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Il presidente di Sant'Egidio con alcuni rifugiati Il presidente di Sant'Egidio con alcuni rifugiati

Impagliazzo: l’Europa torni a salvare le vite nel Mediterraneo

Il presidente della Comunità di Sant’Egidio presenta le proposte per una immigrazione regolare e chiede che l’Italia coinvolta l’Ue perché si metta fine al conto dei morti in mare. “L’immigrazione non è una emergenza”

Francesca Sabatinelli - Città del Vaticano

L’Europa torni a salvare le vite in mare, deve essere messa di fronte alle sue responsabilità, perché l’Italia deve essere aiutata a salvare non a respingere. Marco Impagliazzo presidente di Sant’Egidio presenta i punti cari alla comunità di Trastevere ma fondamentali perché si finisca con il conto delle morti in mare e perché anche, altro aspetto importante, si possa stesso tempo rendere i minori non accompagnati che arrivano nella penisola una risorsa e un valore aggiunto. Impagliazzo parla in conferenza stampa, spiega come l’Italia sia il primo Paese come numero di salvataggi in mare. “Ma questo non basta - avverte parlando con Vatican News - ci sono migliaia di morti in mare. Papa Francesco continua a ripeterci che il Mediterraneo è il più grande cimitero d'Europa. Quindi l'Italia chieda all'Europa un impegno maggiore, perché non c'è una struttura europea oggi che si occupi del salvataggio in mare nel Mediterraneo”. La storia degli ultimi mesi, spiega ancora, dimostra come le ong non siano un pull factor, un fattore di attrazione, anzi fanno un lavoro straordinario, così come lo fa la Guardia costiera, solo che oggi devono portare le persone nei porti lontani, e questo è uno spreco di risorse, una fatica per chi lavora e per chi viene salvato.

Ascolta l'intervista con Marco Impagliazzo

Smantellato il sistema di accoglienza

L’immigrazione, prosegue, in Italia non è una emergenza, e se per tutta l’estate si è parlato di "emergenza Lampedusa" per il sovraffollamento è stato perché è stato smantellato il sistema di accoglienza per scelte non razionali. I numeri parlano chiaro, indicano ad agosto che le persone sbarcate sulle coste italiane sono state 113 mila, rispetto alle 181 mila del 2016, numeri che dicono che è possibile lavorare per una immigrazione regolare. Bisogna poi "aumentare il numero degli insediamenti, sulla base del concetto di solidarietà", e valorizzare "il tema dell’accoglienza diffusa soprattutto per i minori non accompagnati". Ne sono un esempio la buona pratica dei corridoi umanitari aperti ormai dal 2016, frutto di un Protocollo d'intesa tra la Comunità di Sant'Egidio, la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, la Tavola Valdese, la Cei-Caritas e il governo italiano. “Quello che chiediamo è una accoglienza diffusa, nei piccoli centri, in quell’Italia che è più spopolata, per provare a lavorare su una accoglienza che veda l’immigrazione come una risorsa”. L’esempio di Impagliazzo è quello dei minori non accompagnati, migliaia di ragazzi che arrivano in un Paese in piena crisi demografica ai quali non viene data prospettiva e che finiscono vittime della burocrazia. Basterebbe più sostegno all’istituto dell’affidamento, per questi minori, è l’indicazione. “L’Italia - aggiunge - potrebbe poi chiedere fondi all’Unione europea per lo studio, per l’avviamento al lavoro, ci sarebbero molte associazioni e comunità religiose disposte a lavorare su questo. Ma i soldi non ci sono e - come dice Papa Francesco - accoglienza e integrazione vanno sempre accompagnate”. L’auspicio è, inoltre, che si possa finalmente ampliare il riconoscimento dei titoli di studi già acquisiti all’estero evitando gli ostacoli esistenti, in mancanza di questo si potrebbe ovviare con corsi aggiuntivi sorretti da borse di studio.

Due dei rifugiati siriani aiutati dalla Comunità di Sant'Egidio
Due dei rifugiati siriani aiutati dalla Comunità di Sant'Egidio

Il decreto flussi

Altro punto fondamentale per la Comunità di Sant’Egidio è la richiesta di aumentare assolutamente il numero delle badanti. “Pur apprezzando l'allargamento del decreto flussi del governo italiano sul triennio 23-25 - è l’indicazione di Impagliazzo - chiediamo di aumentare il numero delle badanti, perché quello previsto di 9.500 è troppo scarso rispetto a una richiesta enorme delle famiglie italiane per l'invecchiamento della popolazione e per altre problematiche”. la sollecitazione è quindi che la regolarizzazione del 2020 venga applicata - “e siamo nel 2023”, soggiunge il presidente di Sant’Egidio.

Le testimonianze di Angusam e di Ahman

Angusam, viene dall’Eritrea, prima dei corridoi umanitari ha tentato la via del Mediterraneo. “Sono partito dall'Eritrea il 17 di novembre 2005. Sono arrivato in Sudan dove sono rimasto tre mesi, lavorando, poi sono partito per la Libia, è stato difficile, difficilissimo” Angusam è stato arrestato in Libia, liberato dopo un mese e dietro il pagamento di mille dollari. Dopo il fallimento di un primo tentativo di attraversare il mare, rientrato in Tunisia, in Italia è poi riuscito ad arrivare grazie ai corridoi umanitari.

Ahman ha abbandonato Homs in Siria, nel 2013, “mi rifiutavo di fare servizio militare nel periodo della guerra perché non volevo ammazzare nessuno, non volevo sporcarmi le mani con il sangue degli altri. Quindi su pressione dei miei genitori ho lasciato il Paese per andare in Libano dove ho vissuto sei anni e poi attraverso la Comunità di Sant'Egidio e i corridoi umanitari sono arrivato in Italia”. Ahman è arrivato nel 2019 con un volo sicuro e non attraverso il mare, oggi lavora alla Sala Operativa Sociale del Comune di Roma, come mediatore culturale, “ma purtroppo - è la sua amarezza - alcuni sono morti ed è diventato, il Mediterraneo, un cimitero”.

Le testimonianze di Angusam e Ahman al microfono di Alessandro Guarasci

Salvare, accogliere e integrare, sono dunque le tre proposte di Sant’Egidio per un’immigrazione regolare, prima di tutto però si deve salvare.

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05 settembre 2023, 16:19