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Francesco compie 83 anni, auguri e affetto da tutto il mondo

È il settimo compleanno che festeggia da Papa. Da ogni parte arrivano in queste ore messaggi e offerte di preghiere

Cecilia Seppia – Città del Vaticano

E’ un mese importante per Papa Francesco che nel giro di pochi giorni si è trovato a festeggiare i 50 anni di sacerdozio, lo scorso 13 dicembre, e oggi gli 83 anni di vita che ancora non rallentano la sua corsa verso l’annuncio del Vangelo. Il mondo intero lo sta celebrando con affetto travolgente. Migliaia le mail inviate dai fedeli all’indirizzo di posta elettronica messo a disposizione per l’occasione, altrettante le letterine dei bambini. Milioni di persone invece hanno scelto i social network per fargli giungere il loro pensiero anche solo con un commento sotto una sua foto pubblicata su Franciscus, l’account ufficiale di Instagram.  Innumerevoli i messaggi dei grandi della terra e dei leader religiosi. Puntuale è arrivato quello del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che scrive:  "L'incessante attività pastorale di Vostra Santità - coronamento di cinquant'anni di generoso servizio sacerdotale - continua a sollecitare i popoli e le nazioni a superare le divisioni, a preservare la pace, a impegnarsi nel dialogo e nell'approfondimento delle ragioni dell'altro, a tutelare il pianeta gestendone saggiamente le risorse. Un appello, Padre Santo, che ha toccato le coscienze di credenti e non credenti, ravvivando l'impegno a costruire quotidianamente, con scelte responsabili e lungimiranti, un futuro migliore a beneficio dell'intera umanità". Tra i doni più graditi, senza dubbio, la risposta mondiale alle sue costanti richieste di preghiera per il suo magistero e per quella “vecchiaia”, sede di saggezza, che durante la Messa coi cardinali del 17 dicembre 2016, auspicava che fosse “tranquilla, religiosa, feconda e gioiosa”.

Il disegno dello Spirito

Quello di oggi è il settimo compleanno che Francesco festeggia tra le Mura Leonine ma molti ne ha trascorsi Oltreoceano. Jorge Mario Bergoglio nasce a Buenos Aires, in Argentina nel 1936. Figlio di emigranti piemontesi, ha una passione per la musica, l’Opera in particolare, che segue alla radio il sabato mattina con mamma Regina e i suoi fratelli, e nel sangue l’amore per il calcio, anche se nelle partite con gli amici finisce spesso in porta, ruolo che viene assegnato ai “pata dura”, a quelli cioè che calcisticamente parlando, lo spiegherà più tardi lui stesso, “non hanno il piede educato”. Studia sodo, impara vari mestieri e poi si diploma come tecnico chimico, ma l’orizzonte della sua vita è un altro: consacrarsi a Dio e mettersi al servizio della gente, così nel 1958 entra in seminario e sceglie di svolgere il noviziato tra i Padri gesuiti. È in questo periodo che un’infermiera, suor Cornelia Caraglio, gli salva la vita convincendo un dottore a somministrare la giusta dose di antibiotico per curare una polmonite. Un intervento umano senz’altro, suggerito però da quello Spirito che già lo vedeva Successore di Pietro.

Il sacerdozio

Nel 1969 viene ordinato sacerdote. In quel giorno la nonna Rosa gli consegna una lettera, rivolta a tutti i suoi nipoti, che il giovane Jorge Mario custodisce nel breviario: “Abbiate una vita lunga e felice. Però se in qualche giorno il dolore, la malattia o la perdita di una persona amata vi colmeranno di sconforto, ricordatevi che un sospiro dinanzi al Tabernacolo, dove sta il martire più grande e augusto, e un’occhiata a Maria, che si trova ai piedi della croce, potrà far cadere una goccia di balsamo sulle ferite più profonde e dolorose”. Nel 1973 viene nominato provinciale dei Gesuiti dell’Argentina. Nel 1992 riceve l’ordinazione episcopale e il 28 febbraio 1998, è nominato arcivescovo di Buenos Aires, primate di Argentina. Nel Concistoro del 21 febbraio 2001, Giovanni Paolo II lo crea cardinale. “Questa mattina - affermava in quella occasione Papa Wojtyła - la Roma ‘cattolica’ si stringe attorno ai nuovi cardinali in un abbraccio caloroso, nella consapevolezza che si sta scrivendo un’altra pagina significativa della sua storia bimillenaria”.

Jorge Mario Bergoglio diventa Papa

È il preludio a un altro evento destinato a lasciare il segno: il 13 marzo del 2013 Jorge Mario Bergoglio diventa il Papa dei primati: il primo giunto dalle Americhe, il primo gesuita, il primo a scegliere il nome di Francesco, come il Santo di Assisi che aveva per “amici” i poveri, gli ultimi, i malati, le creature della Terra, sorella Luna e Fratello Sole e a cuore la pace tra gli uomini e le nazioni. Quegli stessi “amici” che ispireranno le parole e i gesti del suo Pontificato.

Il giorno del suo compleanno il Papa continua a servire la Chiesa dice il vescovo di Albano e segretario del Consiglio di Cardinali, monsignor Marcello Semeraro che affida al microfono di Federico Piana, i suoi auguri e la sua preghiera. “I compleanni, gli anniversari – afferma il presule – sono un’occasione per tornare ad immergersi nel mistero delle origini, là dove tutto è cominciato. Alcuni giorni fa il Papa lo ha fatto per il suo anniversario sacerdotale e oggi torna a farlo per l’anniversario della sua nascita: si tuffa di nuovo nel mistero della vita”.

Ascolta l'intervista a mons. Marcello Semeraro

Il Papa non esce dall’ordinarietà del suo impegno anche se è il suo compleanno. Per lui queste non sono giornate eccezionali ma rientrano nel cammino di servizio alla Chiesa. E’ così che egli vive questa giornata. Ma aggiungo un altro particolare. Più volte Papa Francesco ha raccomandato, nella preghiera dell’Angelus, di non dimenticare la data del proprio battesimo: quella del Santo Padre la ricorderemo il giorno di Natale. Data che anch’essa segna l’inizio di una vita e motivo di un’altra grande gioia.

Si sta per chiudere anche un anno intenso di pontificato. Dal suo punto di vista, che bilancio si sente di fare?

Un anno di ministero petrino è lungo da sintetizzare. Ma vorrei mettere in evidenza soprattutto un fatto che mi ha commosso: la firma del Documento sulla Fratellanza Umana universale ad Abu Dhabi. Un avvenimento che ha avuto effetti estremamente positivi, ed io ne sono testimone. Come vescovo di Albano ho presenziato, successivamente all’intesa di Abu Dhabi, alla firma di un documento interreligioso sul fine vita. Ebbene, il rappresentate della comunità islamica italiana ha citato l’azione di Papa Francesco e le sue parole a servizio della vita e della fratellanza universale. Frutti straordinari.

E poi c’è il recente Sinodo per l’Amazzonia…

Io ho avuto l’onore di partecipare ai lavori. In quell’occasione il Papa ha parlato di conversione ecologica, di conversione culturale. Ma ha poi affermato che tutto si concretizza nella conversione pastorale. Cioè rivedere la propria vita, tornare sulla retta via e ritrovarsi insieme nel servizio che la Chiesa è chiamata a rendere all’umanità.

 

17 dicembre 2019, 07:00