Cerca

Vatican News
Papa Francesco partecipa ad un incontro interreligioso Papa Francesco partecipa ad un incontro interreligioso   (Vatican Media) La nota

Fratelli, perché Dio è Padre

Il punto sull’attività del Papa e della Santa Sede. Francesco ha presieduto stamane la Messa a Santa Marta. Videomessaggio e tweet nel primo anniversario della firma ad Abu Dhabi del Documento sulla fratellanza umana. Ieri sera il Messaggio del Papa per l'apertura delle celebrazioni dei 150 anni di Roma capitale

Sergio Centofanti – Città del Vaticano

Dio piange per i figli che soffrono, perché è Padre. Il Papa ne ha parlato nella Messa a Santa Marta commentando il dolore straziante di Davide per la morte di Assalonne, il figlio ribelle che lo aveva combattuto per salire sul suo trono. Invece di fare festa per l’uccisione di chi gli faceva guerra, Davide piange perché avrebbe preferito morire al posto del figlio. “Questo pianto di Davide - osserva il Papa - è un fatto storico ma è anche una profezia. Ci fa vedere il cuore di Dio, cosa fa il Signore con noi quando ci allontaniamo da Lui, cosa fa il Signore quando noi distruggiamo noi stessi con il peccato, disorientati, perduti. Il Signore è padre e mai rinnega questa paternità … È tanto grande l’amore di padre che Dio ha per noi che è morto al nostro posto. Si è fatto uomo ed è morto per noi”. Il Papa invita a guardare la Croce, lì dove Dio ha vinto il peccato del mondo: noi incontriamo quel pianto di Dio quando andiamo a confessare i nostri peccati. La Confessione non è come “andare alla tintoria” a togliere una macchia, ma “è andare dal padre che piange per me, perché è padre”.

Se Dio è Padre, noi siamo fratelli. Francesco ha ricordato in un videomessaggio il Documento sulla fratellanza umana, firmato un anno fa ad Abu Dhabi insieme al Grande Imam di Al-Azhar: “Oggi celebriamo il primo anniversario di questo grande evento umanitario, sperando in un futuro migliore per l’umanità, un futuro libero dall’odio, dal rancore, dall’estremismo e dal terrorismo, in cui prevalgano i valori della pace, dell’amore e della fratellanza”. Francesco saluta “tutte le persone che nell’umanità aiutano i loro fratelli poveri, ammalati, perseguitati e deboli senza badare alla religione, al colore, alla razza a cui appartengono”, uomini e donne “che in questo mondo incarnano l’amore attraverso azioni e sacrifici compiuti per il bene degli altri” per quanto siano diversi per religione o per appartenenza etnica e culturale. In un tweet, sempre oggi, afferma che la Dichiarazione di Abu Dhabi “ha scritto una nuova pagina nel dialogo fra le religioni e le persone di buona volontà”. Il Documento è un impegno forte che richiama ogni credente “a vedere nell’altro un fratello da sostenere e da amare” e a non usare mai “il nome di Dio” per uccidere. Il Papa e il Grande Imam ricordano che “la libertà è un diritto di ogni persona: ciascuno gode della libertà di credo, di pensiero, di espressione e di azione. Il pluralismo e le diversità di religione, di colore, di sesso, di razza e di lingua sono una sapiente volontà divina”. Per questo si condanna il fatto di “costringere la gente ad aderire a una certa religione o a una certa cultura, come pure di imporre uno stile di civiltà che gli altri non accettano”. Il Documento, inoltre, definisce “un’indispensabile necessità riconoscere il diritto della donna all’istruzione, al lavoro, all’esercizio dei propri diritti politici”, cercando di “liberarla dalle pressioni storiche e sociali contrarie ai principi della propria fede e della propria dignità”. C’è ancora molto da fare sulla via della fraternità, perché l’egoismo è nel cuore dell’uomo, ma ci sono eventi importanti che, come segni dei tempi, tracciano cammini nuovi nella storia dell’umanità.

La fraternità universale è un valore che il cristianesimo sta diffondendo da 2000 anni nella storia e nelle culture di ogni popolo. C’è chi ha maggiore responsabilità in quest’opera di promozione della fratellanza. “Roma vivrà la sua vocazione universale, solo se diverrà sempre più una città fraterna”: lo ha affermato il Papa nel messaggio letto ieri all'apertura delle celebrazioni dei 150 anni di Roma capitale d’Italia. Una città fraterna, universale, inclusiva, aperta al mondo. “Nel panorama internazionale, carico di conflittualità - sottolinea Francesco - Roma potrà essere una città d’incontro”, non solo “una città di una bellezza unica” ma “una grande risorsa dell’umanità”. Commentando la proclamazione di Roma a capitale, cita il cardinale Montini che lo definì un evento provvidenziale, anche se a quel tempo “suscitò polemiche e problemi” perché “parve un crollo … per il dominio territoriale pontificio”, ma “cambiò Roma, l’Italia e la stessa Chiesa: iniziava una nuova storia”. Nel suo messaggio ricorda tre momenti della storia di Roma. Innanzitutto l’occupazione nazista della città, tra il 1943 e il 1944, con “la terribile caccia per deportare gli ebrei. Fu la Shoah vissuta a Roma. Allora, la Chiesa - ha osservato Francesco - fu uno spazio di asilo per i perseguitati: caddero antiche barriere e dolorose distanze”. Da quei tempi difficili - scrive - traiamo “la lezione dell’imperitura fraternità tra Chiesa cattolica e Comunità ebraica”. Ricorda poi gli anni del Concilio Vaticano II, dal 1962 al 1965, quando la città “brillò come spazio universale, cattolico, ecumenico. Divenne città universale di dialogo ecumenico e interreligioso, di pace”. Il terzo momento che il Papa ricorda è il cosiddetto convegno sui “mali di Roma” del febbraio 1974, voluto dall’allora cardinale vicario Ugo Poletti: “In partecipate assemblee di popolo, ci si pose in ascolto dell’attesa dei poveri e delle periferie. Lì, si trattò di universalità, ma nel senso dell’inclusione dei periferici. La città deve essere la casa di tutti. È una responsabilità anche oggi: le odierne periferie - sottolinea il Papa - sono segnate da troppe miserie, abitate da grandi solitudini e povere di reti sociali”. La fraternità è vicinanza concreta a chi ha più bisogno.

04 febbraio 2020, 16:15