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Il luogo dell'attentato dove hanno perso la vita i figli del leader di Hamas Il luogo dell'attentato dove hanno perso la vita i figli del leader di Hamas  (AFP or licensors)

Gaza, la guerra brutta e inutile

Su L’Osservatore Romano una considerazione sull’“orgoglio” dell’orrore perpetrato assieme alle atrocità subite durante il conflitto che sta insanguinando la Striscia

di Roberto Cetera

Passano ogni giorno sui computer decine di video orripilanti provenienti da entrambe le parti in conflitto che mostrano cadaveri sfigurati, feriti menomati, prigionieri malmenati. Il fatto che una parte di questi siano probabilmente dei fake prodotti dall’intelligenza artificiale poco toglie all’orrore che generano. Perché già solo sceneggiare queste scene è indice di una propensione inumana alla violenza più efferata.

Il paradosso è che nella medesima collezione mediatica puoi trovare l’atrocità subita e l’orgoglio per quella perpetrata. Si è imparato a riconoscerli e a cestinarli fin dalle prime immagini, anche perché nulla aggiungono alla già tragica cronaca della guerra.

Ma nei giorni scorsi un video ha scosso più degli altri, e paradossalmente un video non cruento. È il video — poi divenuto virale — in cui Ismail Haniyeh, il capo di Hamas all’estero, viene informato in tempo reale da un suo collaboratore che i suoi tre figli e due nipoti sono stati uccisi da un raid israeliano a Gaza.

La scena, ripresa a Doha in Qatar, è impressionante. Haniyeh non batte ciglio. Letteralmente. Neanche una smorfia che tradisca un’emozione. Poi sempre freddamente si rivolge al suo interlocutore e dice «Ringrazio Dio che mi ha fatto l’onore di donarmi tre figli martiri». Poi si gira di nuovo e freddamente dice «Ora andiamo, ci aspettano». Come dire: non perdiamo altro tempo.

Nessun altro, pur cruento, video dall’inizio della guerra a Gaza ha impressionato come questo.

E viene da pensare non solo all’indicibile orrore che il fanatismo religioso può produrre, all’assurdo per cui spetti alla religione cantare l’osanna alla morte. Ma torna anche alla mente una conversazione di qualche mese fa con l’ex agente dei servizi di sicurezza israeliani Yigal Carmon. Il quale criticava il premier Netanyahu per la guerra a Gaza, non tanto per la sua disumanità, quanto per la sua definitiva inutilità. Rilevando che Hamas prima che terrore è ideologia spiegava: «Si può combattere una guerra contro uno che è felice di essere ammazzato?».

Che Carmon avesse ragione lo testimoniano sei mesi di atrocità. Assurdamente inutili.

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16 aprile 2024, 16:57