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Papa Francesco: le immagini del 2018

La parola, il dialogo, la relazione diretta, l’abbraccio fraterno. Ripercorriamo con Papa Francesco alcuni momenti ed eventi del 2018

Giada Aquilino - Città del Vaticano

Un “processo”, un “dialogo”, un “cammino”, scandito da “passi avanti” e anche “indietro”, ma sicuramente all’insegna della “saggezza”. È il percorso di graduale e reciproco avvicinamento tra Santa Sede e Repubblica Popolare Cinese nelle parole di Papa Francesco, conversando con i giornalisti sul volo di rientro del viaggio nei Paesi Baltici, nell’autunno scorso. Il riferimento è all’accordo provvisorio sulla nomina dei vescovi, siglato dalle delegazioni vaticana e cinese il 22 settembre 2018, creando le condizioni per una più ampia collaborazione a livello bilaterale.

Ricerca di giustizia e verità

È proprio il voler mettere al centro dei rapporti internazionali la parola, il dialogo, la relazione diretta che contraddistingue tutto il 2018 di Papa Francesco, pure nel tema delicato degli abusi sessuali commessi su minori da rappresentanti della Chiesa. “Anche se fosse stato un solo prete ad abusare di un bambino, di una bambina, questo - dice nella medesima conferenza stampa in aereo - sarebbe comunque mostruoso, perché quell’uomo è stato scelto da Dio per portare il bambino al cielo”. Il Pontefice quindi affida alla “misericordia del Signore” tali crimini e - non dimenticando neppure quelli di potere e di coscienza - chiede perdono. Lo fa pubblicamente in Irlanda, una delle terre ferite dalla “vergogna” di tali azioni, e in occasione dell’Incontro mondiale delle famiglie dell’agosto scorso richiama alla “compassione”, alla “ricerca di giustizia e di verità” ad “azioni concrete”.

Capire i poveri

Aveva parlato di “vergogna” anche alla tradizionale Via Crucis al Colosseo, il 30 marzo, osservando come si stia lasciando ai giovani “un mondo fratturato dalle divisioni e dalle guerre”, “divorato dall’egoismo ove i giovani, i piccoli, i malati, gli anziani sono emarginati”, esprimendo in pratica “la vergogna di aver perso la vergogna”. Il pensiero costante agli ultimi torna ad Alessano, terra natale di don Tonino Bello: del Servo di Dio Francesco ricorda la personale ricchezza - che è poi quella della Chiesa - cioè “capire i poveri”, stando loro vicino, “nella convinzione che il miglior modo per prevenire la violenza e ogni genere di guerre è prendersi cura dei bisognosi e promuovere la giustizia”. Un pensiero che si percepisce chiaramente anche il 14 ottobre, alla canonizzazione di Papa Paolo VI e mons. Oscar Romero, assieme ad altri cinque testimoni del Vangelo, tutti “col cuore calamitato da Gesù e dai fratelli”.

I giovani e il confronto con la diversità

L’abbraccio fraterno del Papa, quello capace di disperdere anche “l’ostilità e la paura dell’altro”, come in più occasioni ripete, si fa concreto in particolare con i ragazzi e i bambini. Succede al Sinodo dei vescovi dedicato a “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, il cui documento finale specifica come siano loro i “portatori di una spontanea apertura nei confronti della diversità, che li rende attenti alle tematiche della pace, dell’inclusione e del dialogo tra culture e religioni”, temi sui quali Francesco richiama continuamente l’attenzione.

I fuori programma

E succede ad esempio nella parrocchia romana di San Paolo della Croce a Corviale, dove il Papa incontra Emanuele. In lacrime, il piccolo gli sussurra all’orecchio del papà, ateo, scomparso da tempo. Ai dubbi del bambino, Francesco risponde con una certezza - papà “aveva il cuore buono”, gli spiega - e con un abbraccio fuori programma. E del tutto improvvisato è pure il saluto ad un bimbo argentino durante un’udienza generale di fine novembre. “Indisciplinatamente libero” di rompere gli schemi, il piccolo sale la scalinata dell’Aula Paolo VI e raggiunge Francesco. È un bimbo “che non riesce a parlare, è muto” spiega il Papa ai fedeli dopo aver parlato brevemente con la mamma. Ma è un bimbo che sa comunicare, dice il Papa, sa esprimersi con quella libertà che solo “un bambino davanti a suo Padre” può avere. D’altra parte, aveva già sottolineato nell’omelia della Messa mattutina a Casa Santa Marta del 3 maggio, “la vera fede si trasmette sempre in dialetto”, quello dell’amore, della famiglia, della casa, come pure dei gesti e delle azioni.

31 dicembre 2018, 08:00