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Il Papa: il rito zairese "via promettente" per un rito amazzonico

Nella prefazione al volume “Papa Francesco e il ‘Messale Romano per le diocesi dello Zaire’”, edito dalla LEV, il Pontefice riflette sull'inculturazione della liturgia: deve toccare il cuore di chi vive nella Chiesa locale

Debora Donnini – Città del Vaticano

Il rito zairese del Messale Romano è “finora l’unico rito inculturato della Chiesa latina approvato dopo il Concilio Vaticano II” e “questo processo di inculturazione liturgica in Congo è un invito a valorizzare i diversi doni dello Spirito Santo, che sono una ricchezza per tutta l’umanità”. Lo sottolinea il Papa nella prefazione al testo, che viene presentato nel pomeriggio, il cui intento è proprio quello di conoscere in modo approfondito i diversi aspetti del "Messale Romano per le diocesi dello Zaire", approvato nel 1988 dalla Congregazione per il Culto Divino. Edito dalla Libreria Editrice Vaticana e curato da Rita Mboshu Kongo, delle Figlie di Maria Santissima Corredentrice e docente di Teologia spirituale e formazione alla vita consacrata presso la Pontificia Università Urbaniana, il testo porta il suo contributo assieme a quelli di Maurizio Gronchi, Jean-Pierre Sieme Lasoul, Oliver Ndondo e Silvina Perez. L'approdo in libreria sarà il 9 dicembre.

 

Inculturazione senza stravolgere la natura del Messale Romano

Nel primo anniversario dell’Eucaristia celebrata dal Papa in rito zairese per i 25 anni dalla nascita della Cappellania cattolica congolese di Roma, viene dunque presentato questo volume che in appendice ha anche il Rituale di questa Messa e alcune immagini della cerimonia. “Papa Francesco e il ‘Messale Romano per le Diocesi dello Zaire’” ha come sottotitolo “Un rito promettente per altre culture”. Un “esempio di inculturazione liturgica”, scrive il Papa, che si richiama anche a Querida Amazonia  in cui è detto esplicitamente di “raccogliere nella liturgia molti elementi propri dell’esperienza degli indigeni nel loro intimo contatto con la natura e stimolare espressioni native in canti, danze, riti, gesti e simboli”. “Già il Concilio Vaticano II aveva richiesto questo sforzo di inculturazione della liturgia nei popoli indigeni, ma sono trascorsi più di cinquant’anni e abbiamo fatto pochi progressi in questa direzione”, notava sempre l’Esortazione Apostolica postsinodale del 2020. Per Papa Francesco, dunque, “il caso del rito zairese suggerisce una via promettente anche per l’eventuale elaborazione di un rito amazzonico, in quanto vengono recepite le esigenze culturali di una determinata area del contesto africano, senza stravolgere la natura del Messale Romano, a garanzia della continuità con la tradizione antica e universale della Chiesa”. E il Papa spera quindi che questo lavoro “possa aiutare a camminare in questa direzione”.

Una celebrazione gioiosa luogo di incontro con Gesù

Nella prefazione il Papa sottolinea come nella celebrazione secondo il rito zairese, “vibra una cultura e una spiritualità animata da canti religiosi a ritmo africano, il suono dei tamburi e altri strumenti musicali che costituiscono un vero progresso nel radicamento del messaggio cristiano nell’anima congolese”. Si tratta di “una celebrazione gioiosa” e di “un vero luogo di incontro con Gesù”, nota citando, più volte, la Evangelii gaudium.

A proposito, dunque, dell’importanza dell’inculturazione, il Papa rimarca che “ogni popolo dopo avere fatto l’esperienza personale dell’incontro trasformante con Cristo, cerca di invocare Dio, che si è rivelato attraverso Gesù Cristo con le sue parole, con il suo linguaggio religioso, poetico, metaforico, simbolico e narrativo”. Ed è proprio “in questa dinamica che la Conferenza episcopale del Congo ha forgiato una personalità propria volendo pregare Dio, non per procura o con parole prese in prestito da altri, ma assumendo tutta la specificità spirituale e socio-culturale del popolo congolese, con le sue trasformazioni”.

La Chiesa e la bellezza di un volto pluriforme

Nel volume, poi, vi è un richiamo alla necessità di andare a qualcosa che tocchi “il mondo culturale delle persone” perché “la liturgia - evidenzia Francesco - deve toccare il cuore dei membri della Chiesa locale ed essere suggestiva”. Sempre richiamandosi all’Esortazione Apostolica sull’annuncio del Vangelo nel mondo attuale - ritenuta testo programmatico del Pontificato – il Papa ricorda che “il cristianesimo non dispone di un unico modello culturale”, ma “restando pienamente se stesso, nella totale fedeltà all’annuncio evangelico e alla tradizione ecclesiale, esso porterà anche il volto delle tante culture e dei tanti popoli in cui è accolto e radicato”. Quindi, nei diversi popoli che sperimentano il dono di Dio secondo la propria cultura “la Chiesa - evidenzia Francesco - esprime la sua autentica cattolicità” e mostra “la bellezza di questo volto pluriforme”. E “lo Spirito Santo abbellisce la Chiesa mostrandole nuovi aspetti della Rivelazione e regalandole un volto nuovo”.

01 dicembre 2020, 09:00