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Lettera di Papa Francesco su lavoro e sviluppo Lettera di Papa Francesco su lavoro e sviluppo 

Il Papa: il lavoro non è una merce, sia al servizio della persona

Papa Francesco: il lavoro, “chiave di tutta la questione sociale” ed anche leva “per lo sviluppo spirituale”, è una missione

di Amedeo Lomonaco

Il lavoro deve essere articolato attraverso un modello di sviluppo realmente sostenibile che faccia leva sulla “solidarietà universale di tutti i popoli”. E’ quanto sottolinea Papa Francesco nella lettera rivolta al cardinale Peter Turkson in occasione della Conferenza internazionale organizzata dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. Il convegno, che si è concluso oggi in Vaticano, ha affrontato il tema: “Dalla Populorum Progressio alla Laudato si’. Il lavoro e il movimento dei lavoratori al centro dello sviluppo umano integrale, sostenibile e solidale. Perché il mondo del lavoro continua a essere la chiave dello sviluppo nel mondo globale?”.

Seguire i passi di Gesù attraverso il lavoro
Il lavoro, “chiave di tutta la questione sociale” ed anche leva  “per lo sviluppo spirituale”, è una missione. Gesù, che “dedicò la maggior parte degli anni della sua vita sulla terra al lavoro manuale presso un banco di carpentiere”, ci invita “a seguire i suoi passi attraverso il lavoro”. “Ogni lavoratore è la mano di Cristo che continua a creare e a fare il bene”.

Il lavoro non è una merce
Il lavoro, “essenziale per la fioritura della persona”, è anche “una chiave dello sviluppo sociale”. Non è una merce, “né un mero strumento della catena produttiva”. Di qui l’imperativo etico di “difendere i posti di lavoro, di crearne di nuovi”. Tuttavia, la persona “non è solo lavoro”. Altre necessità umane - osserva Papa Francesco - sono “la famiglia, gli amici e il riposo”. Il lavoro deve essere “al servizio della persona”.

Lavoro, casa e terra: tre variabili per un autentico sviluppo
Se si basa solamente “sull’aspetto materiale della persona”, se danneggia l’ambiente o se porta benefici solo ad alcuni, il modello di sviluppo economico provoca un grido, “tanto dei poveri quanto della terra”. Deve invece basarsi sulla connessione tra lavoro, casa e terra. Un’altra triplice interdipendenza, cruciale per un autentico sviluppo economico, è quella tra lavoro, tempo e tecnologia.

La mentalità utilitaristica è in funzione del dio denaro
I lavoratori, nelle lotte per rivendicare i loro diritti, hanno imparato “ad affrontare una mentalità utilitaristica, di corto raggio e manipolatrice”. Per questa mentalità “non importa se c’è degrado sociale e ambientale”. “Non importa che cosa si usa e che cosa si scarta”. “Importa solo il guadagno immediato” e tutto si giustifica “in funzione del dio denaro”.  Oggi è in gioco “la dignità del lavoro di tutti”.

Ascoltare soprattutto le voci delle periferie
Nel dialogo sullo sviluppo, “tutte le voci e le visioni sono necessarie”, ma specialmente quelle “meno ascoltate”, quelle delle periferie. “Occorrono persone che lavorino senza sosta per dare vita a processi di dialogo a tutti i livelli. Affinché il dialogo sia fruttuoso, “è necessario partire da ciò che abbiamo in comune”. Questa - ricorda il Papa - è la base per “rinnovare la solidarietà universale di tutti i popoli”, anche quelli di domani.

Uscire dall’economia di mercato
Il Papa esorta anche a trovare il modo di “uscire da un’economia di mercato e finanziaria” per prediligere un modello in cui l’attività umana sia il centro. Per dare forma a questo sistema virtuoso, “i sindacati e i movimenti di lavoratori per vocazione devono essere esperti in solidarietà”. Servono “linee concrete di azione a partire dal punto di vista dei lavoratori”, vie che conducano ad uno sviluppo umano, integrale, sostenibile e solidale.

Seguire la via della solidarietà globale
Per contribuire allo sviluppo solidale bisogna guardarsi da tre tentazioni. La prima è quella che mira a proteggere solo gli interessi di alcuniignorando i poveri, gli emarginati e gli esclusi. La seconda è il cancro sociale della corruzione. Ed è terribile - sottolinea Francesco - quando coloro che si definiscono “sindacalisti”, “si mettono d’accordo con gli imprenditori e non si interessano dei lavoratori”. La terza tentazione è quella dell’individualismo e del consumismo a cui si deve contrapporre “una nuova solidarietà globale”.

24 novembre 2017, 21:24