli tutti ha un senso non solo per i cristiani ma anche per tutti gli uomini in questi Paesi: basta guerre, basta conflitti, basta morte, distruzione e corruzione. Bisogna costruire la fiducia, la pace e la stabilità e anche la solidarietà umana. Noi aspettiamo tanto dal Santo Padre. Questa visita è un momento forte da parte sua di annunciare la verità. È un atto molto coraggioso, soprattutto in questo tempo.

Lei stesso, ancora un paio di mesi fa, ci raccontava che le condizioni nel Paese non garantivano la sicurezza. Cosa è cambiato nel frattempo?

R. - C’è una volontà da parte del governo iracheno. Il presidente della Repubblica lo aveva incontrato e lo ha invitato. Anche io ho inviato una lettera. Il Papa aveva da tempo questo sogno di visitare la terra di Abramo. Adesso spero che tutto sarà positivo per realizzare questa visita. Per noi, perché siamo stanchi. Lui aveva detto, all’inizio del suo pontificato: ‘Ovunque c’è un bisogno, io sono pronto a venire’. E questo lo realizza. Noi come cristiani, in Iraq, in Siria, in Libano, un po’ in tutto il Medio Oriente, non abbiamo altro mezzo per difenderci che la preghiera e la speranza. La sola cosa che ci dà la forza è la nostra fede. Veramente noi siamo una minoranza in difficoltà, abbiamo sofferto tanto nel corso degli ultimi vent’anni in Iraq. Ma se pensiamo alla Siria, al Libano … è una catastrofe. Il Papa porterà una parola profetica per alzare lo spirito di tutti e aprire gli occhi dei cittadini iracheni ma anche nei Paesi vicini, porterà un nuovo orizzonte, di fratellanza, di rispetto, di convivenza armonica.

Come pensate di prepararvi?

R. - Da più di un mese eravamo a conoscenza della notizia. Abbiamo cominciato a prepararci, ora vivremo l’Avvento, poi il Natale. Questa visita è come un nuovo Natale per noi nella persona del Santo Padre che è padre della Chiesa cattolica. È un padre per tutti, anche i musulmani lo rispettano e sono molto contenti. La gente aspetta con impazienza questa visita per ascoltare il Papa.

07 dicembre 2020, 13:05