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2020.01.25 giornata della memoria, olocausto

Shoah, l'ingegnere ebreo salvato da un amico

Preserntato oggi, in occasione della Giornata della Memoria, in Valsugana il cortometraggio dedicato allo straordinario coraggio di un uomo che è riuscito a strappare dalla morte dei campi di sterminio un giovane padre di quattro figli. Una storia emblematica di altruismo e carità che ha segnato un'intera comunità

Federico Piana - Città del Vaticano

Dura solo poco più di trenta minuti, Adone e l’ingegnere. Storia di un ebreo salvato dall’amico. Ma il cortometraggio diretto dal regista Alberto Beltrami e monsignor Luigi Bressan, arcivescovo emerito di Trento, è come se prendesse lo spazio di una vita intera, anzi due: quella di Mario Castelnuovo e del suo amico Adone Purin. Esistenze che si intrecciano durante gli anni orribili e bui della Seconda Guerra mondiale, delle bombe che annientano nazioni e città, della follia antisemita.

Lo sfondo della Valsugana

Lo sfondo è quello dell’allora piccolo comune di Spera, arroccato in Valsugana, nella provincia autonoma di Trento. Mario è un ingegnere romano di origine ebrea che dopo la Grande Guerra del 1915 - alla quale prende parte come volontario sull’Altipiano di Asiago - e gli studi universitari si traferisce a Venezia e incontra Maria con la quale ha quattro splendidi figli. Adone è un signore buono, altruista, benvoluto da tutti: è il guardiano della diga di Carzano, a sei chilometri dal piccolo paese. I loro due destini diventano uno solo quando Mario chiede ad Adone di aiutarlo a sfuggire alla cattura delle SS che erano sulle sue tracce per spedirlo nell’inferno dei campi di concentramento. Fino a quel momento, i due non si conoscevano poi così tanto  bene: ma Adone non ci pensa neanche un secondo ed accetta, a rischio della propria vita e di quelle dei suoi familiari.

Angoscia che tormenta

Il cortometraggio, il cui testo è stato scritto dal giornalista  dei media vaticani Fabio Colagrande, proietta lo spettatore fin dentro i pensieri e gli stati d’animo del protagonista in fuga quando ripropone, in forma di racconto diretto, la ricostruzione di quello spaccato tragico di vita fatto molti anni dopo dallo stesso Mario in un’intervista ad un giornale locale. Da quella narrazione fedele si percepisce con mano l’angoscia che lo inizia ad inghiottire fin dal 1938: con l’entrata in vigore delle leggi raziali perde il lavoro alle Assicurazioni Generali e da Venezia si trasferisce a Spera dove compra una casa ed un pezzo di terra per fare il contadino e mantenere la sua famiglia.

Sentirsi braccato

Ma non si sente al sicuro. Si sente braccato. Quando capisce che le SS ormai stanno per prenderlo chiede ad Adone, suo vicino di casa, di nasconderlo vicino alla diga, nel bosco. Lui coraggiosamente lo fa, nel segreto più completo, fino all’armistizio del 1943 quando Mario, convinto dal podestà locale che il pericolo fosse passato, esce allo scoperto e torna a casa dai suoi cari. Ma è una tragedia, testimonia una dei figli agli autori del docufilm: a pochi giorni dal Natale, le SS lo arrestano.

L'amore dell'amico

Dopo duri maltrattamenti, cinque mesi di prigione a Trento e l’internamento nel campo di concentramento di Fossoli, Mario viene destinato ad Auschwitz. Ma è sul treno che lo sta conducendo verso una morte sicura che trova la salvezza: con il suo fiuto d’ingegnere, scova una leva posta in basso al vagone blindato che apre una delle porte. Quando arriva il momento giusto la tira: si salvano in tre, lui e due altri uomini ebrei. Valicando i passi di montagna, Mario arriva a Pontarso dove sa di poter incontrare il suo amico Adone che anche questa volta non si tira indietro: lo rifocilla e lo nasconde di nuovo, nonostante i pericoli siano diventati ancora maggiori.

Ricordo indelebile

Il cortometraggio, presentato ufficialmente oggi in Valsugana in occasione della Giornata della Memoria istituita per ricordare le vittime dell’Olocausto, si chiude con le toccanti immagini dei figli di Adone e Mario che scoprono la riproduzione di un quadro del pittore Mario De Luigi intitolato Litanie della Madonna. Non solo un ex voto adagiato su un capitello nella frazione di Torgheli ma anche un monito sulla stoltezza e la crudeltà della guerra e il simbolo di un’amicizia che non ha conosciuto limiti e confini.

 

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