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Francesco ai membri della Rota Romana: custodite le coppie cristiane

Come Aquila e Priscilla la Chiesa oggi ha bisogno di coniugi cristiani che siano testimoni coerenti del Vangelo. Il Papa riceve in Sala Clementina i giudici e gli avvocati del Tribunale Apostolico e invita i pastori a difendere il matrimonio da ideologie e particolarismi

Cecilia Seppia – Città del Vaticano

Sposi evangelizzatori, in movimento e in ascolto dello Spirito Santo, maestri di prossimità e gratuità, sposi testimoni capaci di essere lievito. Così Francesco inaugura l’Anno giudiziario, davanti ai membri del Tribunale Apostolico della Rota Romana, presentando Aquila e Priscilla, descritti negli Atti degli Apostoli, come un modello santo di vita coniugale.

E’ quello di cui avrebbero bisogno le nostre parrocchie, soprattutto nelle zone urbane nelle quali il parroco e i suoi collaboratori clerici mai potranno avere tempo e forza per raggiungere fedeli che, pur dichiarandosi cristiani, restano assenti dalla frequenza dei sacramenti e ignari – o quasi – della conoscenza di Cristo.

Prossimità e gratuità

Aquila e Priscilla, afferma il Papa, “evangelizzavano essendo maestri della passione per il Signore e per il Vangelo”, una passione del cuore che non si traduce in parole vuote ma in gesti concreti di prossimità e vicinanza ai fratelli più bisognosi, di accoglienza, di cura e gratuità, capisaldi della Riforma del Processo matrimoniale voluta dal Pontefice. Ed è a questo punto che Bergoglio interpella i giudici presenti e domanda loro se nel giudicare siano stati prossimi al cuore della gente, se abbiano aperto il cuore alla gratuità o piuttosto siano stati presi da interessi economici e commerciali e tuona: “Il giudizio di Dio, sarà molto forte su questo”.

Scuotere dal sonno

Non lasciare gli sposi ai margini della pastorale cristiana, perché essa non sia pastorale d’elite che dimentica il popolo, piuttosto essere pastori che ascoltano il gregge, che si pongano accanto, che imparino la lingua della gente e siano in grado di affiancare le persone lungo le notti e nelle loro solitudini, inquietudine e fallimenti: è questo che il Papa chiede ai pastori, ai vescovi, ai parroci e persino ai giudici, di amare, come fece l’Apostolo Paolo, coppie di sposi missionari disponibili a raggiungere piazze e palazzi e città dove ancora non penetra la luce di Cristo.

… Sposi cristiani che abbiano l’ardire di scuotere il sonno, come fecero Aquila e Priscilla, capaci di essere agenti non diciamo in modo autonomo, ma certo carichi di coraggio fino al punto di svegliare dal torpore e dal sonno i pastori, forse troppo fermi o bloccati dalla filosofia del piccolo circolo dei perfetti. Il Signore è venuto a cercare i peccatori, non i perfetti.

Custodire il matrimonio da ideologie

Ai pastori, consegna anche il compito di illuminare e guidare le sante coppie cristiane, di dare loro visibilità, di farne soggetti di una nuova capacità nel vivere il matrimonio e di custodirle affinché non cadano nella rete delle ideologie, che minano la solidità del sacramento.

Occorre vigilare perché non cadano nel pericolo del particolarismo scegliendo di vivere in gruppi prescelti; al contrario, occorre aprirsi all’universalità della salvezza. Infatti, se siamo grati a Dio per la presenza della Chiesa, di movimenti e associazioni che non trascurano la formazione di sposi cristiani, d’altronde si deve con forza affermare che la parrocchia è, per sé, il luogo ecclesiale dell’annuncio e della testimonianza perché è in quel contesto territoriale che già vivono sposi cristiani, degni di far luce, i quali possano essere testimoni attivi della bellezza e dell’amore coniugale e familiare.

Tornare alle radici

Di coppie di sposi in movimento, insiste il Santo Padre, ha bisogno oggi il mondo ripartendo però idealmente dalle radici del cristianesimo, lì dove la Chiesa “fu spoglia di ogni umano potere, fu povera, fu umile, fu pia, fu oppressa, fu eroica” e ristabilendo il primato dello Spirito Santo, vero autore e motore dell’evangelizzazione, che se non invocato, rimane sconosciuto e assente. Il Papa in concreto esorta a  vivere le proprie parrocchie come un “territorio giuridico-salvifico”, casa tra le case, famiglia di famiglie, Chiesa povera per i poveri, catena di sposi entusiasti e innamorati del Risorto, come Aquila e Priscillla, capaci di una nuova rivoluzione della tenerezza e dell’amore, mai appagati, mai stanchi, mai ripiegati su se stessi.

Dobbiamo essere convinti, e vorrei dire sicuri, che nella Chiesa simili coppie di sposi sono già un dono di Dio e non per nostro merito: per il fatto che sono frutto dell’azione dello Spirito, che mai abbandona la Chiesa. Piuttosto, lo Spirito si attende l’ardore da parte dei pastori affinché non venga spenta la luce che queste coppie diffondono nelle periferie del mondo.

Non rassegnarsi ad essere Chiesa di pochi

Di Aquila e Priscilla - conclude il Pontefice - colpisce ancora la testimonianza e non certo il proselitismo, attira il loro essere lievito non isolato che “muore per diventare massa”, perché la Chiesa non è e non può essere fatta di pochi. Perciò il richiamo  finale di Francesco muove proprio da qui:

Cari Giudici della Rota Romana, il buio della fede o il deserto della fede che le vostre decisioni a partire già da un ventennio hanno denunciato come possibile circostanza causale della nullità del consenso, offrono a me, come già al mio predecessore Papa Benedetto XVI, il motivo di un grave e pressante invito ai figli della Chiesa nell’epoca che viviamo, a sentirsi tutti e singoli chiamati a consegnare al futuro la bellezza della famiglia cristiana. La Chiesa necessita di coppie di sposi come Aquila e Priscilla, che parlino e vivano con l’autorità del battesimo, che non consiste nel comandare e farsi sentire, ma nell’essere coerenti, essere testimoni e per questo essere compagni di strada nella via del Signore

25 gennaio 2020, 12:41