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Papa Francesco: la Chiesa è chiamata ad ascoltare il grido dell’umanità

Nell’udienza ai seminaristi dell’arcidiocesi di Agrigento, il Papa parla a braccio e consegna il discorso preparato nel quale evidenzia alcune parole chiave per il loro futuro da sacerdoti. Francesco insiste molto, nel testo, sulla necessità di far cadere ogni maschera, ogni finzione, cercando solo di essere veri davanti a Gesù

Benedetta Capelli – Città del Vaticano

Verità verso se stessi e verso Dio: è il concetto che Papa Francesco non si stanca di ripetere nel discorso consegnato ai seminaristi dell’arcidiocesi di Agrigento, accompagnati all’udienza in Vaticano dal loro arcivescovo, il cardinale Francesco Montenegro che, poco prima dell’incontro, ha avuto un colloquio con il Pontefice.

Come i discepoli di Emmaus

Francesco indica quattro parole chiave, ispirandosi all’icona biblica dei discepoli di Emmaus, richiamando così il recente Sinodo dei giovani. Nel suo discorso, ricorda il cammino che tutti siamo chiamati a fare avendo come unica luce il Signore. “Gesù Risorto ci incontra nel cammino, che nello stesso tempo è la strada – evidenzia il Papa nel testo consegnato - cioè la realtà in cui ognuno di noi è chiamato a vivere, ed è il percorso interiore, la via della fede e della speranza, che conosce momenti di luce e momenti di buio. Qui, nel cammino, il Signore ci incontra, ci ascolta e ci parla".

Nessuna maschera

La verità che chiede il Papa va cercata nell’ascolto della Parola di Dio, nel dialogo continuo e reciproco con Gesù. “Lui ascolta me – sottolinea Francesco – e io ascolto Lui. Nessuna finzione. Nessuna maschera”. “Questo ascolto del cuore nella preghiera ci educa ad essere persone capaci di ascoltare gli altri, a diventare se Dio vuole preti che offrono il servizio dell’ascolto – e come ce n’è bisogno! –; e ci educa ad essere sempre più Chiesa in ascolto, comunità che sa ascoltare. La Chiesa – aggiunge Francesco - è mandata nel mondo per ascoltare il grido dell’umanità, che spesso è un grido silenzioso, a volte represso, soffocato".

Seminario, luogo del discernimento

Gesù accompagna i discepoli di Emmaus, tirando fuori da loro la speranza e la delusione ma – ricorda il Papa – Lui non è solo un buon amico ma anche un buon medico che a volte “deve usare il bisturi”. Così è importante imparare a discernere e il seminario è il luogo per farlo, è necessario però l’accompagnamento. “Tanti problemi che si manifestano nella vita di un prete - scrive - sono dovuti a una mancanza di discernimento negli anni del seminario. Non tutti e non sempre, ma tanti. E’ normale, vale lo stesso per il matrimonio: certe cose non affrontate prima possono diventare problemi dopo. Il mistero della vocazione e del discernimento è un capolavoro dello Spirito Santo, che richiede la collaborazione del giovane chiamato e dell’adulto che lo accompagna”.

Non essere missionari individuali

“Missione” è l’ultima parola che Francesco indica ai seminaristi, ricordando loro “la dimensione sinodale, l’andare insieme incontro agli altri”. Mai lasciarsi andare alla tentazione di essere “bravi missionari individuali” ma lavorare in comunione per farsi plasmare dallo Spirito. “Troppo spesso la nostra impostazione è stata individuale, più che collegiale, fraterna. E così il presbiterio e la pastorale diocesana – sottolinea il Papa - presentano magari splendide individualità ma poca testimonianza di comunione, di collegialità. Grazie a Dio si sta crescendo in questo, anche costretti dalla scarsità di clero, ma la comunione non si fa per costrizione, bisogna crederci ed essere docili allo Spirito”.

24 novembre 2018, 12:24