Cerca

1572106340346.JPG

Sinodo, il Papa: il cuore è la diagnosi pastorale, culturale, ecologica e sociale

Papa Francesco chiude i lavori in aula del Sinodo per l’Amazzonia e invoca più “zelo apostolico” dei sacerdoti, per sostenere la pastorale nella Regione. Annuncia che riconvocherà “con nuovi membri” la Commissione per il diaconato femminile e spera di pubblicare “entro l’anno” l’Esortazione post sinodale

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

“Sarebbe bene che i giovani religiosi potessero per un anno andare nelle regioni limitrofe” e che “i giovani sacerdoti” che si formano “nel servizio diplomatico passino almeno un anno in terra di missione”, ma “non facendo il tirocinio nella nunziatura, come si fa adesso, ma al servizio del vescovo”. E riconvocherò la Commissione di studio sul diaconato femminile, aprendola “con nuovi membri per continuare a studiare, per vedere come esisteva nella Chiesa primitiva il diaconato permanente”. Una proposta e una decisione che Papa Francesco comunica nel discorso in spagnolo, senza testo preparato, col quale chiude i lavori in aula del Sinodo speciale per la Regione Panamazzonica.

Il prossimo Sinodo potrebbe essere sulla sinodalità

Il Papa informa che vorrebbe riuscire a pubblicare “prima della fine dell’anno, in modo che non passi troppo tempo”, l’Esortazione post sinodale. “Tutto dipende - spiega -  dal tempo che avrò per poter pensare”. E che il tema “che abbiamo votato in maggioranza per il prossimo Sinodo è il tema della sinodalità. Io sto riflettendo e pensando su questo tema, ma certamente posso dire che abbiamo camminato molto”, ma dobbiamo camminare di più “su questo cammino della sinodalità”. Perché discernere “significa ascoltare, incorporare la ricca tradizione della Chiesa nei momenti congiunturali”.

Dimensione culturale: l'inculturazione è tradizione della Chiesa

Quasi a commentare il documento che è stato appena votato, e che Francesco vuole sia reso pubblico, con le votazioni su ogni paragrafo, il Papa riassume il lavoro delle tre settimane di Sinodo in quattro dimensioni: culturale, ecologica, sociale e pastorale, che le comprende tutte “ed è la principale”. Sulla prima, si dice “contento di quello che è stato detto a questo proposito: cioè, la tradizione della Chiesa è proprio l’inculturazione”.

Dimensione ecologica: no allo sfruttamento compulsivo

Sulla dimensione ecologica, il Pontefice sottolinea che “si è reso omaggio a uno dei pionieri di questa coscienza della Chiesa, il Patriarca Bartolomeo di Costantinopoli”, che ha aperto il cammino proseguito con Parigi e poi con la Laudato si'. “Questa coscienza ecologica” spiega, oggi “denuncia un cammino di sfruttamento compulsivo” e questo “è un simbolo”. Ricorda che questa dimensione “riguarda il futuro”, cita Greta Thunberg e i giovani che “sono usciti portando un cartello che diceva ‘il futuro è nostro’”, testimoni di una “consapevolezza del pericolo ecologico” che esiste non soltanto in Amazzonia, ma in Congo e anche in Argentina “nel Chaco, la zona impenetrabile”.

Dimensione sociale: no alla distruzione dell'identità culturale

Sulla dimensione sociale, Papa Francesco spiega che in Sinodo ha denunciato che in Amazzonia non si sfrutta in modo selvaggio solo il Creato, ma anche le persone, con “ogni tipo di ingiustizia, di distruzione, di sfruttamento di persone, a ogni livello, e di distruzione dell’identità culturale”. Denuncia che “la tratta è il più alto livello di corruzione per le persone a qualsiasi livello” e di distruzione dell’identità culturale.

Dimensione pastorale: permettere agli indigeni il cammino sacerdotale

La quarta dimensione “che comprende tutto, e direi che è la principale”, spiega il Papa, è la dimensione pastorale. “L’annuncio del Vangelo è urgente”, un Vangelo, chiarisce “inteso, assimilato e compreso da queste culture”, rafforzando quello che fanno “laici, sacerdoti, diaconi permanenti, religiosi e religiose” . “Si è parlato di nuovi ministeri, di cui aveva parlato anche Paolo VI” con creatività, dice Francesco “si può arrivare”. Ricorda che si è parlato con molta forza di seminari indigeni e ringrazia “il coraggio del cardinale O’Malley” perché “è una vera ingiustizia sociale che non si permetta di fatto agli aborigeni il cammino seminaristico e il cammino del sacerdozio”. Il Pontefice annuncia quindi di accogliere l’appello di richiamare la Commissione di studio sul diaconato femminile e “aprirla con nuovi membri per continuare a studiare”, perché “si era arrivati a un accordo tra tutti che non era chiaro”.

Per un anno, i giovani sacerdoti e diplomatici in terra di missione

Papa Francesco parla poi di “alcune cose che bisogna cambiare” emerse nel corso del Sinodo, perché “la Chiesa continua sempre a riformarsi”. Ricorda che in un circolo minore si è detto che manca lo zelo apostolico “nel clero della zona non-amazzonica, rispetto a quella amazzonica”. Spiega che bisogna formare “i giovani religiosi che hanno una grande vocazione, in questo zelo apostolico per andare alle frontiere”. E suggerisce di mandare questi giovani “per un anno nelle regioni limitrofe”, “e lo stesso vale nel servizio diplomatico della Santa Sede”, in modo che i giovani sacerdoti che si formano al servizio diplomatico “passino almeno un anno in terra di missione, al servizio di un vescovo”.

I "fidei donum" non si innamorino del "primo mondo"

Sempre riferendosi ai lavori, il Papa sottolinea che è stato detto che “c’è una grande quantità di sacerdoti nei Paesi del ‘primo mondo’, Stati Uniti ed Europa, e non ce n’è per mandare nella zona amazzonica di questi Paesi”. E parla dei “fidei donum interessati”, incontrati da vescovo a Buenos Aires: “avevo qualcuno che veniva per studiare, si è innamorato del luogo con tutto quello che offre il ‘primo mondo’, e non vuole tornare nella sua diocesi”. Un vescovo, per salvare la vocazione, cede, ma Francesco ringrazia “i veri sacerdoti fidei donum, che vengono in Europa dall’Africa, dall’Asia e dall’America ma che tornano come fidei donum” dopo essere stati per un periodo in Europa.

Il ruolo della donna nella Chiesa va oltre la funzione

Il Pontefice tocca poi il tema della donna. “Non ci rendiamo conto - dice - di quello che significa la donna nella Chiesa. Guardiamo soltanto la parte funzionale, che è importante”. “Ma il ruolo della donna nella Chiesa va ben oltre la funzionalità e di questo bisogna tenere conto”. Quindi Papa Francesco parla di riorganizzazione, e riconosce che la Rete ecclesiale panamazzonica, la Repam “deve avere maggiore consistenza” e “progredire nell’organizzazione di semi-conferenze episcopali: c’è una conferenza episcopale del Paese e poi c’è una semi-conferenza episcopale, parziale, di una zona”, come accade dappertutto, in Italia con le conferenze regionali. E propone che i paesi dell’Amazzonia abbiano “piccole conferenze episcopali amazzoniche che fanno parte di quella nazionale ma che lavorano poi separatamente”.

Rito amazzonico: non aver paura di custodire una vita speciale

Sul tema di un possibile “rito amazzonico” il Papa ricorda che le 23 Chiese con rito proprio che sono state citate nel documento “almeno 18, se non 19, sono Chiese sui iuris, che hanno incominciato da piccolissime”, per cui “non bisogna avere paura di organizzazioni che custodiscono una vita speciale: sempre con l’aiuto della Santa Madre Chiesa che è Madre di tutti, che aiuta in questo cammino per non separarci”. La Curia Romana infine, potrà dare il suo contributo, aprendo, come chiede il Documento, “una sezione amazzonica all’interno del Dicastero per la promozione umana integrale”.

Ai mass media: non ha perso nessuno, abbiamo vinto tutti

Francesco ringrazia infine la segreteria del Sinodo e tutti coloro che hanno lavorato nell’organizzazione, e chiede ai mass media, che ringrazia per il loro lavoro, che nella diffusione del Documento finale, “si attengano soprattutto alla parte della ‘diagnosi, che è la parte più forte”, diagnosi culturale, sociale, pastorale, diagnosi ecologica. E non si fermino a cercare cosa “hanno deciso sulla questione disciplinare” o non si domandino se “ha perso quel partito, quell’altro partito”.

Quell' elite cattolica "che guarda alle cosette e si dimentica del grande"

Questo anche perché “c’è sempre un gruppo di cristiani, di élite, ai quali piace porre come se fosse universale questo tipo di diagnosi, molto piccola, questo tipo di risoluzioni più disciplinari”. “No – dichiara con forza il Pontefice - abbiamo vinto tutti con la diagnosi fatta e noi continuiamo ad andare avanti nelle questioni pastorali e interecclesiastiche”. Queste élite, oggi, “soprattutto cattolica”, lamenta Papa Francesco “tiene alle cosette e che si dimentica del grande”. “Perché - e cita Peguy - non hanno il coraggio di impegnarsi nelle opzioni dell’uomo e nelle soluzioni di vita dell’uomo, si credono di lottare per Dio. Perché non amano nessuno, credono di amare Dio”.

Baldisseri: lavoriamo sulle buone pratiche

Il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo dei Vescovi, nel suo intervento in aula prima del discorso del Papa, ha ringraziato tutti coloro che hanno lavorato durante questo mese “nel quale – ha affermato – è stato ascoltato il grido dell’Amazzonia”. Come proposto ad inizio Sinodo, il cardinale ha spiegato che si stanno vagliando progetti in quattro Paesi per l’acquisto di titoli di rimboschimento. L’idea è di compensare le emissioni generate dai consumi di energia, acqua, dalla produzione di rifiuti con la riforestazione di 50 ettari di foresta amazzonica.

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

26 ottobre 2019, 20:36