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Papa alla Facoltà Teologica di Napoli. Decano: costruire insieme una società fraterna

Promotore della seconda visita del Papa a Napoli dopo quattro anni, padre Pino Di Luccio Decano della Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale, racconta a Vatican News come ha invitato Francesco, quale è la realtà dell'ateneo che lo accoglie e quale l'obiettivo dei due giorni di Convegno che il Papa conclude venerdì con il suo intervento sul tema "La Teologia dopo Veritatis gaudium nel contesto del Mediterraneo"

Gabriella Ceraso - Città del Vaticano

Tutto è nato nel novembre scorso da un colloquio avuto col Papa in Vaticano, ma nulla faceva pensare che Francesco avrebbe accettato di partecipare ad un Convegno in una Facoltà Teologica. Eppure così è stato e la scelta è legata a diversi fattori. A parlarne a Vatican News, quando mancano poche ore alla seconda visita di Francesco a Napoli, dopo quella del 2015, è padre Pino Di Luccio, Decano della sezione san Luigi affidata ai gesuiti, che, insieme alla sezione San Tommaso, facente capo invece all'arcivescovado, costituisce da cinquant'anni la Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale.

La sede che domina il Golfo dalla collina di Posillipo, con i suoi 60 professori e circa 400 studenti tra laici, membri del clero e religiosi, è piccola ma aspira a diventare un laboratorio nello spirito del Vaticano II. "Da anni infatti, questa facoltà - spiega il Decano - è impegnata, anche alla luce del magistero di Francesco, a elaborare una 'teologia contestuale' che discerne nell’interculturalità generata dalle migrazioni, i segni dei tempi nei quali si rivela l’attualità della Parola di Dio e la presenza vivente dello spirito di Gesù di Nazareth". Anche il convegno del 20 e del 21 giugno fa parte di questo percorso. 

Questo è sicuramente uno dei motivi che hanno spinto il Papa ad accettare l'invito, oltre al ruolo di avamposto dell'accoglienza -  come dice lo stesso Di Luccio -  che Napoli ha nel bacino del Mare Nostrum.

Al Convegno, alla presenza del Pontefice, sono attesi un migliaio di partecipanti per lo più alunni e studenti della Facoltà Pontificia, un gruppo dei quali poi saluterà personalmente Francesco che ripartirà intorno alle 15 dopo il pranzo con la comunità dei gesuiti e alcune rappresentanze dell'Ateneo. Tra i relatori e nel pubblico che ascolteranno l'intervento del Papa nel piazzale o nelle aule grazie a maxischermi, ci saranno anche studiosi provenienti da Bologna, Parigi, Madrid e Gerusalemme, a dimostrazione - spiega ancora padre Di Luccio - che "il dialogo inizia tra noi ed è via per elaborare insieme una teologia adatta al nuovo contesto del Mediterraneo":

Ascolta l'intervista a padre Pino Di Luccio

R. – Ho invitato il Santo Padre lo scorso novembre. Gli dissi anche che noi da alcuni anni ci stiamo impegnando ad elaborare una teologia adatta al nuovo contesto del Mediterraneo caratterizzato dal fenomeno della migrazione, dalla interculturalità, ma poi quando è arrivato l’annuncio ufficiale, allora è stata una sorpresa grandissima e una grandissima gioia.

Che cos’è la teologia del Mediterraneo?
R. – Un poco cerchiamo di mostrarlo anche con il programma dei due giorni di convegno, perché partiamo dall’analisi di alcune caratteristiche del nuovo contesto del Mediterraneo - l’immigrazione, l’interculturalità, le sfide che comportano e poi proponiamo, come soluzione alle tensioni che caratterizzano il nuovo contesto del Mediterraneo, la cultura del dialogo, il dialogo tra le religioni, il dialogo per mezzo dell’arte. La funzione del dialogo è proposta dal Santo Padre come via, come collaborazione comune per una condotta comune, per la conoscenza reciproca, questo, nel Documento di Abu Dhabi, ma poi anche nel proemio della Veritatis gaudium, il Santo Padre propone tra i criteri per riformare gli studi ecclesiastici e rinnovare la teologia, anche il dialogo. E dunque diventa una via per elaborare una teologia adatta al nuovo contesto del Mediterraneo. Noi, poi, cerchiamo di praticarla anche nel Convegno stesso come approfondimento del kerigma e come condizione per il lavoro interdisciplinare, il lavoro in rete perché, oltre ai docenti della nostra Facoltà, interverranno anche docenti e amici di altre università sia in Italia che all’estero, poi docenti musulmani, docenti ebrei con i quali noi da anni stiamo dialogando per formare studenti che siano ben preparati, anche aperti con creatività e intelligenza a costruire una società fraterna e tollerante.

Quindi sfide, soluzioni dal vostro punto di vista, ricche anche del magistero del Papa…
R. – Senz’altro. Per esempio, la scelta del Santo Padre di far precedere la sua partecipazione al convegno da una visita tra i terremotati di Camerino, ci fa capire che la teologia per Papa Francesco parte dal basso, non dalle biblioteche o dai centri che sono come torri d’avorio un po’ isolate dalla realtà ma parte proprio dalla condivisione della vita, dalle sofferenze delle persone per annunciare in questo contesto l’attualità della Parola di Dio e per conoscere da vicino in modo da studiare meglio, come dice lui, nella Veritatis gaudium, i problemi di portata epocale che investono oggi l’umanità, giungendo poi a proporre opportune e realistiche piste di risoluzione.

Il Papa convegnista che viene anche ad aprire o a mostrare orizzonti e prospettive. Cosa si aspetta a questo proposito?
R. - Mi aspetto che lui ci darà le indicazioni su come dovremo muoverci in collaborazione con tante università e centri di studio per costruire insieme -perché così si propone nel magistero di Papa Francesco la teologia - una società fraterna. Pensiamo che Il Santo Padre abbia accolto l’invito perché noi rappresentiamo tanti centri di teologia e da qui lui fa partire un messaggio che riguarda tante realtà diverse dove ci sono, come qui, docenti laici, gesuiti, sacerdoti, religiosi, che vogliono attualizzare la teologia nella vita concreta. Pensiamo che il Papa torni a Napoli anche perché Napoli ha un ruolo importante per il rinnovamento della teologia perché lui vede in questa città, che è un avamposto del Mediterraneo, una cultura che è caratterizzata dal dialogo e dall’accoglienza che sono un po’ il presupposto per l’inculturazione del Vangelo. E vede dunque in questa città un possibile laboratorio per una teologia nuova, adatta al contesto del Mediterraneo.

L’animo di questa Facoltà nel contesto di Napoli, quale è? 
R. - Questa è una facoltà che ha una storia molto lunga perché comincia nel 1552. La caratteristica è questa collaborazione tra diverse categorie di persone, sacerdoti, religiosi e laici, sia tra i docenti che tra gli studenti, e anche le donne ed è molto bello perché si vede che fanno una differenza anche come spinta all’innovazione, all’attualizzazione della teologia...è molto bello.

20 giugno 2019, 08:30