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Il Papa con i poveri della casa di Madre Teresa in Macedonia del Nord Il Papa con i poveri della casa di Madre Teresa in Macedonia del Nord   (Vatican Media)

I Papi e gli “ultimi”

“I poveri li avrete sempre con voi”, dice Gesù. E’ un promemoria che nel Magistero della chiesa è sempre stato più che presente. Il gesto recente dell’elemosiniere del Papa, che tanto scalpore ha suscitato la scorsa settimana, getta una luce sul posto privilegiato che i poveri hanno sempre avuto nel cuore dei Pontefici. In particolare nel cuore di Papa Francesco che ne ha fatto uno dei pilastri del suo pontificato

Laura De Luca – Città del Vaticano

Ascolta Giovanni Paolo II

"…in un momento di particolare importanza, Cristo pronuncia queste parole significative: “I poveri... li avete sempre con voi” (Gv 12,8). Con tali parole non intende dire che i cambiamenti delle strutture sociali ed economiche non valgano e che non si debba tentare diverse vie per eliminare l’ingiustizia, l’umiliazione, la miseria, la fame. Vuole soltanto dire che nell’uomo ci saranno sempre delle necessità, le quali non potranno essere altrimenti soddisfatte se non con l’aiuto al bisognoso e col far partecipare gli altri ai propri beni... (…) “Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.

Così Giovanni Paolo II nel corso dell’udienza generale del 28 marzo 1979, interamente dedicata all’ elemosina, una delle tre pratiche quaresimali. Sul finire degli anni settanta la coscienza della povertà nel mondo sembra circoscritta solo ad alcuni Paesi , al continente africano, all’ India…. Nell’occidente iper-sviluppato , ancora esaltato dagli effetti della crescita economica postbellica, il mendicante sembra un’eccezione. Ma non è così. E la chiesa non distoglie mai lo sguardo da questi ultimi. Perché i poveri, gli ultimi della terra, sono sempre e da sempre nel cuore di Gesù…

Ascolta Paolo VI

"…Nel giudizio finale il Cristo giudice premierà o condannerà in base al rapporto, di accoglimento o di rifiuto, che i credenti avranno instaurato, durante la vita terrena, nei confronti degli affamati, degli assetati, degli stranieri, dei bisognosi, dei malati, dei carcerati, cioè dei poveri, degli esclusi, dei disprezzati. Anzi Gesù giunge quasi ad identificarsi con questi: «In verità vi dico: Ogni volta che avete fatto queste cose - cioè gesti di carità - a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Matth. 25, 40).
D’altronde Gesù pone l’amore vicendevole come la caratteristica specifica dei suoi discepoli (Cfr. Io. 15, 12 ss.). È questo il comandamento antico e nuovo, come afferma l’evangelista S. Giovanni, il quale scrive: «Chi ama il fratello, dimora nella luce» (1 Io. 2, 10).

Così Paolo VI ricevendo i collaboratori italiani delle missionarie di madre Teresa di Calcutta. E’ il 6 maggio 1978. 15 anni prima, in pieno concilio, nel suo radiomessaggio quaresimale del 27 febbraio 1963, Giovanni XXIII aveva collocato la disposizione agli ultimi della terra tra le priorità di ogni buon cristiano, impegnato a sentirsi artefice e non solo spettatore della carità.

Ascolta Giovanni XXIII

"…la Nostra parola non rinnova subito e solo l'angoscioso appello a provvedere ai nostri simili più sventurati, immedesimandoci delle loro necessità. Questo appello è permanente nella Chiesa. (…) Spezza il tuo pane all'affamato e apri la tua casa ai poveri e ai raminghi; se vedi un ignudo, ricoprilo, non disprezzare la tua propria carne. Allora la tua luce spunterà come il mattino, e la tua salvezza germoglierà presto, la tua giustizia camminerà innanzi a te, e la gloria del Signore ti accoglierà » (Is. 58, 6-8).

Affamati, poveri e raminghi erano certamente gli uomini e le donne che avevano vissuto la tragedia della guerra. Questa povertà, anzi questa miseria, materiale e spirituale da cui a fatica il mondo si rialzò a metà del secolo scorso era ben presente a Papa Pio XII. Ecco il suo radiomessaggio del Natale 1952:

Ascolta Pio XII

"Diletti figli, poveri e miseri di tutta la terra! Noi preghiamo Gesù che vi faccia sentire quanto siamo vicini a voi con la Nostra ansia paterna, piena di angoscia e di trepidazione. Sa il Signore come Noi vorremmo avere la onnipresenza e la onnipotenza di Lui per entrare in ciascuna delle vostre dimore a portarvi aiuto e conforto, pane e lavoro, serenità e pace. Vorremmo esservi daccanto, mentre siete oppressi dalla stanchezza nei campi e nelle officine, mentre siete desolati per le malattie che vi affliggono o straziati dai morsi della fame.
Non potremmo infine omettere di osservare che la migliore organizzazione caritativa non basterebbe da sè sola all'assistenza degli uomini in miseria. Occorre aggiungere necessariamente l'azione personale, piena di premure, sollecita a superare le distanze fra il bisognoso e il soccorritore, e che si appressa all'indigente, perchè è fratello di Cristo e anche fratello nostro.
La grande tentazione di un'epoca che si dice sociale, nella quale — oltre la Chiesa — lo Stato, i Comuni e gli altri Enti pubblici si dedicano a tanti problemi sociali, è che le persone, anche credenti, quando il povero batte alla loro porta, lo rinviino semplicemente all'Opera, all'Ufficio, alla organizzazione, stimando che il loro dovere personale sia già sufficientemente adempiuto coi contributi prestati a quelle istituzioni mediante il pagamento di imposte o doni volontari".

Ai poveri non basta l’obolo, dunque. Ciò vale tanto più nell’epoca della globalizzazione, quando anche la miseria si è globalizzata, ed è ormai visibile a chiunque, non solo agli angoli delle strade. La rete rivela e insieme acutizza i drammi degli ultimi, ancora più emarginati dalla assuefazione di ciascuno alle tragedie degli altri. Per questo la presenza fisica di un papa a tavola, gomito a gomito ai più poveri ha un senso che va ben oltre la condivisine del cibo… 27 dicembre 2009 Benedetto XVI è a pranzo con i poveri sede romana della Comunità di sant’Egidio, a Trastevere…

Ascolta Benedetto XVI

"È per me un’esperienza commovente essere con voi, essere qui nella famiglia della Comunità di Sant’Egidio, essere con gli amici di Gesù, perché Gesù ama specialmente le persone sofferenti, le persone con difficoltà, e vuole averli come i suoi fratelli e sorelle. Grazie per questa possibilità! Sono molto lieto e ringrazio quanti con amore e competenza hanno preparato il cibo – realmente ho sentito la competenza di questa cucina, complimenti! – e anche per quelli che lo hanno servito celermente così che in un’ora abbiamo fatto un grande pranzo. Grazie e complimenti! (…) Durante il pranzo ho potuto conoscere un po’ la storia di alcuni, come riflesso delle situazioni umane qui presenti, ho ascoltato vicende dolorose e cariche di umanità, anche storie di un amore ritrovato qui a Sant’Egidio: esperienze di anziani, emigrati, gente senza fissa dimora, zingari, disabili, persone con problemi economici o altre difficoltà, tutti, in un modo o nell’altro, provati dalla vita. Sono qui tra voi per dirvi che vi sono vicino e vi voglio bene e che le vostre persone e le vostre vicende non sono lontane dai miei pensieri, ma al centro e nel cuore della Comunità dei credenti e così anche nel mio cuore".

Ascolta "Le voci dei Papi" di domenica 19 maggio sul rapporto fra i Papi e gli “ultimi”:

 

 

 

21 maggio 2019, 12:27