Cerca

Membri della giunta golpista del Niger ad una manifestazione pubblica Membri della giunta golpista del Niger ad una manifestazione pubblica 

Niger, chiuse tutte le frontiere. Per i salesiani "impossibile operare nel Paese"

Continua a rifiutare la negoziazione la giunta militare che nel Paese africano ha rovesciato il governo legittimo. Domani 10 agosto ad Abuja, il vertice dei Paesi dell’Africa occidentale per discutere della crisi, dopo la scadenza dell’ultimatum ai militari golpisti, mentre la Nigeria impone nuove sanzioni. Il segretario di Stato americano Blinken ha intanto telefonato al deposto presidente nigerino Bazoum garantendogli lo sforzo degli Usa per una soluzione diplomatica

Marco Guerra – Città del Vaticano

In Niger i militari golpisti restano insensibili ad ogni tentativo diplomatico per ricostituire un governo legittimo nel Paese. La diplomazia viene vista l’opzione migliore per risolvere la crisi da gran parte della comunità internazionale, ma sul Paese incombe l’ultimatum scaduto dell’Ecowas, la Comunità degli Stati dell'Africa Occidentale, che ha minacciato di intervenire militarmente per reintegrare il presidente Bazoum, rovesciato il 26 luglio scorso. Domani i Paesi dell’Ecowas si riuniranno nella capitale della Nigeria, Abuja, per decidere come continuare a porsi davanti alla crisi politica. Alla vigilia dell’incontro Ecowas fa sapere che continuerà ad adottare “tutte le misure necessarie per ristabilire l’ordine costituzionale”, mentre la Nigeria impone nuove sanzioni ai golpisti.

La preoccupazione di vescovi

Ad ogni modo, dopo i numerosi appelli provenienti da Stati Uniti ed Europa, tesi a scongiurare un’escalation militare della crisi, sembra meno probabile un intervento armato dell’Ecowas in Niger, anche perché l’eventuale conflitto rischierebbe di estendersi in tutto il Sahel, dal momento che Mali e Burkina Faso hanno espresso solidarietà ai militari golpisti saliti al potere a Niamey. Lo spettro di un conflitto preoccupa i vescovi di tutta l’Africa occidentale che dicono un fermo no all’uso della forza, denunciando il rischio che il Paese possa divenire una “seconda Libia”.

Blinken chiama il presidente deposto Bazoum

Intanto il segretario di Stato americano, Anthony Blinken, ha telefonato al presidente eletto del Niger, Mohamed Bazoum, rimosso a seguito al golpe. "Ho parlato a Bazoum dei nostri continui sforzi per trovare una soluzione pacifica all'attuale crisi costituzionale", nel Paese africano, ha riferito Blinken su Twitter. "Gli Stati Uniti ribadiscono il loro appello per l'immediato rilascio di lui e della sua famiglia", ha aggiunto il segretario di Stato. E mentre Mali e Burkina Faso hanno chiesto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di evitare l'inizio della azione militare contro i golpisti, un ex leader ribelle e politico in nigerino, Rhissa Ag Boula, ha annunciato la creazione di un movimento politico chiamato Consiglio di Resistenza per la Repubblica (CRR) per riportare al potere il presidente estromesso Mohamed Bazoum.

Padre Crusafulli (salesiani): impossibile opeare in Niger

Il timore di un espandersi delle tensioni in tutta l’area del Sahel scuote anche la Chiesa africana, come testimonia a Vatican News padre Jorge Crusafulli, ispettore dei salesiani per il Niger e la Nigeria, che da oltre 30 anni opera in tutta l’Africa Occidentale. “In questo momento la situazione è molto delicata, come don bosco volevamo aprire una nuova missione in Niger a settembre ma ora è diventato impossibile – riferisce il religioso -. Se la Nigeria intervenisse militarmente potrebbe causare un conflitto in tutta la regione con conseguenze per tutto il mondo, l’unica soluzione è il dialogo e la ricerca della pace”.

Ascolta l'intervista a padre Crusafulli

Tutte le frontiere con il Niger sono chiuse

Padre Crisafulli ricorda poi che tutte le minoranze in Niger vivono in una situazione che era complicata già prima del conflitto e “che ora lo è ancora di più”. “La presenza di gruppi di estremisti islamici è un problema immenso – sottolinea il responsabile dell’opera di don Bosco -, l’attuale vescovo di Niamey ha chiuso tutte le presenze della Chiesa nelle zone rurali a causa degli estremisti che attaccano i villaggi”. “Ci ha detto a noi salesiani – aggiunge - di non andare nelle zone rurali e che avremmo potuto aprire una missione solo nella capitale”. L’ispettore dei salesiani nella regione riferisce anche che tutte le frontiere con il Niger sono chiuse, gli autotrasportatori sono bloccati e che per i migranti che vogliono raggiungere il Mediterraneo è molto pericoloso attraversare il confine in questo momento. C’è inoltre preoccupazione per i nigeriani che lavorano in Niger, “pensiamo che possano ricevere attacchi”. Il tutto è complicato da “la presenza del gruppo mercenario russo Wagner e un sentimento negativo contro l’Europa e la Francia”.

Serve uno sforzo comune

Si rischia quindi una guerra in tutto il Sahel mentre soffiano sul fuoco anche potenze esterne. “Europa, Stati Uniti, Cina e Russia hanno solo un interesse economico e geopolitico, non sono interessate alle persone”, spiega padre Crusafulli, secondo il quale “mirano alle risorse naturali, in particolare all’uranio”. Il religioso esorta quindi “a rispettare l’Africa le sue tradizioni e le sue istituzioni, il neocolonialismo culturale ed economico è dannoso”. L’ispettore dell’Opera di don Bosco chiede di compiere ogni sforzo possibile per evitare una guerra fratricida tra africani, “sarebbe un disastro, dobbiamo costruire la pace tutti insieme militari, politici, leader religiosi e gruppi etnici, i salesiani con le loro scuole possono avere un ruolo di mediazione e pacificazione, quando la gente ha ricevuto educazione non può essere manipolata”.

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

09 agosto 2023, 14:31