Versione Beta

Cerca

VaticanNews
Un bambino soldato del Sud Sudan Un bambino soldato del Sud Sudan  (AFP or licensors)

Papa: forte il dolore per la tragedia dei bambini soldato

In un nuovo tweet Francesco ricorda una piaga che ancora oggi interessa almeno 250 mila bambini nel mondo. All’appello del Pontefice si unisce anche Terre des Hommes Italia

Giada Aquilino – Città del Vaticano

“Sento forte il dolore per i tanti bambini strappati alle famiglie per essere usati come soldati. Questa è una tragedia!” Così Papa Francesco in un tweet pubblicato sull’account @Pontifex, nell’odierna Giornata internazionale contro l'uso dei bambini soldato. Un appuntamento che l’Onu fissa ogni anno nella ricorrenza dell’entrata in vigore - il 12 febbraio del 2002 - del Protocollo opzionale alla Convenzione sui diritti dell’infanzia. Più volte la voce del Pontefice si è levata per porre fine ad una piaga che oggi interessa, secondo dati Onu, almeno 250 mila bambini nei conflitti armati in tutto il mondo.

I precedenti appelli del Papa

Nel discorso di inizio 2014 ai membri del Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, Francesco ricordò come desti “orrore” il solo pensiero che vi siano bambini che ancora oggi vengono utilizzati come soldati, da forze regolari o irregolari che siano. Nel videomessaggio per l'Intenzione di preghiera del mese di dicembre 2016, così come in un tweet del 2017, esortò a “fare tutto il possibile” per il rispetto della dignità dei bambini e per porre termine a tale “forma di schiavitù”.

Le parole del Papa nel 2014

La piaga oggi secondo Terre des Hommes

Purtroppo negli ultimi anni, “con il moltiplicarsi delle guerre irregolari, di guerriglie, con i nuovi fenomeni di terrorismo e con il prolungarsi di tutti questi conflitti, il numero di bambini soldato – e parliamo veramente di bambini: quindi undici, dodici, tredici anni – è ricominciato a salire”, spiega Raffaele Salinari, presidente di Terre des Hommes Italia, organizzazione che da anni fa parte della coalizione internazionale “Stop Child Soldiers”.

I bambini soldato nel mondo

I Paesi più colpiti risultano essere quelli africani: “l’Africa centrale e adesso, negli ultimi anni, anche l’Africa sub-sahariana”, precisa Salinari spiegando però che si tratta di “un fenomeno che ha sempre avuto una forte incidenza pure in America Latina, per via delle guerriglie latinoamericane, le quali però negli ultimi anni sono rientrate, come ad esempio le Farc in Colombia”. Il fenomeno permane anche “nel Sud-Est asiatico, ad esempio nelle Filippine, nello Sri Lanka e in alcune parti al confine tra India e Pakistan”.

L’impiego e le violenze

Le Nazioni Unite mettono in luce come questi bambini vengano impiegati come combattenti, messaggeri, spie, facchini, cuochi; e le ragazze, in particolare, siano costrette a prestare servizi sessuali, privandole dei loro diritti e dell'infanzia. “Dobbiamo dire - prosegue il presidente di Terre des Hommes Italia - che si tratta infatti di bambini e bambine”, piccoli “usati” in primis come “veri e propri soldati, vengono cioè lanciati in battaglia”: oggi, “le armi più comuni - parliamo dell’AK47, del kalashnikov - sono state rimaneggiate per essere usate anche da bambini di dodici, tredici, quattordici anni”. Poi vengono destinati alla logistica: “il bambino è veloce, è quello che si vede di meno, che può trasportare armi da una parte all’altra del confine, nelle retrovie”, osserva Salinari. Infine un impiego “a cui spesso sono adibite le bambine” è quello “di truppa: non soltanto dei lavori più umili, ma anche della prostituzione infantile”.

L’impegno del Papa, con credenti e non credenti

Una vera e propria “tragedia”, come non esita a definire il fenomeno Papa Francesco: Raffaele Salinari spiega che quella del Pontefice “è una voce di grande testimonianza” che deve spingere “credenti e non credenti” innanzi tutto ad “occuparsi dell’opera di smobilitazione dei bambini”, cercando “di portare pace e quindi evitare che gli eserciti, specialmente quelli irregolari, arruolino i più piccoli”. Una volta realizzata la smobilitazione, sottolinea, “il bambino ha bisogno di un lunghissimo periodo di reintegrazione” e “di essere ascoltato”. Quindi è necessario “che i suoi talenti e le sue capacità vengano cambiati di segno: un bambino che può utilizzare un’arma è anche un bambino che diventa un bravo meccanico; un bambino che ha certe nozioni di territorio è - conclude - anche un bambino che può diventare un leader di comunità”.

Ascolta e scarica l'intervista a Raffaele Salinari
12 febbraio 2018, 13:39