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Il cardinale Stella: il Papa insegna a essere persone di contemplazione e di azione

Nel giorno del 50.mo anniversario dell’ordinazione sacerdotale di Papa Francesco, intervista con il cardinale Beniamino Stella, prefetto della Congregazione del Clero

Amedeo Lomonaco e Manuella Affejee - Città del Vaticano

È il 13 dicembre 1969: Jorge Mario Bergoglio, pochi giorni prima del suo 33.mo compleanno, viene ordinato sacerdote. Sono passati 50 anni da quel giorno che è il primo significativo passo di un intenso ministero al servizio di Dio e del suo popolo. Il prefetto della Congregazione per il Clero, cardinale Beniamino Stella, sottolinea al microfono di Manuella Affejee che pregare per il Papa è un dovere da prendere sul serio:

Ascolta l'intervista al cardinale Stella

Dal primo giorno del suo Pontificato, Papa Francesco non smette di esortare i fedeli a pregare per lui…

R. – L’ha sempre fatto: io credo che non ci sia un’occasione nella quale il Papa si sia dimenticato. È come un’idea profonda del suo cuore. Io penso che sia questo senso di responsabilità davanti a Dio, davanti alla Chiesa; questo sentirsi parte di una grande famiglia. È un po’ come il padre che dice: “tenetemi nel cuore, portatemi davanti al Signore”. È questa relazione profonda che il Papa sente verso la Chiesa.

Nello scorso mese di settembre, rivolgendosi ai gesuiti del Mozambico e del Madagascar, il Papa ha detto che solo la preghiera del suo popolo può aiutare il Pontefice. Cosa vuol dire questa frase?

R. – Io penso che spesso il Papa senta un po’ il peso di questa croce - chiamiamola così - perché l’esercizio dell’autorità petrina è anche una croce. Credo che il Papa senta questo grande peso. E, qualche volta, si ha proprio la sensazione che non sia solo una croce, ma ci siano dietro, nell’occulto, le forze del male che possono anche tentare il Papa, assediarlo, portarlo nell’oscurità, fargli sentire talvolta la solitudine, la stanchezza … Penso che il Papa senta anche la debolezza di fronte a questo peso grande e a questa estrema pressione di queste forze del male.

Cosa può dare la nostra preghiera al Papa?

R. – Penso che, innanzitutto, porti la grazia di Dio. Sono tante le persone che pregano per lui. Dio è vicino al Papa, Dio lo aiuta, Dio lo sostiene; il cuore di Gesù è vicino al cuore del Papa.

È un dovere per ogni cattolico pregare per il Papa?

R. – Sì, è un dovere. Ma un dovere che dobbiamo veramente prendere sul serio. Noi sacerdoti lo ricordiamo tutti i giorni nella Messa. È un momento in cui io, personalmente, me lo vedo davanti, con il suo volto, con il suo abito e con il suo nome. È un dovere non solo dei vescovi, ma anche di tutti i sacerdoti. Io non posso pensare che ci sia un sacerdote che non prega, soprattutto che non menzioni il Papa.

Cosa si deve chiedere al Signore per il Papa?

R. – Innanzitutto, io chiederei al Signore che dia al Papa serenità soprattutto nella notte, perché possa riposarsi bene. Abbiamo bisogno di sentire vivo lo sguardo del Papa, di vederlo sorridente nonostante il peso, nonostante la fatica.

Il Papa festeggia, a pochi giorni di intervallo, il compleanno e l’anniversario del sacerdozio. Quali sono i pilastri della sua vita sacerdotale e cosa Francesco vorrebbe lasciare in eredità ai preti del mondo intero?

R.- È un Papa che prega, che vive in mezzo al suo popolo. È un Papa con disciplina personale. Questo io lo ricordo spesso anche ai sacerdoti, perché oggi le esigenze del ministero ci devono portare in mezzo alla gente. Ma dobbiamo sapere veramente mettere insieme preghiera, contemplazione e presenza in mezzo al popolo. Direi che il Papa ci insegna queste dimensioni della vita sacerdotale. Ci insegna ad essere uomini di contemplazione e uomini di azione.

13 dicembre 2019, 13:43