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Papa Francesco durante il messaggio Urbi et Orbi Papa Francesco durante il messaggio Urbi et Orbi  (Vatican Media) La nota

È apparsa la grazia di Dio

Papa Francesco nella veglia di Natale ci ricorda che “Dio continua ad amare ogni uomo, anche il peggiore”. E nel messaggio Urbi et Orbi invita a pregare per i tanti bambini che patiscono la guerra

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«È apparsa la grazia di Dio. Stanotte ci rendiamo conto che, mentre non eravamo all’altezza, Egli si è fatto per noi piccolezza; mentre andavamo per i fatti nostri, Egli è venuto tra noi. Natale ci ricorda che Dio continua ad amare ogni uomo, anche il peggiore». Nella notte di Natale, celebrando la veglia e la Messa, Francesco ci ha ricordato l’amore incondizionato del Dio che si fa piccolo, inerme, bambino, per attirarci a Lui. «Dio non ti ama perché pensi giusto e ti comporti bene; ti ama e basta - ha detto il Papa - Il suo amore è incondizionato, non dipende da te. Puoi avere idee sbagliate, puoi averne combinate di tutti i colori, ma il Signore non rinuncia a volerti bene… Nei nostri peccati continua ad amarci». A Betlemme Gesù nasce «povero di tutto, per conquistarci con la ricchezza del suo amore».

A mezzogiorno Francesco si è affacciato dalla Loggia centrale della Basilica di San Pietro per il tradizionale messaggio Urbi et Orbi, alla Città di Roma e al mondo intero. «Cristo sia luce per i tanti bambini che patiscono la guerra e i conflitti in Medio Oriente e in vari Paesi del mondo», ha detto, chiedendo che Gesù porti «conforto per l’amato popolo siriano» e a quello libanese, e sia luce per la Terra Santa dove tanti «aspettano giorni di pace, di sicurezza e di prosperità». Il Papa ha invocato consolazione per l’Iraq e per lo Yemen.

Francesco ha quindi pregato per tutto il Continente americano, attraversato da sommovimenti sociali e politici, «per la cara Ucraina», e per i popoli dell’Africa, «dove perdurano situazioni sociali e politiche che spesso costringono le persone ad emigrare, privandole di una casa e di una famiglia». Ha citato i conflitti nella Repubblica Democratica del Congo e i «perseguitati a causa della loro fede religiosa, specialmente i missionari e i fedeli rapiti, e a quanti cadono vittime di attacchi da parte di gruppi estremisti, soprattutto in Burkina Faso, Mali, Niger e Nigeria».

Ha chiesto che il Bambino di Betlemme «sia difesa e sostegno» per quanti «devono emigrare nella speranza di una vita sicura», attraversando «deserti e mari, trasformati in cimiteri», costretti «a subire abusi indicibili, schiavitù di ogni tipo e torture in campi di detenzione disumani». «L’Emmanuele sia luce per tutta l’umanità ferita - ha concluso Francesco - Sciolga il nostro cuore spesso indurito ed egoista e ci renda strumenti del suo amore».

Alle ore 10 di mattina del giorno di Natale, Papa Francesco, il Primate anglicano Justin Welby e il reverendo John Chalmers, già moderatore della Chiesa presbiteriana di Scozia, hanno inviato un messaggio congiunto ai leader politici del Sud Sudan, in cui li invitano ad un rinnovato impegno nel cammino della riconciliazione e della fraternità, affinché finalmente si renda possibile la loro visita al caro Paese.

Vatican News, nel giorno di Natale, ha ripubblicato una meditazione scritta a Gerusalemme nel 2006 dal cardinale Carlo Maria Martini e dedicata alla semplicità della fede nel Dio che si fa Bambino e che contempliamo nel presepe: «Può bastare poco per credere se il cuore è disponibile e se si dà ascolto allo Spirito... Se siamo così semplici e disponibili alla grazia, entriamo nel numero di coloro cui è donato di proclamare quelle verità essenziali che illuminano l’esistenza e ci permettono di toccare con mano il mistero manifestato dal Verbo fatto carne. Sperimentiamo come la gioia perfetta è possibile anche in questo mondo, nonostante le sofferenze e i dolori di ogni giorno».

25 dicembre 2019, 12:20