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Legge sull'affido, a 40 anni dall’approvazione: un aiuto a famiglie e bambini

Il 4 maggio a Roma si sono confrontati esponenti della politica e del mondo cattolico, magistrati, avvocati, operatori socio sanitari e associazioni. Obiettivo dell’incontro è stata la discussione sullo status dei minori e delle famiglie affidatarie. Alessia Rossato, responsabile dell’ambito minori e dell’affido dell’Associazione Papa Giovanni XXIII: "Noi famiglie affidatarie accogliamo i minori, ma sono poi loro ad aprirci gli occhi e farci capire l'essenziale"

Layla Perroni – Città del Vaticano

Non lavorare, ma accogliere. La legge n. 184 sull’affidamento famigliare compie 40 anni. Approvata nel 1983, il provvedimento legislativo prevede l’affido temporaneo di un minore privo di un ambiente familiare idoneo ad un'altra famiglia, a un singolo o ad una comunità affinché gli venga assicurato il mantenimento, l'educazione e l'istruzione. Il risalto del ruolo del giovane rende il provvedimento una tappa fondamentale per i diritti dei minori di cui vengono tutelate le fragilità.

Durante la discussione tenuta ieri 4 maggio nell’aula di Montecitorio messa a disposizione dal presidente della Camera, Lorenzo Fontana, è intervenuta anche l’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, nata nel 1968 per opera di don Oreste Benzi per il contrasto e la lotta all’emarginazione ed alla povertà. La partecipazione alla Tavola Rotonda dell’Associazione è legata all’accoglienza nella sede di giovani che provengono da situazioni disagiate. Gli stessi giovani che grazie alla Comunità hanno la possibilità di essere presi in affido da altre famiglie. 

Ascolta l'intervista ad Alessia Rossato

“I figli sono per sempre, ci aiutano tanto e con le famiglie abbiamo un bellissimo rapporto. Lo facciamo non perché siamo più bravi, ma perché siamo più fortunati", commenta a Vatican News Alessia Rossato, responsabile dell’ambito minori e dell’affido della Papa Giovanni XXIII, spiegando il delicato e nobile ruolo delle famiglie affidatarie.

Una grande sfida: legami di sangue e legami di cuore

La condizione dell’affido genera in apparenza un contrasto tra le famiglie affidatarie e quelle di origine. In realtà, spiega Rossato: “Ricordiamoci che non aiutiamo dei minori e basta, ma aiutiamo anche le loro famiglie e quindi non siamo in contrapposizione. Anzi siamo qualcosa in più, senza nulla togliere alle famiglie e ai legami di sangue, siamo un’appartenenza che si somma ad una appartenenza di sangue e che può diventare di supporto, senza essere competitivi". La responsabile prosegue: “Le famiglie affidatarie svolgono un importante e prezioso ruolo di accompagnamento. Io mi sento di dire che noi famiglie affidatarie accogliamo questi minori, piccoli o grandi che siano, ma sono poi loro che ci aprono gli occhi e che ci fanno capire l'essenziale. Quindi se solo riuscissimo a ritornare a quella solidarietà di un tempo del buon vicinato e del supporto reciproco sarebbe l’ideale”.

Il contributo della politica al cambiamento

Le famiglie che, quindi, tornano al centro di tutto. È stata questa la richiesta della maggior parte dei partecipanti alla discussione. Questo miglioramento chiede alla politica di supportare e valorizzare di più le famiglie come attori protagonisti. È necessario considerare che dopo 40 anni dall’approvazione della legge 184/83, le parti coinvolte – minori, famiglie affidatarie e quelle di origine – sono cambiate molto. Ne sono testimonianza i dati sull’affido minorile considerati fino all’anno 2023 di cui parla Alessia Rossato: “Ci sono circa 28 mila minori fuori famiglia e metà di questi sono in affidamento familiare e metà in strutture residenziali comunità famigliari e case famiglia. I dati ci dicono però che il sistema sta un po' scricchiolando. Cominciano a manifestarsi delle fragilità perché il clima in questi ultimi anni non è stato dei più semplici e quindi si sono venute a creare anche delle fatiche da parte delle famiglie affidatarie che si sono sentite un po' attaccate. C'è stato un forte diluire di disponibilità familiare. Insomma come associazione ci teniamo a dire che veramente il promuovere una cultura di solidarietà collettiva e quindi una importante integrazione tra pubblico, privato e dal terzo settore sia una priorità”.

Il rientro in famiglia

Dopo l’accoglienza i giovani, secondo la legge, possono rientrare nei loro nuclei originari. Nonostante ciò, spiega Rossato, "quando ritornano in famiglia rimangono un pezzo di cuore importante, quindi veramente la temporaneità la teniamo in considerazione, ci teniamo che la politica sappia che abbiamo chiaro che temporaneo non è una propria azione, però è importante soprattutto perché pensiamo, parlo a nome di tante famiglie, che sia un valore aggiunto alla famiglia rispetto ad un inserimento in una struttura con tutto il rispetto per le competenze professionali degli operatori della struttura, però il calore di una famiglia è basilare".

 

 

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05 maggio 2023, 15:40