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Migranti arrivati in italia grazie ai Corridoi umanitari promossi dalla Comunità di Sant' Egidio, con il commissario europeo Paolo Gentiloni alla presentazione del libro di Mario Marazziti " La grande occasione " Migranti arrivati in italia grazie ai Corridoi umanitari promossi dalla Comunità di Sant' Egidio, con il commissario europeo Paolo Gentiloni alla presentazione del libro di Mario Marazziti " La grande occasione "

“La grande occasione”: Marazziti racconta l’Europa coraggiosa e accogliente

Presentato nella sede della Comunità di Sant’Egidio, a Roma, un reportage, edito da Piemme, che con storie di migranti, riflessioni e proposte descrive il progetto dei corridoi umanitari promosso insieme alla Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, alla Tavola Valdese e alla Cei-Caritas, completamente autofinanziato

Eugenio Murrali - Città del Vaticano

C’è anche Gemma, una giovane siriana arrivata a Roma grazie ai corridoi umanitari, tra i molti ospiti della presentazione del libro di Mario Marazziti sull’Europa accogliente che non ha paura. In questi primi giorni di primavera, fuori Trastevere è vivace di turisti e di romani, dentro, la lunghissima sala Benedetto XIII della Comunità di Sant’Egidio è colma e allegra di pubblico e relatori di grande sensibilità: oltre all’autore Marazziti, la giornalista e storica del vicino Oriente Paola Caridi, Donatella Di Cesare, ordinaria di Filosofia teoretica all’università Sapienza di Roma, Paolo Gentiloni, commissario europeo per gli affari economici e monetari. A guidare il dibattito il presidente di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo.

Una piccola testimonianza

Gemma, dai suoi 13 anni, ha vissuto nella quotidiana, crescente paura della guerra.  Ma da qualche mese è arrivata in Italia in aereo grazie a un corridoio partito dal Libano. Parla già bene l’italiano, lo studia, durante la settimana contribuisce alle attività, la domenica dà il suo aiuto alla mensa per i poveri, spera che la sua laurea in odontoiatria possa essere riconosciuta, vuole rendersi utile al Paese che, come spiega a Vatican News, l’ha accolta e l’ha salvata. Insieme a lei una quindicina di ragazzi sono qui grazie a un viaggio legale e sicuro, reso possibile dal modello dei corridoi umanitari, creato dalla Comunità di Sant’Egidio con la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, la Tavola Valdese e la Cei-Caritas, completamente autofinanziato. Ecco un esempio di un’Europa che non ha paura e accogliendo gli altri non perde, non sostituisce, ma rafforza i valori su cui si è fondata.

Il libro di Mario Marazziti, edito da Piemme
Il libro di Mario Marazziti, edito da Piemme

Un segreto di felicità

Mario Marazziti ci racconta il suo viaggio in un vecchio continente molto diverso da quello che spesso ci descrivono. “C’è un segreto di felicità in un’Europa infelice”, dichiara nel suo intervento, in cui sottolinea come il suo unico timore nello scrivere questo taccuino di “viaggio nell’Europa che non ha paura” – così recita il sottotitolo – fosse quello di non saper raccontare “quanta vita c’è, quanta storia c’è, quanta speranza c’è” e in che modo il nostro continente possa ritrovare se stesso, proprio come lui ha ritrovato l’anima dei luoghi che ha visitato. Spiega Marazziti: “Sono andato a cercare se ci fosse ancora un poco di anima nell’Europa. Ho trovato che quando ci si organizza per l’accoglienza dei profughi che arrivano con i corridoi umanitari, persone che tante volte prima non c’entravano niente l’una con l’altra riscoprono le proprie radici, il proprio umanesimo, la propria identità, si mettono insieme. Rinascono pezzi di Europa”.

Un’Europa che ritrova se stessa

“All’interno di un’Europa che sembra ripiegata su se stessa – continua l’autore – e dove c’è una predicazione che a volte aiuta ad avere paura dell’altro, all’interno di quella che viene chiamata la ‘grande crisi delle migrazioni’, ‘il grande problema’, fino a diffondere il timore che gli immigrati possano derubarci di noi stessi, della nostra identità, ho trovato come in ogni luogo, da Andorra a Barcellona, dalla provincia francese a Duisburg o Berlino in Germania, ad Anversa, nelle Fiandre, e nella Vallonia in Belgio, a Caserta, a Ghemme, nel Piemonte dei piccoli centri e del grande vino, in realtà si riscoprono le proprie radici”. Secondo Marazziti una società europea che rischia di essere schiacciata solo sul presente e di aver paura del futuro ritrova la propria identità, le radici umanistiche e cristiane. In questo modo nascono i nuovi europei e i vecchi europei ritrovano se stessi. Per l’autore è questa la via per combattere la frammentazione sociale, l’individualismo, la lotta di tutti contro tutti e per ritrovare la profondità di un’Europa inclusiva, le radici di solidarietà e di bellezza dell’Italia: “In ogni luogo si può vivere bene, se si resiste alla paura”.

L'autore firma una copia del suo libro
L'autore firma una copia del suo libro

La voglia di essere con gli altri

In ogni punto in cui Marazziti si è fermato tutto lo ha colpito, ma un episodio in Belgio emerge: “In un paesino, dei bambini appena accolti in una casa le cui finestre danno sul cortile della scuola, dal primo giorno stavano con il naso appiccicato al vetro, perché morivano dalla voglia di scuola. Il giorno dopo vengono iscritti, possono andarci, ma scoprono che lì non parlano arabo e quindi sono turbati. La sera stessa, da soli, si mettono già con il telefonino del padre a cercare di imparare il fiammingo. In pochissimo tempo imparano a parlare perché la loro voglia di essere e di essere con gli altri ha superato immediatamente le barriere”.

Dov’è l’Europa?

Per Paola Caridi, esperta di vicino Oriente, il libro di Marazziti è “una specie di cammino che fa comprendere come senza gruppi, senza reti, senza individui, senza associazioni non si va da nessuna parte”. La giornalista richiama un’esortazione di Manuel Castels citata nel libro: “Meno paura, più fiducia”. Per Caridi sono le reti già presenti nell’Europa continentale, e raccontate da Marazziti, a rappresentare questa fiducia e il punto da cui partire, in maniera propositiva, “mettendosi in cammino”. Spesso nei suoi molti viaggi al di fuori del vecchio continente la saggista si è sentita chiedere: “Dov’è l’Europa?”, intesa come spazio dei diritti.

La sala Benedetto XIII che ha ospitato la presentazione
La sala Benedetto XIII che ha ospitato la presentazione

Cos’è l’Europa?

La giornalista racconta a Vatican News come il nostro continente è visto dal di fuori: “Vedono ciò che non vediamo noi. Non il colonizzatore, ma quello che l’Europa è diventata dopo la Seconda guerra mondiale, nemici che non sono diventati solo alleati, ma amici, vedono la costruzione di un tentativo di democrazia, che ha avuto un alto standard di diritti. Vedono la possibilità di un luogo di libertà: diritti umani, diritti civili, diritti sociali. Quando noi li respingiamo, respingiamo questo modello. Questo non solo è miope, ma non dà a noi la possibilità di superare la paura, di rimetterci in discussione. La presenza di altre persone che hanno al centro della loro richiesta i diritti è fondamentale per noi, per avere una democrazia più forte. Noi non invertiamo mai lo sguardo e pensiamo a cose folli, come l’idea di una sostituzione etnica, senza capire che siamo solo un piccolo tassello in un grande pianeta e questa nostra idea di essere fortezza ci renderà fragilissimi, non dal punto di vista della sicurezza, ma dal punto di vista etico”. Caridi sottolinea inoltre l’importanza di evitare la contraddizione del doppio standard dei diritti: uno riservato a noi, uno riservato agli altri popoli, che può essere molto più basso se il patto con questa o quella dittatura non lede i nostri interessi.

Corridoi umanitari: solidarietà e legalità

Paolo Gentiloni affronta l’aspetto politico dei corridoi umanitari, ricordando i primi, che partirono dal Libano nel 2015. Per il commissario europeo questo modello, ancora limitato nei numeri, circa 6mila persone hanno potuto usufruirne finora, è però molto importante nella sostanza, dal “valore politico-culturale straordinario”, perché tiene insieme “la dimensione umanitaria e la legalizzazione dei flussi migratori” e perché “il senso della storia è in questa direzione”. Soffermandosi sul libro di Marazziti, mette in evidenza la centralità delle storie di sofferenza e di riscatto raccontate dall’autore. E sull’ultima parte del libro, dedicata alle proposte, osserva: “Mario in sostanza ci dice: ‘Come affrontiamo questa invasione che non c’è?’. Il fatto di dire ‘invasione che non c’è’ è importante, perché l’approccio che cerca di essere anche quello dell’Unione europea in generale”. Riportando una sua recente esperienza in Tunisia, il commissario sottolinea l’importanza di un approccio completo al fenomeno dell’immigrazione. Gentiloni ricorda infine che la lettera della presidente della Commissione europea Von der Leyen alle autorità italiane sulla questione migratoria, parlava anche di un impegno economico della Commissione per il potenziamento di strumenti come quello dei corridoi umanitari.

Il pubblico alla presentazione del libro
Il pubblico alla presentazione del libro

Un reportage filosofico, una contronarrazione, un contromodello

La filosofa Donatella Di Cesare pone l’accento sul tempismo del libro di Marazziti, in un momento caratterizzato dalla necropolitica – una politica che uccide o lascia morire – applicata ai due maggiori drammi della contemporaneità: la guerra e la migrazione, a cui si aggiunge una xenofobia, professata anche da alcuni rappresentanti politici. Afferma la studiosa a proposito dell’opera di Marazziti: “Definirei questo libro una contronnarrazione della migrazione. Ci racconta un’Europa che non ha paura, che non si lascia intimidire per quanto ci siano politiche fobocratiche. Un libro che non risparmia le difficoltà dell’accoglienza, però racconta Sant’Egidio e la capacità di creare accoglienza: ‘Oggi Sant’Egidio è come un porto franco, un ponte naturale di dialogo tra mondi che non si parlerebbero’”. Per Di Cesare il taccuino di viaggio di Marazziti è come un reportage filosofico e l’ultima parte, con le proposte, è quasi un libro a sé. A proposito dei corridoi umanitari, si domanda se essi, questo modello da ampliare, non possano essere un contromodello in un mondo diviso, partendo dalla riflessione di Hannah Arendt, tra l’ordine statocentrico del mondo e il mondo dei campi, dove vengono abbandonate e bandite le “scorie dell’umanità”, quella di cui ci ricordiamo solo quando ci serve. La filosofa ricorda ancora la sfida della coabitazione e la centralità dei diritti umani, l’importanza di un contromodello di democrazia inclusiva, come possono essere i corridoi.

Un libro che libera dalle paure

Per Marco Impagliazzo, intervenuto in più momenti nel dibattito, questo libro libera dalle paure, da una sindrome del declino che affligge molti cittadini europei. Per Impagliazzo è necessario richiamarsi ai valori dei padri fondatori dell’Europa, smettendo di comunicare, in particolare ai giovani, dei messaggi generici di crisi, smettendo di affrontare la questione migratoria solo come emergenza. Osserva: “È un libro che dà speranza, che mostra il volto di un’Europa che non ha paura, che, se si apre agli altri, soprattutto a chi ha più bisogno, a chi ha bisogno di protezione umanitaria, può ritrovare anche le sue stesse motivazioni, capaci di far vivere insieme i popoli europei. Questo libro mostra molto bene come l’accoglienza e l’immigrazione in Europa sono possibili, perché i cittadini europei sono stati educati per anni a questa vita comune dopo la tragedia della guerra e oggi possono mettere a disposizione le loro risorse non solo economiche ma anche umane, perché il mondo diventi veramente un luogo dove è possibile convivere nella pace e nel benessere”. E sull’importanza per i giovani: “Tanti messaggi che giungono ai giovani dagli adulti europei sono messaggi di paura, come se fossimo destinati a un declino, invece questo libro dà speranza perché mostra che in Europa ci sono ancora tante risorse umane che devono essere messe a disposizione del mondo intero e i giovani in questo senso possono farne parte”.

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23 aprile 2023, 15:04