La Shoah 80 anni dopo. Harmęże, luogo di memoria e speranza
Karol Darmoros - Città del Vaticano
È un luogo segnato dalla storia. Nella primavera del 1941 il villaggio di Harmęże fu spostato e demolito e i tedeschi stabilirono qui il sottocampo di Auschwitz, che poi più tardi è diventato sede del convento francescano e del Centro di S. Massimiliano. Lo ha ricordato il direttore del Centro, padre Kazimierz Malinowski, in una intervista a Radio Vaticana - Vatican News. I prigionieri, spiega, venivano portati ogni giorno ad Harmęże dove venivano impiegati in condizioni estremamente difficili nei grandi stagni per i pesci, gli stessi bacini in cui venivano sparse le ceneri delle persone uccise ad Auschwitz-Birkenau.
Nella commemorazione dell'80.mo anniversario della liberazione del campo di concentramento, che cade nel 2025, padre Malinowski sottolinea l'importanza della memoria e della testimonianza d'amore di fronte al male. “La consapevolezza di essere in un posto speciale è sempre stata in Harmęże. Ecco perché - prosegue il religioso - ci siamo trovati qui come francescani. Il Centro è stato creato in seguito alla necessità di ringraziare Dio per San Massimiliano Kolbe, la sua canonizzazione. Questo luogo è stato indicato dal cardinale Franciszek Macharski proprio perché faceva parte del campo”.
Il Santuario dell'Amore Vittorioso
Oggi il centro è principalmente un luogo di preghiera e formazione. Per la giornata di oggi, 27 gennaio, ad Harmęża è stata celebrata una Messa e rappresentanti del Centro S. Massimiliano hanno preso parte alla cerimonia dell’anniversario al cancello del campo di Birkenau. Quasi 60 delegazioni di Stati e organizzazioni internazionali, guidate da case reali, presidenti e rappresentanti dei governi, hanno confermato la loro partecipazione alla cerimonia.
Il Centro è stato definito il Santuario dell'Amore Vittorioso. “Alla domanda su dove fosse Dio ad Auschwitz, la risposta è la testimonianza di San Massimiliano, che ha dato la vita per il compagno di prigionia Franciszek Gajowniczek”, affermo padre Malinowski. “Vogliamo mostrare il sacrificio di San Massimiliano in questo contesto, l'amore vittorioso di Dio. Che anche in circostanze terribili Dio è stato in grado di superare attraverso l'uomo attraverso il dono della vita che san Massimiliano ha offerto lì il 29 luglio 1941”.
“I cliché della memoria” di Marian Kołodziej
Uno degli elementi chiave del Centro è la mostra “I cliché della memoria. Labirinti”, di Marian Kołodziej, un eccezionale scenografo ed ex prigioniero di Auschwitz fin dal primo trasferimento. Kolodziej realizzò quest'opera solo 50 anni dopo la guerra, quando, dopo un ictus e una parziale paralisi, decise di affrontare il proprio trauma vissuto nel lager.
“La mostra stessa - indica padre Malinowski - è una forma di dialogo tra Kołodziej e San Massimiliano. È un dialogo sul mondo dei valori e sui confini che una persona non può varcare per non perdere la propria umanità e la propria dignità. Questo - osserva ancora - è uno dei temi principali della mostra”. L’esposizione contiene oltre 40 disegni raffiguranti S. Massimiliano e tuttora, grazie all'incoraggiamento dello stesso autore, ispira i visitatori a pensare alle manifestazioni contemporanee del male che, evidenzia Kołodziej, è ancora presente nelle varie forme di odio.
Nuove iniziative per i giovani
Il Centro introduce anche nuove forme di educazione rivolte a ragazze e ragazzi, che dopo aver visto la mostra hanno l'opportunità di discutere e riflettere durante speciali lezioni museali. “Molti giovani - riferisce il direttore del Centro San Massimiliano - lasciano la mostra profondamente commossi. Da quest'anno, proponiamo loro di incontrarsi in un’aula subito dopo aver visitato la mostra per parlare insieme di ciò che hanno vissuto, quali esperienze hanno tratto sulla base di schemi metodologici preparati da specialisti”.
Preghiera e memoria a Harmęże
Nei progetti del Centro S. Massimiliano c'è il rinnovamento delle stazioni della Via Crucis che provengono dalla cava di ghiaia di Oświęcim, dove si svolge regolarmente il rito per le vittime di Auschwitz. Di particolare importanza è anche la statua della Madonna dietro i fili, scolpita da un prigioniero del campo, Boleslao il Mercante. “Questa statuetta – conclude padre Malinowski - è la patrona delle famiglie di Auschwitz, cioè di tutti i loro antenati passati per Auschwitz, e ricorda la forza spirituale dei prigionieri. Certamente tutta l'atmosfera di questo luogo porta a una profonda riflessione, alla ricerca di Dio, alla risposta su quanto è accaduto”.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui