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I Papi e il mondo della scuola

Da sempre i Papi hanno riservato particolare attenzione al mondo della scuola: il recente messaggio di Papa Francesco per il lancio del patto educativo riporta in primo piano le pronunce passate del Magistero che hanno ribadito con costanza la centralità della persona umana in ogni processo pedagogico. All’apertura del nuovo anno scolastico è un promemoria importante per insegnanti, genitori, educatori

Laura De Luca – Città del Vaticano

Proprio all’inizio dell’anno scolastico viene pubblicato il Messaggio di Papa Francesco per il lancio del patto educativo, necessario a fronte della rapidità delle evoluzioni tecnologiche. Scrive il papa:

"Ogni cambiamento, però, ha bisogno di un cammino educativo che coinvolga tutti. Per questo è necessario costruire un “villaggio dell’educazione” dove, nella diversità, si condivida l’impegno di generare una rete di relazioni umane e aperte. Un proverbio africano dice che “per educare un bambino serve un intero villaggio”. Ma dobbiamo costruirlo, questo villaggio, come condizione per educare".

Scrive Francesco ancora che alla base di questo patto educativo devono essere la persona, il coraggio di investire energie creative e il coraggio di formare persone disposte a mettersi al servizio.
E allora andiamo a leggere che cosa già diceva in questo senso Giovanni Paolo II all’Unione Cattolica degli Insegnanti Medi il 3 novembre 1979:

Ascolta Giovanni Paolo II

"Dire infatti “una scuola per l’uomo” significa toccare nel vivo una problematica di fondamentale importanza, che riguarda la stessa ragion d’essere della Scuola e l’intrinseca sua destinazione ad essere una struttura di servizio. (…) Voglio confidarvi, in proposito, che la riflessione sull’uomo e, prima ancora, un interesse peculiare e diretto per l’uomo concreto, per ogni singolo uomo – come creatura costituita in dignità naturale e soprannaturale, grazie alla convergente e provvidente azione di Dio Creatore e del Figlio Redentore – è per me un “habitus” mentale, che ho avuto da sempre, ma che ha 

Una scuola per l’uomo dunque. Ci tornerà Benedetto XVI. E come potrebbe non essere l’uomo al centro dell’educazione, come potrebbe essere diversamente? Così si rivolge ai partecipanti all’incontro con gli insegnanti della religione cattolica, il 25 aprile 2009…

Ascolta Benedetto XVI

"Porre al centro l’uomo creato ad immagine di Dio (cfr Gn 1,27) è, in effetti, ciò che contraddistingue quotidianamente il vostro lavoro, in unità d’intenti con altri educatori ed insegnanti. In occasione del Convegno ecclesiale di Verona, nell’ottobre 2006, io stesso ebbi modo di toccare la “questione fondamentale e decisiva” dell’educazione, indicando l’esigenza di “allargare gli spazi della nostra razionalità, riaprirla alle grandi questioni del vero e del bene, coniugare tra loro la teologia, la filosofia e le scienze, nel pieno rispetto dei loro metodi propri e della loro reciproca autonomia, ma anche nella consapevolezza dell’intrinseca unità che le tiene insieme”.

Un approccio trasversale dunque. Già nella sua Lettera alla diocesi e alla città di Roma sul compito urgente dell’educazione risalente al 21 gennaio 2008 Benedetto XVI scriveva:

"Educare però non è mai stato facile, e oggi sembra diventare sempre più difficile. Lo sanno bene i genitori, gli insegnanti, i sacerdoti e tutti coloro che hanno dirette responsabilità educative. Si parla perciò di una grande “emergenza educativa”, confermata dagli insuccessi a cui troppo spesso vanno incontro i nostri sforzi per formare persone solide, capaci di collaborare con gli altri e di dare un senso alla propria vita. Viene spontaneo, allora, incolpare le nuove generazioni, come se i bambini che nascono oggi fossero diversi da quelli che nascevano nel passato. Si parla inoltre di una “frattura fra le generazioni”, che certamente esiste e pesa, ma che è l’effetto, piuttosto che la causa, della mancata trasmissione di certezze e di valori".

Quanto a Paolo VI, sente l’esigenza di ringraziare gli insegnanti per il loro impegno in occasione della sua visita alla parrocchia san Pier Damiani di Roma il 27 febbraio 1972:

Ascolta Paolo VI

"Un saluto pieno di gratitudine e di ammirazione a voi insegnanti, a voi che dirigete un opera sempre così bella, originale e feconda come una scuola. Superfluo che io raccomandi a voi di amare la vostra scuola, ma lasciate che ve lo dica per confermare nel vostroanimo la vocazione della vostra professione , stare coi piccoli insegnare a parlare a pensare, a ridere, a diventare uomini e donne di questo paese. Grande cosa. … E io benedico il grande dono che voi fate, la grande missioneche voi esercitate. Di cuore vi saluto e vi benedico".

Ma anche i Papi sono stati bambini e l’imminenza della riapertura della scuola offre lo spunto a Giovanni Paolo I di fare un piccolo esame di coscienza, quasi un mea culpa, all’ Angelus del 17 settembre 1978…

Ascolta Giovanni Paolo I

"Gli insegnanti italiani hanno alle loro spalle dei casi classici di esemplare attaccamento e dedizione alla scuola. Giosuè Carducci era professore universitario a Bologna. Andò a Firenze per certe celebrazioni. Una sera si congedò dal ministro della pubblica istruzione. « Ma no, disse il ministro, resti anche domani ». « Eccellenza, non posso. Domani ho lezione all'università e i ragazzi mi aspettano ». « La dispenso io ». « Lei può dispensarmi, ma io non mi dispenso ». Il professor Carducci aveva veramente un alto senso sia della scuola, sia degli alunni. Era della razza di coloro che dicono: « Per insegnare il latino a John non basta conoscere il latino, ma bisogna anche conoscere e amare John ». E ancora: « Tanto vale la lezione quanto la preparazione ». Agli alunni delle elementari vorrei ricordare il loro amico Pinocchio: non quello che un giorno marinò la scuola per andare a vedere i burattini; ma quell'altro, il Pinocchio che prese il gusto alla scuola, tanto che durante l'intero anno scolastico, ogni giorno, in classe, fu il primo ad entrare e l'ultimo ad uscire. I miei auguri più affettuosi, però, vanno agli alunni delle scuole medie, specialmente superiori. Questi non hanno soltanto gli immediati problemi di scuola, ma c'è in distanza il loro dopo scuola. Sia in Italia, sia nelle altre nazioni del mondo, oggi: portoni spalancati per chi vuole entrare alle scuole medie e alle università; ma quando hanno il diploma o la laurea ed escono dalla scuola, ci sono soltanto piccoli, piccoli usciolini, e non trovano lavoro, e non possono sposarsi. Sono problemi che la società di oggi deve veramente studiare e cercare di risolvere.

Anche il Papa è stato alunno di queste scuole: ginnasio, liceo, università. Ma io pensavo soltanto alla gioventù e alla parrocchia. Nessuno è venuto a dirmi: « Tu diventerai Papa ». Oh! se me lo avessero detto! Se me lo avessero detto, avrei studiato di più, mi sarei preparato. Adesso invece sono vecchio, non c'è tempo. Ma voi, cari giovani, che studiate, voi siete veramente giovani, voi ce l'avete il tempo, avete la gioventù, la salute, la memoria, l'ingegno: cercate di sfruttare tutte queste cose. Dalle vostre scuole sta per uscire la classe dirigente di domani. Parecchi di voi diventeranno ministri, deputati, senatori, sindaci, assessori o anche ingegneri, primari, occuperete dei posti nella società. E oggi chi occupa un posto deve avere la competenza necessaria, bisogna prepararsi".

Ascolta la puntata de Le voci dei Papi su Radio Vaticana Italia dedicata al tema della scuola


 

20 settembre 2019, 13:25