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Francesco: ascoltare il grido dell’Iraq, cercare soluzioni a sfide e problemi

All’udienza generale in Piazza San Pietro, Papa Francesco prega per la pace in Iraq, scosso nelle ultime settimane da manifestazioni di protesta contro la corruzione e la disoccupazione, con morti e feriti. Il Pontefice esorta autorità e comunità internazionale a percorrere la via del dialogo, dopo anni di guerra e violenza. Intervista di Vatican News a monsignor Shlemon Warduni, vescovo ausiliare emerito di Baghdad dei caldei e presidente di Caritas Iraq

Giada Aquilino - Città del Vaticano

Una vita “degna e tranquilla”, dialogo, riconciliazione e giuste soluzioni per giungere a pace e stabilità in tutto l’Iraq. È quanto chiede Papa Francesco, al termine dell’udienza generale in Piazza San Pietro.

Manifestazioni di protesta

Il Pontefice pensa all’ “amato” Paese dove - ricorda - le manifestazioni di protesta, cominciate a inizio ottobre contro la corruzione e la disoccupazione diffusa, hanno causato numerosi morti e feriti: sarebbero più di 250 i manifestanti uccisi a Baghdad e nelle città del sud del Paese (Ascolta il servizio con la voce del Papa).

Mentre esprimo cordoglio per le vittime e vicinanza alle loro famiglie e ai feriti, invito le Autorità ad ascoltare il grido della popolazione che chiede una vita degna e tranquilla. Esorto tutti gli iracheni, con il sostegno della comunità internazionale, a percorrere la via del dialogo e della riconciliazione e a cercare le giuste soluzioni alle sfide e ai problemi del Paese. Prego affinché quel popolo martoriato possa trovare pace e stabilità dopo tanti anni di guerra e di violenza, dove ha sofferto tanto.

Il rapporto dell’Onu

Un rapporto dell’Onu parla di diritti umani “calpestati'”, con l’uccisione deliberata di manifestanti disarmati e l’uso eccessivo della forza da parte delle unità schierate per gestire le proteste in Iraq, con i dimostranti che - sfidando il coprifuoco notturno - denunciano tra l’altro una corruzione colpevole di aver ufficialmente inghiottito 410 miliardi di euro di fondi pubblici. Il documento della Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Iraq solleva inoltre preoccupazioni circa l'uso diffuso di limitare le informazioni disponibili sulle dimostrazioni e denuncia arresti arbitrari, minacce e molestie. “Il clima di intimidazione e paura è indegno del potenziale iracheno come società aperta e democratica”, sottolinea il rapporto ricordando che “l'Iraq ha fatto molta strada” ed è dunque "essenziale non mettere a repentaglio i risultati ottenuti". L'Onu invita quindi a mettere in atto misure concrete per consentire manifestazioni pacifiche, proteggendo “coloro che partecipano alle proteste” ed invitando il governo di Baghdad ad adottate ulteriori disposizioni per perseguire e punire i responsabili delle violenze e degli abusi.

Warduni: dove sono finite le ricchezze dell'Iraq?

Sulle parole del Papa, Vatican News ha intervistato monsignor Shlemon Warduni, vescovo ausiliare emerito di Baghdad dei caldei e presidente di Caritas Iraq.

L'intervista a monsignor Warduni

R. - Noi ringraziamo Sua Santità per queste parole che mostrano il vero amore di un padre verso i suoi figli. E anche noi preghiamo per il Papa, perché possa lavorare in questo mondo che davvero sembra non andare avanti.

Il Papa ha invitato autorità e comunità internazionale ad ascoltare il grido della popolazione. Qual è questo grido?

R. - Prima di tutto il grido è rivolto alle autorità irachene che devono pensare non solo ai propri interessi, alle proprie tasche, ma ai cittadini che sono maltrattati. Viene davvero da piangere di fronte alla situazione dei giovani nostri, degli operai nostri, dei bambini. Per questo anche la comunità internazionale dovrebbe pensare al rispetto dei diritti umani, guardando a questa povera gente che ha finito la scuola, che ha studiato ma che purtroppo alla fine continua a camminare a mani vuote.

Perché la popolazione da inizio ottobre sta scendendo in piazza nel Paese?

R. - È una questione di diritti, perché è arrivato il tempo di parlare: non c’è da mangiare, non c’è lavoro, c’è chi usufruisce dei beni degli iracheni e nessuno può dire nulla. Noi tutti siamo con questi giovani. Come è possibile che l’Iraq è così ricco e adesso si debba piangere per mangiare? Dov’è il denaro iracheno? Dov’è la ricchezza irachena? Dov’è l’oro nero (il petrolio, ndr)? Perciò noi ringraziamo il Santo Padre per le sue parole in favore di coloro che non hanno diritti e continuiamo a pregare Dio, perché la nostra vita è nelle mani del Signore. Noi lo gridiamo, perché abbiamo bisogno che tutto il mondo parli per il bene della popolazione.

(Ultimo aggiornamento: mercoledì 30 ottobre 2019, ore 13.20)

30 ottobre 2019, 10:16