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Cattedrale di Yangon Cattedrale di Yangon  (AFP or licensors)

Burke: viaggio del Papa in Myanmar nel segno dell’unità nella diversità

Primo briefing del direttore della Sala Stampa vaticana sulla tappa di Francesco in Myanmar: un “viaggio storico” per la “piccola Chiesa” del Paese asiatico . Commento agli eventi principali

di Alessandro De Carolis

Un “viaggio storico” per la “piccola Chiesa” del Myanmar. Il direttore della Sala Stampa vaticana, Greg Burke, ha aperto così il briefing nella sala stampa allestita a Yangon per i giornalisti di molte testate internazionali e locali, che stanno seguendo il viaggio di Papa Francesco in Myanmar.

Il portavoce vaticano e i tre vescovi birmani che lo affiancavano hanno risposto a numerose domande dei cronisti, in larga parte interessate a conoscere la posizione del Papa e della Santa Sede sul dramma dei Rohingya.

Greg Burke ha voluto anzitutto sottolineare il significato pastorale del 21.mo viaggio apostolico e, considerando gli incontri fin qui avuti dal Papa, ha scelto di sintetizzare così l’esperienza da lui vissuta a contatto con una Chiesa che, in un Paese ancora con molti muri, sa tuttavia essere ponte fra le diversità."Si può descrivere il viaggio del Papa- ha spiegato- con queste parole: unità nella diversità, come ha detto bene il Papa l’altro giorno con i leader religiosi. L'unità, anche di questa Chiesa cattolica piccola per il ruolo che gioca in tutta la società. Il Papa ha parlato di questo sia nella Messa sia nell’incontro con i vescovi. E poi ‘unità’- ha aggiunto- nel lavorare insieme con gli altri, oggi con i buddisti. Il Papa si è riferito al lavorare insieme per la pace e per il rispetto della dignità".

Nelle parole dei vescovi sono più volte riecheggiate quelle del Papa, che ha dedicato loro l’ultimo incontro della giornata. Francesco li ha portati sul terreno di una delle sue convinzioni più forti – la “Chiesa ospedale da campo” – e i presuli hanno detto di voler essere in sintonia con questo sprone che vuole la loro Chiesa fonte di riconciliazione. 

Sulla questione dei Rohingya, Greg Burke è stato chiaro. C’è una “situazione umanitaria molto grave, non c’è dubbio”, ha riconosciuto, “ma non si può ridurre un intero viaggio apostolico a una sola questione politica, a una parola detta o non detta. Il Papa è qui- ha affermato- e richiama l’attenzione, cerca di aiutare, e chi vuole capire, capisce quando il Papa parla di rispettare i diritti di tutti, nessuno escluso”.

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29 novembre 2017, 19:53