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Gmg: i contrasti di Panama e la speranza che porta il Papa

Dopo l’arrivo a Panama, oggi Papa Francesco sarà accolto nel Palazzo presidenziale per la cerimonia di benvenuto. Subito dopo l’incontro con le autorità e i rappresentanti della società civile, l’abbraccio con i vescovi centroamericani e l’apertura ufficiale della Gmg nel Campo Santa Maria la Antigua

Francesca Sabatinelli - Città di Panama

Panama dei contrasti, con lo scintillio dei grattacieli, e i colori pastello delle baracche, gli yacht e i velieri e le carcasse di macchine nelle strade. Panama delle ingiustizie, con una forbice sempre più ampia tra ricchi e poveri, con questi ultimi di molto superiori ai primi. Questo piccolo Paese di 4 milioni di abitanti, patria dello strategico e centenario canale, accoglierà il Papa, che arriverà qui per incontrare i ragazzi della Gmg, giunti a decine di migliaia come pellegrini e volontari pronti a raccogliere l’invito di Francesco a cambiare un mondo soffocato da violenza, povertà e intolleranza.

A Panama, guardando la Croce

Le porte di Panama si sono aperte ai tanti arrivati dall’Europa e dagli altri continenti, ai tantissimi giunti dagli altri Paesi della regione, Colombia, Nicaragua, Salvador, Venezuela, tutti segnati dalle ferite che questi ragazzi chiedono di contribuire a sanare. Pregano, ballano cantano insieme, non sempre si capiscono, parlano lingue diverse, ma uniti guardano alla Croce. La Gmg sta producendo diversi miracoli, non solo quello dell’alleanza, ma anche quello dell’accoglienza: tutti hanno aperto le loro case per ospitare chi è arrivato qui, anche le altre comunità religiose come quella ebraica e quella musulmana.

La Gmg per i lontani

E’ questo che Francesco troverà qui a Panama, quando si unirà ai ragazzi e sarà accolto nel Campo Santa Maria la Antigua dove si aprirà la 34.ma Giornata Mondiale della Gioventù. Ma il Papa farà di più qui a Panama incontrerà anche chi non potrà partecipare, perché privato della libertà o perché malato. Domani Francesco sarà al centro di Cumplimento de menores, il carcere minorile di Pacora, è qui che si svolgerà un liturgia penitenziale durante la quale il Papa confesserà tre giovani. L’istituto ospita 143 ragazzi dai 14 ai 25 anni, alcuni divenuti maggiorenni in carcere perché condannati per reati molto gravi, con una pena che può raggiungere i 12 anni. Alla cerimonia prenderanno parte 80 giovani di Pacora, il resto arriverà da altri penitenziari minorili, in tutto 150 presenze circa.

Il Papa, messaggero d’amore

“Molti ragazzi sperano di ricevere pace e serenità da questa visita che per noi ha rappresentato anche una grande sfida”: ci dice Emma Alba Tejada, direttrice nazionale dei carceri minorili panamensi che ci accoglie a Pacora, sfida dettata dal fatto che la maggior parte di questi giovani sono evangelici e non cattolici.

Non credono nel Papa, non credono nella Vergine, ed erano davvero pochi coloro che volevano partecipare – racconta Emma – Abbiamo spiegato loro che il Papa sarebbe venuto non per parlare solo con i cattolici, ma per dare un messaggio di amore e pace, di speranza, di cui loro hanno bisogno. Abbiamo spiegato cosa fosse la Gmg, e che il Papa era un pastore, è stato un lavoro duro ma alla fine abbiamo assistito ad un cambiamento unico.

Con Dio tutto è possibile

I ragazzi di Pacora vengono dalle zone più povere del paese, spesso sono di origine indigena, privi di istruzione, in carcere per aver commesso delitti anche molto gravi, seppur in una vita così breve, come stupri e omicidi. Nell’istituto seguono un percorso di risocializzazione, in carcere frequentano laboratori di falegnameria, di tappezzeria, anche di cucina. Sono loro gli autori dei doni per il Papa, del pane, un bastone pastorale, un quadro. Francisco ha 21 anni, e sarà confessato da Francesco

“Per noi cattolici la sua venuta è un dono, un sogno, sarà una festa, a dimostrazione che niente è impossibile per Dio che concede sempre una seconda opportunità.”

Francisco è felice, si è preparato spiritualmente per incontrare il Papa, aspetta venerdì e forse è proprio lui quel giovane che – come ci ha raccontato la direttrice – ha chiesto di essere confessato per trasformare la sua vita fatta di violenza, perché se il Papa ha scelto Pacora è per lanciare il messaggio che una vita migliore è possibile, riscattarsi è possibile.

La forza della Parola di Dio

Sarà domenica l’altro intenso momento di incontro tra Francesco e chi a questa Gmg non potrà partecipare, quando celebrerà l’Angelus alla Casa Hogar del Buen Samaritano, fondazione della Chiesa panamense dove si assistono giovani e adulti affetti da Hiv-Aids. Qui vivono 12 uomini e sei donne, in tutta Panama sono 30mila i casi ufficiali, ma si stima che siano molto di più. Anche in questo caso ad accompagnare la vita di queste persone sono povertà e ignoranza, associate all’abbandono totale, soprattutto da parte delle famiglie per le quali la malattia è una sorta di castigo e di maledizione. A raccontare la sua storia a Francesco sarà Raul, giovane indigeno di 31anni, una vita di droga e alcool alle spalle, che è nella Casa Hogar da oltre due anni, costretto sulla sedia a rotelle. Il centro lo ha aiutato a superare la discriminazione della società e il rifiuto della sua famiglia – ci racconta – l’appoggio incondizionato della fondazione, ma soprattutto la Parola di Dio, regalano la forza per continuare a lottare.

Qui devo seguire le regole, sorride, per lui, figlio di una vita difficile e senza confini, non è stato facile adattarsi a questo, pensi sia tutto facile, poi scopri che tutto questo ha conseguenze.

Raul è felice, Francesco viene qui dove non vengono neanche le nostre famiglie, sottolinea ancora quasi incredulo. Al Papa Raul donerà una borsa fatta da lui e chiederà di essere aiutato nella fede.

Vivere in allegria

L’amministratore della Casa Hogar, Eric Rodriguez è inorgoglito dalla visita del Papa. La speranza è che questo progetto possa ricevere più sostegno e che il mondo possa divenire più sensibile di fronte a questa pandemia, che non riguarda solo Panama.

“Qui a Casa Hogar è proibito morire si deve vivere in allegria – è il motto di Eric – perché Cristo è vivo ed è con noi.”

Ascolta il reportage da Panama

 

 

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24 gennaio 2019, 07:00