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La ricostruzione del Colosso di Costantino, dall'illusione alla visione

Dopo l'esposizione di Milano, è giunta a Roma la replica di una delle statue più celebri dell'età tardoantica, presentata nel cortile di Villa Caffarelli, sua naturale collocazione. Il soprintendente Claudio Parisi Presicce: "Una sfida quella di passare dalla restituzione virtuale alla restituzione reale". Le analisi e gli studi scientifici offrono “sufficienti elementi per proporre una ricostruzione molto fedele"

Maria Milvia Morciano - Città del Vaticano

Lo sguardo di chi entra nel cortile del Palazzo dei Conservatori, ai Musei Capitolini, è immediatamente catturato dai frammenti di una grande statua maschile. Sono i resti del leggendario Colosso di Costantino, una delle statue più celebri del mondo tardoantico, alto in origine 13 metri, secondo soltanto per grandezza alla perduta statua di Nerone che le fonti antiche dicono misurasse circa 30 metri.

Del colosso, datato l'anno seguente alla vittoria al Ponte Milvio, tra il 313 e il 324, rimangono la testa - sbarbata, dai tratti decisi, fronte bassa e naso aquilino - il braccio destro, il polso, la mano destra, il ginocchio destro, lo stinco destro ed entrambi i piedi. I frammenti marmorei furono trovati, in situ, nell’abside occidentale della Basilica di Massenzio nel 1486, sotto il pontificato di Innocenzo VIII.

I frammenti originali della colossale statua di Costantino, nel cortile del Palazzo dei Conservatori, Musei Capitolini
I frammenti originali della colossale statua di Costantino, nel cortile del Palazzo dei Conservatori, Musei Capitolini

A Roma è stata presentata ieri la ricostruzione della scultura, così come doveva apparire nella sua integrità originaria. Sono intervenuti il sindaco Roberto Gualtieri e l’assessore alla Cultura di Roma Capitale Miguel Gotor; i rappresentanti promotori del progetto: il sovrintendente ai beni culturali Claudio Parisi Presicce per la Sovrintendenza Capitolina, Salvatore Settis, per la Fondazione Prada, e Adam Lowe per la Factum Foundation for Digital Technology in Preservation. La statua è stata già esposta a Milano lo scorso anno, in occasione della mostra “Recycling Beauty” curata da Salvatore Settis e da Anna Anguissola con Denise La Monica, ma da oggi si troverà a Roma nell'area dove un tempo sorgeva il tempio capitolino, nel cortile di Villa Caffarelli.

Immagine della mostra “Recycling Beauty”, Fondazione Prada, Milano, Foto Roberto Marossi, Courtesy: Fondazione Prada
Immagine della mostra “Recycling Beauty”, Fondazione Prada, Milano, Foto Roberto Marossi, Courtesy: Fondazione Prada


Claudio Parisi Presicce ha condiviso con Radio Vaticana - Vatican News alcuni aspetti del progetto e del portato simbolico che la statua ha rivestito nella storia.

Ascolta l'intervista a Claudio Parisi Presicce

Ricordando che la sua destinazione è stata fin dall’inizio presso i Musei Capitolini, il soprintendente sottolinea come si tratti di un lavoro che viene da lontano, preceduto dall’analisi dei singoli frammenti. “L'occasione della mostra - spiega - ha consentito di accettare una sfida che è quella di passare dalla restituzione virtuale alla restituzione reale”. Diversi studi scientifici, tra cui quelli dello stesso Parisi Presicce, hanno permesso di offrire “sufficienti elementi per proporre una ricostruzione molto fedele. Non ci sono elementi di incertezza nell’iconografia, nel modello di riferimento e nella posizione dei dieci frammenti”, continua ancora Parisi Presicce. “Il risultato è sicuramente utile per proporre ai visitatori la percezione di quel rapporto che doveva esserci in antico tra i sudditi e l'immagine dell'imperatore”. I confronti con la grande statua sono puntuali, ad esempio di tipo numismatico, come un medaglione bronzeo di Costantino datato al 326 d.C. dove l’imperatore è raffigurato nelle sembianze di Giove, o con statue di Giove stesso come quella all’Ermitage di San Pietroburgo, di età flavia (69-96 d.C.). 

Giove del tipo  Zeus Olimpio da Olimpia di Fidia, h. 3,47 m, Museo dell'Ermitage, San Pietroburgo
Giove del tipo Zeus Olimpio da Olimpia di Fidia, h. 3,47 m, Museo dell'Ermitage, San Pietroburgo

Si tratta di una vera e propria assimilazione del dio più importante dell’Olimpo con l’imperatore. “Il momento in cui Costantino sconfigge il suo avversario Massenzio, nella battaglia di Ponte Milvio del 312, diventa - sottolinea il soprintendente - il confine tra il mondo nuovo e quello passato. L’imperatore, con l'editto di Milano, accettò ufficialmente la nuova religione cristiana, ma allo stesso tempo era l'erede di una tradizione imperiale dalla lunga vita - tre secoli - e quindi, molto probabilmente, scelse di seguire l'impronta degli imperatori precedenti nell’immagine, nella raffigurazione di sé e utilizzò, come già altri predecessori, un'immagine di Giove come modello di riferimento per esaltare la sua vicinanza al mondo divino piuttosto che a quello del popolo. E il gigantismo della statua è uno degli strumenti utilizzati, proprio per esaltare questa distanza”. La restituzione della replica, realizzata alla stessa scala e con le stesse proporzioni dell’originale, impressiona anche oggi.

 Una sezione del Colosso di Costantino ricostruito nel workshop di Factum Foundation,© Otto Lowe  Factum Foundation
Una sezione del Colosso di Costantino ricostruito nel workshop di Factum Foundation,© Otto Lowe Factum Foundation

Il riutilizzo di una statua più antica

Costantino ha inoltre riadattato una statua più antica, forse proprio quella di Giove, danneggiata dall’incendio dell’80 d.C. e poi sostituita, che fino a quel momento era custodita nel tempio dedicato alla Triade capitolina: il torso nudo appare avvolto da un panneggio dorato. Lo sguardo che oggi è vuoto, un tempo doveva forse avere pupille sfavillanti, riempite di pietre, ma è ancora oggi imperioso e terrifico. In una mano tiene lo scettro ad asta lunga, nell’altra il globo, simboli del potere imperiale. Inoltre il ginocchio scoperto evidenzia l’invito a gesti di devozione, da parte dei fedeli nel caso di Giove, e dei sudditi per l’imperatore. La testa porta evidenti segni di una rilavorazione successiva: in origine aveva la barba e la fronte era più alta. Ad ogni evidenza, al volto e alla capigliatura furono mutati i connotati per trasformarli nella fisionomia riconoscibile di Costantino.

Una replica fedele anche nei dettagli

Si tratta di un acrolito: testa, busto e arti in marmo e il resto in bronzo o stucco dorato. La ricostruzione, invece, fa notare Parisi Presicce, “è stata realizzata con una resina che ha all'interno delle polveri che rendono la superficie di questi singoli frammenti riprodotti il più simile possibile agli originali. Sono stati addirittura riproposti i segni del tempo provocati dall’esposizione di secoli nel cortile del Palazzo dei Conservatori, proprio per dare il più possibile la sensazione di avere di fronte l’opera autentica”. I panneggi e le parti in bronzo dorato sono stati realizzati in polistirene patinato in resina e polvere di bronzo, su cui è stata applicata foglia d’oro.

Elaborazione in 3D del Colosso di Costantino, © Irene Gaumé Factum Foundation

Un tempo che cambia inarrestabile

Il Colosso di Costantino è l’ultima statua colossale della storia romana. La chiave, scelta per legittimare l’ascesa al potere dell’imperatore, ricalca e riutilizza il simbolo per eccellenza del potere statale, Giove Capitolino od Ottimo Massimo. Costantino prende le sembianze di quel dio che lui stesso aveva rifiutato di omaggiare nel momento della sua incoronazione, ma si tratta di una tipologia statuaria che non si sarebbe più ripetuta. La stessa cosa riguardo la sua ubicazione nell’ultimo monumento architettonico pubblico di carattere civile realizzato nella Roma antica, la basilica di Massenzio sulla Via Sacra, la cui tipologia planimetrica si ritroverà e diventerà diffusa, ma nelle chiese cristiane. 

I rappresentanti di Factum Foundation, Sovrintendenza Capitolina e Fondazione Prada nel workshop di Factum Foundation, © Otto Lowe  Factum Foundation
I rappresentanti di Factum Foundation, Sovrintendenza Capitolina e Fondazione Prada nel workshop di Factum Foundation, © Otto Lowe Factum Foundation

Nuovi simboli che cambiano i tempi

In quel momento di cerniera, e la statua ne è un simbolo forte, c’è il cambiamento. La violenza, la sopraffazione del potere, come Salvatore Settis he definito quell’immagine epifanica, è in realtà l’annuncio che il mondo stava cambiando e che niente sarebbe stato come prima. Forse anche la rappresentazione di una confusione tra un vecchio mondo e un futuro prossimo che arrivava in modo sempre più dirompente. Nel colosso di Costantino c’è la contraddizione di quel tempo. Sarebbe stata presto sostituita da un’altra contraddizione: quella mansueta della Croce. E un ruolo fondamentale venne proprio dalla madre di Costantino, Elena, che portò anche, a Roma, reliquie della Passione di Cristo dalla Terra Santa.

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07 febbraio 2024, 11:30