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Il Papa al "Treno dei bambini": le grandi guerre iniziano col piccolo odio

Nel cortile di San Damaso in Vaticano Francesco ha incontrato i bambini della Sardegna, di Genova e di Napoli giunti in Vaticano con il “Treno dei bambini”. L’iniziativa ha coinvolto e portato dal Papa dei piccoli che vivono in condizioni di fragilità sociale o che hanno vissuto traumi e difficoltà

Marco Guerra – Città del Vaticano

“Le grandi guerre iniziano col piccolo odio”. È quanto ha detto oggi il Papa ai bambini arrivati in Vaticano da Genova, Napoli e la Sardegna nella cornice dell’iniziativa “Il Treno dei bambini”, organizzata dal Pontificio Consiglio della Cultura in collaborazione con le Ferrovie dello Stato e le Compagnie di navigazione del gruppo Onorato Armatori.

Vincere l’isolamento

“Un ponte d’oro in un mare di luce” è il tema di questa settima edizione, che ha come scopo proprio quello di costruire ponti per vincere ogni isolamento. Per questo motivo sono stati coinvolti i bambini che animano tre realtà che richiamano simbolicamente gli elementi del ponte dell’isola e del mare. Si tratta delle scolaresche di Genova fortemente impattate dal crollo del Ponte Morandi del 14 agosto 2018; di quelle provenienti dai paesi del nord della Sardegna colpiti dall’alluvione del 2013 e della Scuola Vela Mascalzone Latino, voluta dall’Armatore Vincenzo Onorato per offrire un aiuto concreto e una formazione ai bambini dei quartieri più difficili della città.

Le domande dei bambini

Dopo i discorsi di saluto e presentazione pronunciati dai responsabili degli istituti sardi e genovesi e della scuola vela, i bambini hanno avuto l’occasione di rivolgere diverse domande al Santo Padre, che hanno dato il via ad un colloquio sincero durante il quale il Papa, attingendo alle esperienze della sua infanzia, ha offerto alcuni spunti di riflessione.

Papa: mai odiare un compagno di scuola

“Non mi piaceva studiare [...] ma ho dovuto imparare. E si impara. E poi lo studio ti apre delle porte e ti aiuta ad andare avanti, ti aiuta tanto ad andare avanti", ha detto Francesco ai bambini che gli hanno chiesto come fosse il suo rendimento scolastico. Il Papa si è quindi soffermato su un insegnamento importante ricevuto da una maestra: “Mai sparlare degli altri” ma soprattutto “mai odiare un compagno di scuola” perché "le grandi guerre che ci sono adesso, che la gente si ammazza nelle guerre, incominciano così, con il piccolo odio nel piccolo. Francesco ripropone così anche una semplice ricetta:  "Quando ti viene la voglia di sparlare degli altri, morditi la lingua. Forte! Forte". 

Il Signore che parla al cuore

Il Papa ha risposto ad una domanda sulla vocazione sacerdotale: "Il Signore mi ha fatto sentire che questa era la mia strada. Io avevo studiato chimica, lavoravo in un laboratorio e ho sentito questo e sono andato avanti. E’ il Signore che parla al cuore". Per questo Francesco ha anche esortato a “saper distinguere la voce di Dio” dalla “voce del diavolo”.

Il Papa e i viaggi

Francesco ha poi fatto una confidenza a tutti i presenti, “non mi piace viaggiare”. Il Papa interrogato su quale fosse il viaggio che gli era rimasto più impresso ha spiegato che gli è successo "quello che succede ai bambini capricciosi: non ti piace la minestra? Due piatti! Non ti piacciono i viaggi? Farai dei giri …". Tuttavia il Papa ha ricordato con particolare piacere “la bellezza” di incontrare le gente e la recente visita in Romania e ha inoltre raccontato a tutti gli ospiti provenienti dalla Sardegna che la sua città, Buenos Aries, prede il nome dal Santuario di Nostra Signora di Bonaria di Cagliari, datogli dai marinai sardi imbarcati sulle navi spagnole.

Vivere per i soldi rovina il cuore

Infine il Papa soffermandosi sui disastri naturali che hanno colpito la Sardegna e sulle responsabilità della mano dell’uomo, ha affermato che chi non rispetta la natura è mosso dai soldi. “il diavolo entra dalle tasche”, ha proseguito il Pontefice evidenziando che i soldi servono per vivere, ma vivere per i soldi ti rovina il cuore e ti corrompe. 

La preparazione delle scuole

I bambini hanno seguito con attenzione le parole del Papa rispondendo anche ad alcune domande. La preparazione a questa iniziativa e l’emozione per l’incontro con il Papa vengono raccontate a VaticanNews da Maria Grazia Cugisi, maestra dell’istituto comprensivo dei paesi di Bitti, Orune, Lula, in Sardegna:

Ascolta l'intervista alla maestra dalla Sardegna

La vela aiuta i bambini di Napoli

Il mare come scuola di vita emerge invece nell’intervista ad un bambino di Scampia che ha l’opportunità di frequentare la Scuola Vela Mascalzone Latino:

Ascolta l'intervista al bambino di Scampia

R. – Noi veniamo da quartieri difficili: dal centro di Napoli; io vengo da Scampia, nella periferia estrema a nord di Napoli. Andiamo al circolo di vela dopo scuola, poi prepariamo le barche, ci cambiamo, mangiamo; quando non usciamo facciamo i compiti, o andiamo in palestra. Ultimamente poi ci hanno regalato anche un tavolo da ping pong. Poi andiamo al mare, ci alleniamo, e, quando rientriamo, facciamo la lezione su ciò che abbiamo fatto in mare: cosa abbiamo fatto bene o male, e in cosa possiamo migliorare.

E che emozioni vi portate di questo incontro con il Papa? È stato emozionante?

R. – Sì, molto. Prima di tutto, senza la vela non saremmo qui. Il Papa l’ho visto una volta, tanto tempo fa, perché è venuto a Napoli e anche a Scampia. Però l’ho visto da lontano, e ora, vederlo da vicino, stringergli la mano, è tutta un’altra cosa! E sono molto felice di essere qui, insieme anche ai ragazzi della Sardegna e di Genova, perché hanno subito una vera disgrazia.

Quindi l’incontro con il Papa, la scuola di vela… venite da quartieri difficili ma voi siete dei bambini fortunati…

R. – Molto, molto. Perché poi, veniamo da quartieri difficili però al tempo stesso facciamo cose belle: questo è quasi un paradosso. Perché vedo molte persone che sono nel mio quartiere e che non fanno niente, si divertono facendo cose stupide, a volte anche mortali, e non è bello vederli andare con i motorini già da piccoli, vederli arrampicarsi o fare cose brutte. Noi siamo fortunati, è vero, perché facciamo questo sport che ci diverte molto e ci aiuta.

Il mare è una risorsa grandissima, bellissima, ma è anche un amico con cui bisogna saper trattare. Quindi è una vera e propria scuola di vita per voi…

R. – Sì, e infatti, come ho già detto, ci divertiamo con poco al mare, anche a volte facendo i tuffi! Ci alleniamo, e bisogna anche saper usare la barca, perché il mare è un tuo amico e ti aiuta a crescere.

08 giugno 2019, 15:17