Cerca

Vatican News

Venezia, il Bresson alla Rohrwacher. Ruffini: il segreto del suo sguardo puro

Alla 78.ma Mostra del Cinema in Laguna, premiata la regista toscana dall’Ente dello Spettacolo, con il Dicastero per la Comunicazione e il Pontificio Consiglio della Cultura della Santa Sede. Monsignor Milani: “Raccontando un mondo contadino che sta sparendo, incarna quasi i temi della Laudato si’ di Francesco”

Alessandro Di Bussolo – Lido di Venezia

“Premiamo Alice Rohrwacher per la straordinaria e dolce potenza dei suoi film, per la sua attenzione al mistero e al senso della vita e della morte, per la sua capacità di regalarci un modo diverso, inquieto ma non arreso, di vedere le persone e le cose; di stupirsi e di stupire. Perché lo stupore, ripete spesso Papa Francesco, ‘è una virtù umana che al mercato non si trova più’ ”. Così Paolo Ruffini, prefetto del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, spiega, in una cerimonia nello Spazio della Fondazione Ente dello Spettacolo alla Mostra del Cinema di Venezia, il significato dell’assegnazione del prestigioso Premio “Robert Bresson”, edizione 2021, alla regista Alice Rohrwacher. 

Milani: non cerchiamo un cinema confessionale, ma autentico

Un premio, arrivato alla 22.ma edizione, che è assegnato dalla Feds, organismo della Conferenza Episcopale Italiana, ricorda il presidente della Fondazione monsignor Davide Milani, “al regista che abbia dato una testimonianza, significativa per sincerità e intensità, del difficile cammino alla ricerca del significato spirituale della nostra vita” ed ha il patrocinio del Pontificio Consiglio della Cultura e del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede. “Non cerchiamo un cinema confessionale - spiega il presidente della Feds su palco della Sala Tropicana 1 dell’Hotel Excelsior al Lido di Venezia – ma un cinema autentico, e con il Premio Bresson recitiamo il nostro ‘credo’ cinematografico”.

Alice Rohrwacher, Premio Bresson 2021, con monsignor Davide MIlani, presidente Ente dello Spettacolo. Foto Anna D'Agostino
Alice Rohrwacher, Premio Bresson 2021, con monsignor Davide MIlani, presidente Ente dello Spettacolo. Foto Anna D'Agostino

“Film che lamentano la fine dell’antico, senza epitaffi”

Quindi monsignor Milani legge la motivazione del premio alla quarantenne regista nata nella toscana Fiesole e che ha vissuto in campagna i primi anni della sua vita. I film di Alice “rielaborano in modo locale tensioni globali, preservano il mistero dalla pornografia del contemporaneo, lamentano la perdita dell’antico senza farne un epitaffio”. Come, aggiunge monsignor Milani, “è molto chiara l’impostazione della sua cinematografia, il suo desiderio di andare oltre quello che vediamo e tocchiamo, dal primo film ‘Corpo celeste’ fino a ‘Omelia contadina’, dove incarna quasi il magistero di Papa Francesco nella Laudato si’”.

"Una regista che crede molto nell'uomo e nella spiritualità"

Il presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo torna così sulla motivazione del premio e sulla cinematografia della regista toscana, in questa intervista a Vatican News:

Ascolta l'intervista a monsignor Davide Milani (Ente dello Spettacolo)

Monsignor Davide Milani, nel suo editoriale su “La Rivista del Cinematografo” di questo mese, lei definisce Alice Rohrwacher uno dei punti di riferimento imprescindibili per il cinema di oggi e di domani. Perché?

Perché Alice Rohrwacher sa raccontare l'uomo oltre la sua fattualità, sa indagare la persona a 360 gradi. L'uomo non è solamente le sue ossa, la sua azione, ma è l'apertura al trascendente, l'apertura all'altro, l'apertura al senso della vita e Alice Rohrwacher sa mostrare quello che sporge rispetto all'uomo e lo fa dal suo primo film, “Corpo celeste”, in cui denuncia, ma con una denuncia responsabile quasi amorevole, una comunità cristiana che ha smarrito il centro, l'esperienza della trascendenza, dell'assoluto e lo fa, scorrendo tutta la sua cinematografia, anche nel suo ultimo cortometraggio, “Omelia contadina”, dove racconta di un umanità che sta perdendo il rapporto con la creazione, quel rapporto unico che lega l'uomo e il Creato, il giardino e il suo custode, per raccontare un assonanza biblica. Per questo abbiamo deciso di premiarla, perché lo fa con coraggio, con determinazione. Ci ha fatto molto piacere, nella cerimonia di conferimento del premio, sentire da lei questo suo credo profondo nell'uomo, nella spiritualità, nell'apertura verso il senso.

Monsignor Milani legge le motivazioni dell'assegnazione del Premio Bresson ad Alice Rohrwacher
Monsignor Milani legge le motivazioni dell'assegnazione del Premio Bresson ad Alice Rohrwacher

Alice è la più giovane regista premiata in questi 22 anni: anche questo è un segno di speranza, in questa pandemia, e anche continuità dell'arte di fare cinema, anche per i più giovani?

Sicuramente, e Alice Rohrwacher è forse più conosciuta e apprezzata all'estero che in Italia. Da noi magari viene considerata, a volte, come la regista “di nicchia”, in realtà è una regista che sa parlare davvero a tutti. Certo, chiede di stare davanti ad un pensiero diverso, ad un modo di raccontare differente, chiede la fatica dell'impegno. L'arte ha bisogno comunque di essere fruibile, questo Alice Rohrwacher lo sa fare, però chiede anche un confronto, chiede appunto la fatica del dialogo. Lei stessa arriva al cinema, non attraverso un percorso d’infanzia e adolescenza da appassionata del cinema, ma perché interessata all'arte, interessata a questo modo di vedere l'uomo nel suo segreto. E’ un segno di speranza perché dice di un cinema italiano che è vivo, che è forte ed è capace ancora di essere grande.

Monsignor Milani e il Bresson ad Alice Rohrwacher

Lei direttamente o attraverso i vostri critici de “La Rivista del Cinematografo” state vedendo i film di questa Mostra del Cinema. Che mostra è, con tante proposte per tornare a sognare e riflettere dopo l'edizione coraggiosa, ma dimezzata dell'anno scorso?

Anzitutto il fatto che la Mostra ci sia che ci sia, con tutta la sua forza, è un grande fatto. Questa realtà, così difficile, ha bisogno della cultura, ha bisogno del cinema, perché abbiamo bisogno di rileggere questa esperienza, abbiamo bisogno di rinvenire in questa realtà, per quanto impegnativa, le ragioni del vivere. Non possiamo far trascorrere questo tempo attendendo mesi migliori, condizioni migliori: questo tempo ha bisogno di senso, e il cinema lo sa fare. Stiamo vedendo dei film in cui si muovono le grandi questioni dell’oggi: le relazioni, le relazioni familiari, la maternità, il posto degli anziani, il tema della creazione, il tema della salvaguardia del Creato. Sono i temi su cui dibattiamo oggi e la Mostra del Cinema di Venezia porta questa riflessione da tutto il mondo proprio qui.

Ruffini: premio “con la missione della ricerca della bellezza”

A consegnare alla Rohrwacher il premio, una scultura realizzata e donata da Lucio Minigrilli, è Paolo Ruffini, per il quale il Bresson “è un’occasione importante per celebrare la storia e ritrovare le coordinate di un cammino, voluto e custodito dalla Fondazione Ente dello Spettacolo come una cosa preziosa. l’Ente ha saputo costruire un tessuto condivisione con il Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, Pontificio Consiglio della Cultura e la Mostra del Cinema di Venezia con la missione della ricerca della bellezza fuori dal mainstream”.

 Paolo Ruffini presenta l'opera della regista Alice Rohrwacher
Paolo Ruffini presenta l'opera della regista Alice Rohrwacher

“La sua capacità di leggere i segni dei tempi”

Nel suo discorso di presentazione dell’opera della Rohrwacher, Ruffini ricorda le parole della regista, che così si descrive in un’intervista: “Subisco molto il fascino dello spazio, la voglia di respirare i luoghi che determinano una storia”. “Ora è vero, come recita la motivazione del Premio - spiega il prefetto vaticano - che quello dei suoi film è uno spazio che non c’è più. Ma forse c’è ancora se solo sapessimo vederlo. ‘Ci avete seppellito, ma non sapevate che eravamo semi’, avverte l’omelia contadina del suo ultimo cortometraggio. Regalandoci una speranza che non è fondata su un ottimismo di maniera, ma sulla capacità di leggere i segni dei tempi e di chiamare a una azione di semina”.

“Il segreto di Alice è uno sguardo puro che vede l’essenziale”

“A me pare - conclude Paolo Ruffini - che il suo sguardo sia il segreto di Alice Rohrwacher: la capacità di guardare con verità, in profondità, di ‘guardare con innocenza’, lo sguardo puro che vede l’essenziale oltre l’apparenza; I film di Alice Rohrwacher appaiono in questo in straordinaria sintonia con quanto ha scritto Papa Francesco nella sua Enciclica Laudato sì sulla necessità di una ecologia integrale dell’uomo, della storia e della terra; che soffre a causa dell’uso irresponsabile, dell’abuso, del saccheggio dei suoi beni”.

Alice Rohrwacher e Paolo Ruffini
Alice Rohrwacher e Paolo Ruffini

"Ci avete seppellito, ma non sapevate che eravamo semi"

Temi che il prefetto del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede approfondisce così per Vatican News, dopo la premiazione:

Ascolta l'intervista a Paolo Ruffini (prefetto Dpc)

Paolo Ruffini, quale significato ha per il Dicastero della Santa Sede per la Comunicazione il patrocinio di questo premio, fin dalla nascita?

E’ una cosa preziosa, che è nata da tempo e che tesse una relazione tra il Dicastero, il Pontificio Consiglio della Cultura, l’Ente dello Spettacolo, la Mostra del Cinema, nel coltivare la bellezza come possibilità di ricerca della verità e del senso delle cose. Quindi la bellezza del cinema, nel cinema, come via per capire, per guardare con occhi diversi. E’ una piccola cosa, se vogliamo, ma è una cosa importante, alla quale il Dicastero ha sempre tenuto tanto.

Hai premiato Alice Rohrwacher, la più giovane regista che riceve il Bresson. Che motivazione avete dato a questo premio?

La motivazione è la sua capacità di guardare le cose con uno sguardo puro, direi, citando Olmi, con uno sguardo bambino e con uno sguardo che sa riscattare la sofferenza del tempo, la confusione del tempo con la speranza. Che è qualcosa che va oltre, che possiamo chiamare spirituale, anche se non è religioso. E’ spirituale perché cerca l'essenza delle cose e non si arrende all'apparenza: cerca nella profondità la possibilità di uno sviluppo delle cose. Il suo ultimo corto “Omelia contadina” è strepitoso in questo, anche dal punto di vista cristiano, nella sua conclusione, che è in fondo un avvertimento sull’ apparenza e la realtà del seminare e del seme. Il corto infatti si conclude dicendo: “Ci avete seppellito, e non sapevate che eravamo semi”. Vale per la vita contadina, vale anche per la cultura, vale per il cinema: le cose belle, anche se sono seppellite, sembrano morte, ma poi germogliano.

Paolo Ruffini e il cinema della regista Rohrwacher

Quanto è importante la comunicazione per il recupero anche della tradizione contadina che sta scomparendo, però sottotraccia rimane?

E’ fondamentale nella vita del nostro tempo e forse di tutti i tempi. La comunicazione crea identità, tesse un tessuto di racconto di storie. Lo ha detto il Papa nel messaggio per la Giornata delle Comunicazioni di due anni fa, “Noi siamo le storie che raccontiamo”. Noi abbiamo bisogno delle storie che raccontiamo e abbiamo bisogno di fissarle nella memoria per essere quello che stiamo e per far sì che quello che siamo oggi costruisca possibilmente un futuro migliore per chi ci succederà. La comunicazione è importante per la cultura contadina, ma è importante per la cultura, è  importante per non perdere il senso della vita e della morte, per riscoprire il senso spirituale che comunque c'è nella vita dell'uomo.

Rohrwacher: il mio “credo naturale”, cresciuto in campagna

Dopo aver ricevuto il Premio Bresson, Alice Rohrwacher, sorella dell’attrice Alba, presente in sala, che ha quasi due anni più di lei, esprime tutta l’emozione di chi nel riconoscimento ricevuto vede “l’attenzione dell’altro che da’ un senso a quello che facciamo, anche nel suo percorso meno visibile”. Rispondendo alle domande della giornalista Tiziana Ferrario, che ha condotto la cerimonia, ricorda di essere cresciuta “nell’ignoranza della fede ‘istituzionale’, ma con un ‘credo naturale’, perché chi vive in campagna non può non credere nella resurrezione, quando vende ogni anno il miracolo della primavera ripetersi”. “Il mio primo film – sottolinea ancora la regista – conteneva una critica alla Chiesa come istituzione, ma era anche una richiesta di dialogo”.

La regista italiana Alice Rohrwacher, Premio Robert Bresson 2021. Foto Fabio Lovino
La regista italiana Alice Rohrwacher, Premio Robert Bresson 2021. Foto Fabio Lovino

"Abbiamo liquidato troppo in fretta le nostre radici contadine"

Nei miei film, spiega la regista a Vatican News, parlo della vita rurale perchè "lì sono le nostre radici, e ho la sensazione che il nostro passato sia stato liquidato in una maniera molto frettolosa e anche un po' politicamente scorretta. La fine del mondo contadino non è solo la fine di un lavoro, è la fine di una cultura, di un’appartenenza, di una collettività che in qualche modo ha segnato la nostra identità e quindi mi sembra importante confrontarsi con queste identità".

Ascolta l'intervista ad Alice Rohrwacher

Alice Rohrwacher, cosa si prova a ricevere questo premio così prestigioso, ed essere anche la più giovane a riceverlo, finora?

Sicuramente un grande onore, per il significato che ha questo premio, e per l'ammirazione che io ho anche per il nome di questo premio, dedicato a Bresson, e per il suo significato spirituale. L'augurio per il futuro è che venga dato a registi ancora più giovani!

Nelle motivazioni del premio, si parla del suo riferimento continuo al mondo contadino, reinterpretato in chiave moderna. Cosa l’affascina della vita rurale?

Come un albero, credo che la vita rurale siano le nostre radici, veniamo da lì. La mia sensazione è che il nostro passato sia stato liquidato, in qualche modo, in una maniera molto frettolosa e anche un po' politicamente scorretta. E’stato fatto un passaggio molto violento che ha avuto delle conseguenze sociali e culturali enormi. La fine del mondo contadino non è solo la fine di un lavoro, è la fine di una cultura, di un’appartenenza, di una collettività che in qualche modo ha segnato la nostra identità e quindi mi sembra importante confrontarsi con queste identità.

Alice Rohrwacher, Premio "Robert Bresson" 2021

Sempre nelle motivazioni, si legge anche che lei utilizza uno spazio, quello del mondo contadino, che non c'è quasi più, reinterpretato in un tempo che non c'è ancora. Cosa c'è ancora del mondo antico, contadino, nella vita digitale di oggi?

Direi che innanzitutto siamo ciò che mangiamo, e quindi già soltanto il fatto che siamo in vita, è dovuto a un lavoro bene o male contadino. Poi si tratta di un’ agricoltura industriale che probabilmente è una delle cause maggiori della distruzione, in questo momento, del nostro pianeta. Però dobbiamo riflettere: come riflettiamo su quello che ci influenza spiritualmente, dobbiamo anche riflettere sul percorso che ha fatto ciò che ci nutre. Anima e corpo vanno a braccetto.

Il mondo contadino era molto profondamente religioso, e lei ha indagato spesso anche la vita religiosa delle comunità, come in “Corpo Celeste”. Qual è il suo rapporto con la fede e con la pratica religiosa?

Come si vede in “Lazzaro felice”, il mondo contadino aveva, io direi, due religioni: una religione profonda, in cui Lazzaro è un santo, perché l'apparire della bontà viene riconosciuto da tutti e viene celebrato da tutti; e poi purtroppo era anche vittima di un'altra religione, che esercitava il suo potere per mantenere dei legami di sottomissione. Quindi riflettere su questo doppio mondo religioso che animava il mondo contadino, per me era importante. Il mio rapporto con la religione è fondamentale. Non appartengo a nessuna religione, però sono una persona di fede, di fiducia nel senso etimologico del termine. Credo e quindi per me, nonostante sia libera, perché “religo” vuol dire comunque essere legati, nonostante io non sia legata a nessuna religione, sono un'attenta ascoltatrice del mondo spirituale e di come si coltiva la spiritualità all'interno di un popolo. Da italiana sono anche molto interessata a come ti coltiva la spiritualità cattolica che è la religione più importante che ha segnato la nostra cultura. Quindi sono un credente “laica”.

Alberto Barbera (a sinistra), direttore della Mostra del Cinema di Venezia, con monsignor Milani
Alberto Barbera (a sinistra), direttore della Mostra del Cinema di Venezia, con monsignor Milani

Presenti anche i vertici di Mostra e Biennale, Barbera e Cicutto

Alla consegna del Premio Bresson, che si avvale del contributo della Direzione Generale Cinema e Audiovisivo del Ministero per la Cultura, intervengono anche il presidente della Biennale di Venezia Roberto Cicutto e il direttore della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia Alberto Barbera. “Tra tutti i premi collaterali consegnati nell’ambito della Mostra– dichiara Barbera – il Premio Robert Bresson è sicuramente il più importante perché è conferito da un’istituzione prestigiosa come la Fondazione Ente dello Spettacolo che dagli anni Venti pubblica la Rivista del Cinematografo, la più antica pubblicazione italiana di cinema”. Soddisfatto il presidente Cicutto: “Sono felice che a ricevere il Premio sia una delle rivelazioni più importanti degli ultimi vent’anni di cinema italiano. E in piccola parte ho contribuito anche io”. 

Lo Spazio Feds all’Excelsior, luogo di dialogo e incontro

Nello spazio della Fondazione Ente dello Spettacolo, dal 1 all’11 settembre, in concomitanza con la Mostra del Cinema, si è parlato e si parlerà di film, corti e documentari, ma anche di educazione all’immagine, di giornalismo e impegno sociale, di pensiero politico e religioso. Un “agorà” che la Feds mette a disposizione per il dialogo e l’incontro, come ogni anno, tra gli addetti ai lavori e il pubblico degli appassionati.

 “La Rivista del Cinematografo” e i film di Venezia

La Fondazione Ente dello Spettacolo, inoltre, sta accompagnando e accompagnerà gli spettatori, ricorda monsignor Milani “con la valorizzazione della grande quantità di film presenti a Venezia attraverso i nostri critici che li racconteranno su tutti i nostri canali, a partire dalla Rivista del cinematografo (www.cinematografo.it). Film che diventano patrimonio – aggiunge il presidente della Feds –. Li accompagneremo, li sosterremo nelle nostre sale e nei nostri festival, diverranno oggetto di cineforum”.

Lo spazio della Fondazione Ente dello Spettacolo a Venezia 78
Lo spazio della Fondazione Ente dello Spettacolo a Venezia 78

Quello che è successo in queste prime giornate

Oltre alla mostra “Nuovo Cinema Morricone”, che dopo il Lecco Film Festival è allestita a Venezia per tutta la durata della Mostra, sempre all’Hotel Excelsior, il programma dello Spazio Feds si è aperto il 2 settembre con il panel “Per un’Europa libera e unita. La cultura transnazionale per il futuro dei giovani europei”. Particolare attenzione al tema delle donne nella serie di incontri “About women” condotti dalla giornalista Tiziana Ferrario, iniziati il 3 settembre con l’incontro con il presidente del Parlamento europeo David Sassoli, che ha spiegato il ruolo dell’Unione europea nella difesa dei diritti delle donneAl pomeriggio si è parlato di “Umanità al confine: come gestire e raccontare le migrazioni”, con gli interventi, fra gli altri, di Pietro Bartolo, europarlamentare e medico di Lampedusa, e Nello Scavo, giornalista di “Avvenire”. Lo stesso giorno il Premio Carlo Lizzani dell’Anac ha dato un riconoscimento speciale per la riapertura del cinema Nuovo Aquilone di Lecco.

Il programma dello Spazio Feds nei prossimi giorni

Domani, 6 settembre verrà lanciata la seconda edizione del concorso Opera Prima, percorso di formazione dell’Istituto Toniolo per invitare i ragazzi delle scuole superiori a scrivere film e serie tv. E si parlerà di GenerazioneCinema, progetto del Dipartimento scienze della comunicazione dell’Università Cattolica, nato in collaborazione con Acec ed Ente dello spettacolo, per un cinema come occasione di crescita e formazione per i giovani. Il 7 settembre, a partire dalla ricerca realizzata da Ce.R.T.A Università Cattolica e da Cattolica Per Il Turismo, è prevista una tavola rotonda sul virtuoso incrocio fra cinema, audiovisivi e turismo e il ruolo delle Film Commission introdotta dai saluti di Franco Anelli, rettore dell’Università Cattolica. Seguirà l’incontro “Formare all’audiovisivo. Le sfide di un’industria che cambia” cui interverranno, fra gli altri, Armando Fumagalli, direttore del master International Screenwriting and Production dell’Università Cattolica e Massimo Scaglioni, direttore del master Fare TV.

La mostra "Nuovo Cinema Morricone" allestita alla Mostra del Cinema di Venezia
La mostra "Nuovo Cinema Morricone" allestita alla Mostra del Cinema di Venezia

Anche proiezioni di docufilm su carcere e volontariato 

Il 9 settembre lo Spazio Feds ospiterà l’anteprima di “Exit”, il docufilm diretto da Stefano Sgarella che racconta le realtà del reparto “La Nave di San Vittore” e del Refettorio Ambrosiano di Milano. Partecipano Marta Cartabia, ministro della Giustizia (in collegamento), Gherardo Colombo, ex magistrato, fondatore dell’Associazione Sulleregole, Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana. Nel pomeriggio la presentazione del documentario “Un mondo giusto” del regista Manuele Mandolesi, realizzato in occasione dei 50 anni dell’associazione non governativa di Lecco “Mondo Giusto” e a 26 anni dall’attentato nel quale persero la vita quattro volontari e due figli piccoli di uno di loro nel parco naturale di Virunga (ex Zaire). Il docufilm è prodotto da Fondazione Ente dello Spettacolo.

Photogallery

La consegna del Premio Bresson alla Mostra del Cinema di Venezia
05 settembre 2021, 20:32