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Un’opera che parla di pace: i 50 anni del Presepe dei Netturbini

Accoglie milioni di turisti tutto l’anno e testimonia la speranza di pace per il mondo: è il Presepe nato a Roma dalla devozione e dallo studio biblico di un dipendente dell’AMA, Giuseppe Ianni, che ci ha lasciati nel giugno scorso. Oggi è un’opera patrimonio di una intera comunità e testimonianza dell’unità possibile tra i popoli

Gabriella Ceraso – Città del Vaticano

A due passi da San Pietro, in un semplice garage, ex rimessa dell’azienda municipale romana dedita alla cura dell’ambiente, l’AMA, apre le sue porte a milioni di visitatori, gratuitamente ogni giorno, un Presepe davvero particolare. Nel 1972 un netturbino, Giuseppe Ianni, iniziò per passione e devozione, a mettere le prime case sullo sfondo dove ora le luci del giorno e della notte si alternano su un panorama di 45 metri quadrati, che ricalca quello della Palestina di oltre 2000 anni fa. Doveva essere il presepe aziendale. Oggi che Giuseppe non c’è più, i colleghi continuano la sua opera, custodendola come “un fiore all’occhiello” e illustrando a chi varca la soglia di ingresso, ogni particolare che parla del mondo, della pace, dei popoli, racconta della Bibbia e della vita di Gesù e accompagna in un viaggio nel tempo curato con precisione filologica e passione profonda.

Il mondo in un presepe

Tanti i dettagli che rimandano a episodi della Sacra Scrittura - l’acqua che sgorga dalla roccia, il sale della terra, la genealogia di Gesù, il grano, l’orzo, le lenticchie - disseminati tra 100 case in pietra di tufo e legno, circa 700 gradini, 54 metri di strade in lastre di selce e marmo, acquedotti, fiumi, grotte, botteghe e 270 personaggi. E poi i doni arrivati da tutto il mondo: dal restauro di San Pietro, da Betlemme, dai Santuari e dalle città d’arte. A fare da cornice e sostegno alla struttura, oltre 3000 pietre della pace tra cui la roccia lunare offerta dalla Nasa e un frammento del sacro scoglio di Rocca Porena dove Santa Rita si raccoglieva in preghiera. Ciascun visitatore, infatti, per volere di Giuseppe, non doveva lasciare denaro, ma donare una “pietra” che parlasse, come lui stesso diceva, “dell’unità possibile tra i popoli”. L’opera, meticolosa, curata e ampliata ogni anno grazie anche agli artigiani del quartiere, accoglie anche i segni del passaggio di ospiti illustri che hanno dato fama a questo luogo: tre Papi, un presidente della Repubblica, sindaci e santi, come Madre Teresa di Calcutta e San Giovanni Paolo II che, in via Cavalleggeri 5, era di casa. “Pregate per la pace”, chiedeva l’umile costruttore e ideatore di questo Presepe: oggi è la domanda che, più forte che mai, continua a levarsi da coloro che ci hanno aperto le porte per mostrarci questo angolo di Palestina che fa sentire subito a casa.

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24 dicembre 2022, 09:00