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L'udienza del Papa con i vescovi argentini L'udienza del Papa con i vescovi argentini

Il Papa ai vescovi argentini: annunciate un Cristo vivo

Un primo gruppo di vescovi in visita ad Limina è stato ricevuto oggi dal Papa. I presuli hanno invitato Francesco in Argentina. Nell’incontro, la sollecitudine del Pontefice per i giovani, esortando l’episcopato a rafforzare pure l’impegno per le nuove vocazioni. Intervista di Vatican News a mons. Alberto Germán Bochatey

Giada Aquilino - Città del Vaticano

Due ore “piene” di colloquio, in cui si è parlato delle principali sfide della Chiesa in Argentina, dall’evangelizzazione all’educazione, dalla mancanza di lavoro ad una “divisione” se non un vero e proprio “scontro” tra “diversi gruppi politici, all’interno della società”, senza dimenticare i danni provocati dalle inondazioni che nei giorni scorsi hanno colpito le province settentrionali di Chaco, Corrientes, Misiones e Formosa. Questo l’“incontro fraterno”, il dialogo “molto spontaneo” di Papa Francesco con un primo gruppo di vescovi argentini, una trentina in tutto, ricevuti oggi in udienza in Vaticano, in occasione della loro visita ad Limina, nelle parole di mons. Alberto Germán Bochatey, vescovo ausiliare di La Plata e presidente della commissione per la Pastorale della salute della Conferenza episcopale argentina. Per “prima cosa” i presuli - racconta - hanno invitato il Papa in Argentina, “a casa propria”, da dove manca da sei anni. Francesco ha condiviso con loro “il suo programma di viaggi dei prossimi mesi, che è pieno, sottolineando come stia dando priorità a Paesi con particolari urgenze pastorali, politiche e sociali” e aggiungendo: “però arriverò”, confida il vescovo ausiliare di La Plata (Ascolta l'intervista a mons. Alberto Germán Bochatey).

Fra la gente, con i giovani e i seminaristi

A dieci anni dall’ultima visita ad Limina dell’episcopato argentino, nel colloquio odierno - che ha preceduto le udienze ad altri due gruppi di vescovi del 10 e del 16 maggio prossimi - “Papa Francesco ci ha subito portati ad un livello di profondità immenso, invitandoci a pregare e contemplare il Santissimo Sacramento” e al contempo, riferisce mons. Bochatey in un colloquio con Vatican News, in occasione dell’incontro che i presuli hanno avuto al Dicastero per la comunicazione, di guardare il volto “dell’altro”, privilegiando l’“incontro personale”: “non avere paura, anche come vescovi, che alle volte siamo presi da tanti impegni amministrativi o ufficiali, di essere fra la gente, di dialogare, di incontrarla, di poter condividere, per arrivare nella profondità” dei fatti della vita.

 Il Pontefice, “uomo donato completamente alla forza dello spirito” aggiunge il presidente della commissione per la Pastorale della salute della Conferenza episcopale argentina, si è poi soffermato “a lungo” su due temi particolari, quello dei giovani e quello delle vocazioni, facendo tra loro un “ponte”. Ha spinto i presuli a “presentare un Cristo vivo, come nell’Esortazione apostolica post sinodale Christus Vivit: quindi l’unione di Gesù con la vita, due valori fondamentali, il religioso e l’umano, consegnando ai giovani il valore della vita stessa”. In riferimento ai seminaristi, “ci ha raccomandato di essere esigenti: i giovani oggi devono capire - prosegue - che c’è un impegno forte, essere sacerdote porta con sé un impegno a vita, per arrivare a una profondità di spiritualità, di interiorità che capovolga il mondo. Il sacerdote è un testimone che attrae gli altri verso Gesù”.

Il dramma degli abusi

Anche la Chiesa argentina ha dovuto affrontare il dramma degli abusi su minori commessi da esponenti del clero: la Conferenza episcopale ha varato norme stringenti per incoraggiare le vittime a denunciare, sottolineando che l’abuso sessuale sui minori è un delitto, oltre che un “segno di mancanza di profondità nella fede”, aggiunge mons. Bochatey: un argomento questo di cui i vescovi hanno parlato con Francesco. In tale quadro, “anche se l’Argentina è un Paese molto cattolico, con una profonda fede nella Madonna”, la principale sfida della Chiesa è tornare all’“annuncio del Vangelo”, come i primi discepoli, in un cammino illuminato dalla recente beatificazione dei martiri di La Rioja, mons. Enrique Ángel Angelelli, il francescano conventuale Carlos de Dios Murias, il sacerdote Gabriel Longueville e il catechista Wenceslao Pedernera, assassinati nel 1976 durante il periodo della dittatura militare.

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02 maggio 2019, 19:51