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Papa al Movimento Ciechi: mettere al centro i poveri ed emarginati

Papa Francesco riceve in Vaticano i soci del Movimento Apostolico Ciechi. Nelle sue parole: condivisione, solidarietà, integrazione delle persone disabili e poi la scelta dei poveri, via privilegiata di evangelizzazione

Cecilia Seppia - Città del Vaticano

Il futuro dell’umanità sta nella condivisione e nell’amicizia con i più poveri, gli abbandonati, gli emarginati.  Il Papa lo ripete a gran voce ricevendo in udienza oltre 400 soci del Movimento Apostolico Ciechi, fondato nel 1928, dunque 90 anni fa, da Maria Motta, una donna ipovedente ma coraggiosa che decise di impegnarsi per abbattere tutte le problematiche legate alla mancanza della vista e formare invece persone forti, autonome e capaci di testimoniare la fede anche attraverso la propria disabilità.

Oggi tutto questo è evidente. Voi siete fortemente uniti, ciechi e vedenti, accomunati da un unico cammino di condivisione e promozione della persona con disabilità, non solo perché è previsto dai vostri statuti, ma soprattutto per quella naturale amicizia cristiana che caratterizza i vostri percorsi di fede.

L'arma dell'amore

Francesco loda la missione del Movimento che da subito ha sentito di aprirsi alle necessità dei più poveri e sofferenti nel mondo, rispondendo all’invito di Gesù, ma insiste sulla necessità di dare risposte concrete al mondo della disabilità, prima tra tutte l’amore declinato in forme concrete.

Ribadisco che la migliore risposta da offrire alla nostra società che, a volte, tende ad emarginare le persone con disabilità, è l’arma dell’amore, non quello falso, sdolcinato e pietistico, ma quello vero, concreto e rispettoso. Nella misura in cui si è accolti e amati, inclusi nella comunità e accompagnati a guardare al futuro con fiducia, si sviluppa il vero percorso della vita e si fa esperienza della felicità duratura,

I poveri al centro

Oltre ai 90 anni di vita il MAC ricorda oggi anche i 50 anni di cooperazione con i Paesi poveri del Sud del mondo, dove i ciechi sono ancora più numerosi e vivono in condizioni difficili. Poi sottolinea i due elementi fondamentali che caratterizzano il carisma del Movimento.

Il primo è la condivisione tra ciechi e vedenti, come frutto della solidarietà nella reciprocità, in prospettiva di un fecondo cammino di inclusione ecclesiale e sociale. Il secondo è la scelta dei poveri, scelta che, in svariati modi e forme, è propria di tutta la Chiesa. Così cooperate a far crescere una Chiesa povera per i poveri, sperimentando che essi hanno molto da insegnarci, e che metterli al centro è una via privilegiata di evangelizzazione.

Alla vigilia della Giornata Mondiale dei Poveri, il Pontefice insiste dunque sulla necessità di scegliere i più bisognosi, di amarli, di scoprire in loro il volto di Cristo, di essere loro amici e di “prestare ad essi la nostra voce nelle loro cause”.

La cultura dell'accoglienza

Siamo chiamati, conclude Francesco, a lavorare anche per l’integrazione sociale e l’istruzione delle persone con disabilità, senza dimenticare il sostegno alle famiglie.

Tutto questo contribuisce a diffondere la cultura dell’accoglienza aiutando tante persone e tante famiglie. Anche se piccoli di fronte all’enormità dei problemi del mondo, siamo forti nell’amore di Dio e tutti chiamati a prenderci cura della fragilità del popolo e del mondo in cui viviamo.

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17 novembre 2018, 10:39