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Papa Francesco: non lasciamo in balia delle onde chi fugge in cerca di pace e giustizia

Ricevuti in Aula Paolo VI i Maestri del Lavoro italiani: il diritto alla speranza è il primo diritto umano. Senza lavoro non si può contribuire al bene comune. Appello a non lasciare soli i migranti

Michele Raviart – Città del Vaticano

“Solo se l’amore per i fratelli ci brucia dentro come un carburante spirituale, la nostra testimonianza sarà davvero efficace e capace di incendiare, mediante la carità, tutto il nostro mondo”. A farci da guida in questo, spiega Papa Francesco in aula Paolo Vi ai Maestri del Lavoro d’Italia (Ascolta il servizio con la voce del Papa), le Beatitudini di Gesù che ci insegnano “a noi e al nostro mondo a non diffidare o lasciare in balìa delle onde chi lascia la sua terra affamato di pace e giustizia”, “senza la comoda illusione che dalla ricca tavola di pochi, possa ‘piovere’ automaticamente il benessere per tutti”.

Senza speranza, nessuna felicità

La debolezza e la sofferenza delle persone non devono mai lasciarci indifferenti, continua il Papa, e dobbiamo sempre cercare di rendere, a chi l’abbia perduta, la speranza di cui si ha bisogno per vivere, “il diritto alla speranza. Quella speranza cancellata oggi per tanta gente, il primo diritto umano”, soprattutto per i giovani:

La speranza in un futuro migliore passa sempre dalla propria attività e intraprendenza, quindi dal proprio lavoro, e mai solamente dai mezzi materiali di cui si dispone. Non vi è infatti alcuna sicurezza economica, né alcuna forma di assistenzialismo, che possa assicurare pienezza di vita e realizzazione personale. Non si può essere felici senza la possibilità di offrire il proprio contributo, piccolo o grande che sia, alla costruzione del bene comune. Ogni persona può dare il suo apporto – anzi deve darlo! – così da non diventare passiva, o sentirsi estranea alla vita sociale.

Mai dimenticare gli esclusi

Il lavoro, infatti, “sta al cuore della vocazione stessa data da Dio all’uomo, di prolungare la sua azione creatrice e realizzare attraverso la sua libera iniziativa e il suo giudizio, un dominio sulle altre creature che si traduca non in asservimento dispotico, ma in armonia e rispetto”. Un progetto divino “fondato sulla concordia” di cui dobbiamo “contemplare la bellezza”, senza però rinunciare a guardare “con preoccupazione alla condizione attuale dell’umanità e del creato”:

Quante persone ancora rimangono escluse dal progresso economico. Quanti nostri fratelli soffrono perché schiacciati da violenza e guerre, o per il degrado dell’ambiente naturale. Quanti, ancora, sono oppressi per la marginalità in cui vengono relegati, e patiscono per la carenza di prospettive positive per il futuro, e quindi di speranza!

La dimensione “artigianale” dello sviluppo umano

Una società che non si basi sul lavoro, quindi, “si condannerebbe all’atrofia e al moltiplicarsi delle disuguaglianze”, mentre una società che “cerchi di mettere a frutto le potenzialità di ogni donna e ogni uomo”, “respirerà davvero a pieni polmoni”, “attingendo a un capitale umano pressoché inesauribile”, “mettendo ognuno in grado di farsi artefice del proprio destino, secondo il progetto di Dio”. La capacità, quella di “farsi artefici” che rende personale la dimensione del lavoro e “artigianale” quella dello sviluppo della propria vita”.

Tutelare il patrimonio culturale italiano

Papa Francesco ricorda poi la specificità del patrimonio ambientale, artistico e culturale italiano, “per il Paese, il bene comune più grande” e affida anche ai Maestri del Lavoro, l’associazione che comprende coloro i quali sono stati decorati con la stella al merito del lavoro da parte del presidente della Repubblica italiana e che stanno affrontato il tema in questi giorni nel loro Convegno nazionale, “il compito morale e civile di diffondere, promuovere e ampliare la cura del ‘Bel Paese’. Un obiettivo in cui emerge come primaria la “questione morale”, perché “rinnovare il lavoro in senso etico significa infatti rinnovare tutta la società”.

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Il Papa riceve i Maestri del Lavoro italiani
15 giugno 2018, 12:35