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Domenica il Papa a Camerino, il vescovo: questa visita faccia rinascere la speranza

Mons. Francesco Massara dice che su 500 chiese, 356 sono inagibili, oltre 3500 opere d’arte nei depositi. “Speriamo veramente di poter riaprire almeno una chiesa per ogni paese”, afferma il presule

Alessandro Guarasci – Camerino

Domani il Papa sarà a Camerino, nelle Marche, per visitare questa comunità profondamente toccata dal terremoto del 2016. Ma in qualche modo sarà una visita a tutte le popolazioni e a tutti i fedeli colpiti dal sisma del Centro Italia. Un modo per ribadire la vicinanza a chi ha perso casa e affetti. Francesco arriverà alle 8.45 e lascerà la cittadina marchigiana alle 15.30 circa. Un invito rivolto personalmente al Pontefice, spiega mons. Francesco Massara, arcivescovo della diocesi Camerino-San Severino Marche .

Ascolta l'intervista a mons. Francesco Massara

R. - Quando sono andato a trovare il Santo Padre, l’ho invitato a venire a trovare questo territorio che ha sofferto molto per il terremoto. Gli ho parlato delle sofferenze della gente. Il Santo Padre ha accettato subito di venirli a trovare come un padre va a trovare i suoi figli.

La comunità ecclesiastica di Camerino, i fedeli, come si stanno preparando a questa visita?

R. - Quel giorno vivremo una giornata molto intensa; si svolgerà qui a Camerino, ma abbraccerà tutta la diocesi. Ci sarà un primo incontro nelle casette –le cosiddette “Sae” – dove entrerà a trovare le persone che vi abitano; in questo modo è come se entrasse in tutte le case del nostro territorio. Poi farà una visita alla cattedrale che è inagibile; è come se entrasse in tutte le chiese e in tutti i monasteri inagibili della diocesi. Avrà un incontro con i sindaci e poi ci sarà il momento della Santa Messa con l’Angelus a Piazza Cavour, il luogo dove avverrà la celebrazione. Quel giorno sarà come se fosse San Pietro. Poi ci sarà un momento molto bello perché ci sarà l’attraversamento della città completamente deserta e si recherà a Santa Maria in Via che è il santuario di Camerino; in seguito avremo un momento gioioso di condivisione: il pranzo con i sacerdoti che durante il terremoto sono sempre stati vicini alla gente. La visita si concluderà con l’incontro dei bambini della Prima Comunione e dei loro genitori. È come se in questo modo incontrasse tutti i bambini del nostro territorio.

I sacerdoti sono sempre stati vicino alla gente in questi anni difficili. La Chiesa in qualche modo ha avuto anche un ruolo di collante a Camerino affinché la gente non abbandonasse quel territorio?

R. - I sacerdoti sono sempre stati vicino alla gente specialmente durante il terremoto; anche con la neve alta un metro hanno sempre fatto sentire la loro vicinanza, andando a celebrare la Messa anche nei luoghi più impensabili come un tendone, una casa. C’è stato un terremoto delle strutture, ma c’è stato un terremoto ancora più profondo: quello dell’anima, quello dello smarrimento.

Lei ha parlato appunto di terremoto dell’anima, dello smarrimento. Forse un disagio che ancora non è passato, considerato che la ricostruzione non è iniziata nei fatti …

R. - Purtroppo la ricostruzione non è iniziata se non in alcuni posti, ma possiamo dire che al terremoto strutturale, al terremoto dell’anima, si è aggiunto un terzo terremoto che io chiamo “il terremoto delle promesse”. Dopo tante promesse ancora siamo molto indietro nella ricostruzione.

Quante chiese sono state danneggiate in modo pesante a Camerino? Ci sono anche delle opere d’arte che in qualche modo all’interno di queste chiese hanno subito dei gravi danni?

R. - Su 500 chiese, 356 sono inagibili. Abbiamo oltre 3500 opere d’arte nei depositi. Speriamo veramente di poter riaprire almeno una chiesa per ogni paese, perché diventi non solo un luogo per la celebrazione del culto, ma anche un luogo di aggregazione.

Gli abitanti di Camerino, cosa le stanno dicendo su questa visita? Magari faranno qualche sorpresa al Papa … Come attendono questo momento?

R. - Con gioia, con trepidazione, aspettandosi dal Santo Padre una parola di speranza, di luce e una grande parola di vicinanza. La sentono proprio loro questa festa, questa visita, come un momento di grande attenzione verso i loro bisogni. Ci auguriamo che questa visita possa far rinascere e - ancor di più - fortificare la fede; che possa far rinascere la gioia e la speranza.

15 giugno 2019, 08:00