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Mons. Pagano: apertura archivi mostrerà a tutti la grandezza di Pio XII

L’apertura degli archivi su Pio XII, decisa da Papa Francesco, permetterà di approfondire in modo obiettivo la figura di Papa Pacelli, spesso superficialmente criticata. Così il prefetto dell’Archivio Segreto Vaticano. Tra un anno saranno disponibili documenti del Papa, della Curia e delle rappresentanze pontificie dal 1939 al 1958

Sergio Centofanti - Città del Vaticano

Papa Francesco, ricevendo in udienza i superiori, i dipendenti e i collaboratori dell’Archivio Segreto Vaticano, ha annunciato oggi la sua volontà di aprire gli archivi della Santa Sede relativi al pontificato di Pio XII il prossimo 2 marzo 2020. I ricercatori qualificati potranno così prendere visione di una gran mole di documenti raccolti in Vaticano nel periodo che va dal 2 marzo 1939 al 9 ottobre 1958. È un annuncio a lungo atteso dagli studiosi che arriva in coincidenza con gli ottant’anni dall’elezione di Eugenio Pacelli.

I dettagli dell’iniziativa sono descritti in un articolo del vescovo Sergio Pagano, Prefetto dell’Archivio Segreto Vaticano, che viene pubblicato nell’edizione dell’Osservatore Romano in edicola questo pomeriggio ed è stato anticipato dalla Sala Stampa della Santa Sede. «La rilevante iniziativa di Papa Francesco - scrive Pagano nell’articolo - ha alle spalle un lungo periodo di preparazione, durante il quale gli archivisti dell’Archivio Segreto Vaticano e i loro colleghi di altri archivi vaticani hanno compiuto un paziente lavoro di ordinamento, di censimento e di inventariazione dei moltissimi fondi e documenti».

Il Prefetto ricorda che nel 2004 san Giovanni Paolo II aveva già reso disponibile ai ricercatori l’ampio fondo dell’Ufficio Vaticano Informazioni per i prigionieri di guerra (1939-1947) dell’Archivio Vaticano, «composto da 2.349 unità archivistiche, suddivise in 556 buste, 108 registri e 1.685 scatole di documentazione, con uno schedario alfabetico, che ammonta a circa 2 milioni e 100.000 schede nominative, relative ai militari e ai civili prigionieri, dispersi o internati, dei quali si cercavano notizie.  Un fondo subito indagato e ancora oggi molto richiesto da privati studiosi o parenti dei defunti prigionieri».

Al momento dell’apertura dell'Archivio del pontificato di Pio XI (1922-1939), avvenuta nel 2006 per volere di Benedetto XVI, «già si lavorava per la progressiva preparazione del materiale documentario di Pio XII, che non pochi studiosi richiedevano con sempre maggiore insistenza». La mole di lavoro «era certamente pesante» e il lavoro si è protratto fino ad oggi. In seguito alla decisione di Papa Francesco «verranno aperti - spiega il Prefetto Pagano - fino all'ottobre del 1958, l’Archivio Segreto Vaticano, l’Archivio Storico della Sezione dei Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato, l’Archivio Storico della Congregazione per la Dottrina della Fede, l’Archivio Storico della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, l’Archivio Storico della Congregazione per le Chiese Orientali, l’Archivio della Fabbrica di San Pietro  e, secondo modalità e forme di accesso differenti, anche altri Archivi Storici di Congregazioni, Dicasteri, Uffici e Tribunali, a discrezione dei relativi superiori».

Ciascuno di questi archivi ha un proprio regolamento, sistema di prenotazione e naturalmente indici e inventari relativi alla loro documentazione che ora si rende disponibile.

Limitandosi a descrivere soltanto le nuove fonti dell’Archivio Segreto che saranno a disposizione degli studiosi, mons. Pagano cita circa 151.000 posizioni (ciascuna delle quali si compone di decine di fogli) della Segreteria di Stato. Di questa documentazione sono state preparate precise descrizioni informatiche disponibili anche in formato cartaceo (ben 68 volumi di indici). Ci sono poi le cosiddette «buste separate», che conservano documentazione per singoli temi o istituzioni, sempre organizzate dalla Segreteria di Stato, per «un totale di 538 buste, di cui si avrà un preciso elenco descrittivo». Dalla stessa provenienza «le 76 unità denominate ora Carte Pio XII, che contengono manoscritti di Eugenio Pacelli prima del pontificato e poi durante questo, nonché dattiloscritti dei suoi molti discorsi, a volte con correzioni autografe». Ci sono inoltre altri tre consistenti fondi archivistici «speciali». Il primo è quello della Commissione Soccorsi, il secondo è chiamato semplicemente Beneficenza Pontificia e il terzo è quello dell’Ufficio Migrazione, sorto per affrontare il problema del rimpatrio dei diversi prigionieri e profughi, nonché il crescente problema migratorio, causato dalla povertà di certi Paesi europei.

Saranno inoltre disponibili i documenti delle rappresentanze pontificie: «Di ogni rappresentanza pontificia è stato preparato l’Inventario accurato, guida indispensabile per il ricercatore (circa 81 Indici per un totale di più di 5.100 buste). Anche questi inventari sono consultabili nella rete Intranet dell’Archivio Vaticano per comodità degli studiosi e per agevolare loro la ricerca in vari campi».

Insomma un lavoro immane di catalogazione «al quale si sono dedicati con costanza e in esclusiva venti officiali dell’Archivio Vaticano, coadiuvati anche, dove possibile, da qualificati diplomati della Scuola di Paleografia, Diplomatica e Archivistica interna all’Archivio stesso». E lo stesso discorso vale anche per gli altri archivi storici della Curia Romana che vengono ora aperti per il pontificato di Pacelli. «Una fatica, certamente - scrive ancora Pagano - ma penso di dire una fatica sorretta da sicuro entusiasmo, sia perché si aveva coscienza di lavorare per la futura ricerca storica in relazione ad un periodo cruciale per la Chiesa e per il mondo, sia perché le carte tutto erano, meno che asettiche. Esse parlavano, parlano e spero parleranno ai ricercatori e agli storici di una quasi sovrumana opera di cristiano «umanesimo» (si parlò di «diplomazia della carità»), attiva nella congerie tempestosa di quegli eventi che a metà del XX secolo sembrarono decisi ad annientare la nozione stessa di civiltà umana».

«Su quel triste, anzi terribile scenario - conclude il Prefetto dell’Archivio Segreto Vaticano - sia prima dell’ultima guerra, sia durante il suo tragico svolgimento, sia dopo di essa, spicca con connotati propri la grande figura di Pio XII, troppo superficialmente giudicata e criticata per alcuni aspetti del suo pontificato, che ora, grazie anche alla recente apertura voluta con fiducia da Papa Francesco, penso possa trovare fra gli storici chi la sappia indagare, ormai senza pregiudizi, ma con l’ausilio anche dei nuovi documenti, in tutta la sua realistica portata e ricchezza».

La ricerca nell’Archivio Segreto Vaticano, come si legge nel sito web (http://asv.vatican.va/content/archiviosegretovaticano/it/consultazione/accesso-e-consultazione.html) è «gratuita e aperta a studiosi qualificati, che abbiano interesse a compiere indagini di carattere scientifico. Il requisito necessario è il possesso del titolo di Laurea specialistica (quinquennale) o di altro diploma universitario equivalente (per gli ecclesiastici la licenza o il dottorato)». È necessario indirizzare domanda al Prefetto, indicando le motivazioni della ricerca e accompagnare la richiesta da una «lettera di presentazione di un Istituto di ricerca storico-scientifica accreditato o di una persona qualificata nel campo delle ricerche storiche (professore titolare di cattedra universitaria)». Va allegato alla richiesta anche il certificato dell’ultimo titolo accademico conseguito.

04 marzo 2019, 12:37