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Briefing in Sala Stampa Vaticana per il viaggio del Papa in Romania

“Camminiamo insieme”: è il motto del 30.esimo viaggio apostolico di Papa Francesco, che tra il 31 maggio e il 2 giugno sarà in Romania, nel solco della visita compiuta da San Giovanni Paolo II nel maggio 1999

Barbara Castelli – Città del Vaticano

 

Bucarest, Bacau, Sumuleu-Ciuc, Iasi, Sibiu, Blaj: sono le tappe del quinto viaggio internazionale del 2019 di Papa Francesco, in Romania tra il 31 maggio e il 2 giugno prossimi. Nel corso del briefing con i giornalisti, il direttore ad interim della Sala Stampa Vaticana, Alessandro Gisotti, rimarca che la varietà dell’appuntamento è riconducibile al desiderio del Pontefice di incontrare pienamente “la ricchezza etnica, culturale e religiosa della Romania”, spesso chiamata “giardino della Madre di Dio”. La nota mariana è, infatti, preminente per il 30.esimo viaggio apostolico, che prende il via proprio il giorno in cui la Chiesa celebra la festa della visitazione della Beata Vergine Maria. Il logo della visita, tra Valacchia, Moldavia e Transilvania, ritrae la Madonna e il popolo di Dio che cammina sotto la sua protezione. Un’altra peculiarità sarà quella ecumenica, in un Paese per l’87% ortodosso.

Dialogo con i fratelli ortodossi

Venerdì Papa Francesco atterra alle 11:30 all’aeroporto internazionale Henri Coanda-Otopeni di Bucarest, capitale e città più grande della Romania, accolto dal presidente romeno Klaus Werner Iohannis e dalla consorte. Un’attenzione, la presenza del capo di Stato già ai piedi della scaletta, che mostra quanto sia atteso l’arrivo di Papa Bergoglio, che non ha mai visitato la Romania. Dopo la cerimonia di benvenuto, presso il Palazzo presidenziale, e l’incontro con il primo ministro, la signora Vasilica Viorica Dăncilă, il Pontefice pronuncia il primo degli otto interventi previsti, rivolgendosi alle autorità, alla società civile e al corpo diplomatico. Il pomeriggio ha un respiro pienamente ecumenico, con un incontro privato con il Patriarca Daniel nel Palazzo del Patriarcato Ortodosso Romeno, seguito dall’appuntamento con il Sinodo permanente e dalla preghiera del Padre Nostro nella nuova cattedrale ortodossa della Salvezza del Popolo. Inaugurata nel novembre 2018 dal Patriarca di Romania Daniel e dal Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo, la costruzione verrà completata nel 2024, dopo 14 anni di lavori, finanziati per il 70% dallo Stato. Lo stesso Papa Wojtyla, durante il suo viaggio apostolico in Romania, fece una consistente donazione per la realizzazione della cattedrale. La prima giornata di Papa Francesco in Romania si chiude con la celebrazione della Santa Messa nella cattedrale cattolica di San Giuseppe.

Maria e i giovani

Alle 9:30 di sabato, Papa Bergoglio lascia Bucarest per raggiungere Bacau, nella regione della Moldavia, ai piedi dei Carpazi, e la Base Aerea della Brigata di Montagna di Miercurea-Ciuc. Alle 11:30 celebra la Santa Messa nel Santuario di Sumuleu-Ciuc, situato in una suggestiva cornice naturale, meta storica di pellegrinaggio per i cattolici di lingua ungherese della Romania e di altri paesi. La chiesa mariana, sita all’interno di un monastero francescano, gode del titolo di “basilica minor” e custodisce una preziosa statua in legno di tiglio della Beata Vergine Maria, realizzata fra il 1515 e il 1520 e sopravvissuta all’incendio del 1661. Tradizionalmente il pellegrinaggio si compie il sabato prima di Pentecoste. Nel pomeriggio, a Iasi, il più importante centro politico, economico e culturale della provincia della Moldavia, nonché una delle città più antiche della Romania, Papa Francesco visita la cattedrale di Santa Maria Regina. Nei sotterranei, si trova il memoriale dedicato al beato Anton Durcovici, vescovo di Iaşi e martire nel 1951. Prima di tornare a Bucarest, l’incontro mariano con la gioventù e con le famiglie, nel piazzale antistante il Palazzo della Cultura.

Il sangue dei martiri

Altrettanto intensa la giornata di domenica, nella regione della Transilvania. Alle 11:00 è prevista la Divina Liturgia con la beatificazione dei 7 vescovi greco-cattolici martiri, nel Campo della Libertà a Blaj. In questo luogo il 15 maggio 1848 si radunarono oltre 40 mila persone per affermare la loro coscienza nazionale e chiedere il riconoscimento del popolo romeno come nazione, la libertà e pari diritti civili. Questo luogo, inoltre, costituisce per i fedeli greco-cattolici non soltanto un simbolo di lotta per la libertà nazionale, ma anche di libertà spirituale: memoriale della testimonianza dei martiri durante la dittatura comunista, morti per la fede cattolica. Prima di far rientro a Roma, a chiudere questo viaggio apostolico, l’incontro con la comunità Rom di Blaj, nel quartiere Barbu Lăutaru.

29 maggio 2019, 15:28