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Vatican News
Un campo rifugiati allestito da UNHCR Un campo rifugiati allestito da UNHCR  (AFP or licensors)

82 milioni di rifugiati nel mondo. L'ONU chiede più impegno per la pace

L’ Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati rende pubblici i nuovi dati di Global Trends. Per il nono anno consecutivo crescono i rifugiati nel mondo: +4% nell’anno della pandemia. Appello ai leader mondiali perché fermino i conflitti e promuovano la cooperazione

Stefano Leszczynski – Città del Vaticano

La Giornata mondiale del rifugiato che si celebra ogni 20 giugno è funestata anche quest’anno dai numeri in crescita delle persone in fuga da guerre e persecuzioni. Nonostante la pandemia e gli appelli per un cessate il fuoco globale, i conflitti sono proseguiti costringendo le persone ad abbandonare le proprie case. Sono 48 milioni gli sfollati all’interno dei propri Paesi. “Dietro ogni numero c’è una persona – ha detto l’Alto Commissario Filippo Grandi – . Meritano la nostra attenzione e il nostro sostegno, non solo con aiuti umanitari, ma con soluzioni alla loro situazione”. Di qui l’esortazione lanciata dall’Agenzia Onu per i Rifugiati (Unhcr) ai leader mondiali per intensificare gli sforzi in favore della pace, della stabilità e della cooperazione.

I dati di Global Trends 2021

Nonostante la pandemia - riferisce il rapporto dell’Unhcr pubblicato a Ginevra - nel 2020 il numero di persone in fuga da guerre, violenze, persecuzioni e violazioni dei diritti umani è salito a quasi 82,4 milioni. Si tratta di un aumento del quattro per cento rispetto alla cifra record di 79,5 milioni di persone in fuga toccata alla fine del 2019. Le ragazze ed i ragazzi sotto i 18 anni rappresentano il 42% di tutte le persone costrette alla fuga, mentre tra il 2018 e il 2020 quasi un milione di bambini è nato come rifugiato, una condizione che sempre più spesso è destinata a durare negli anni. Più di due terzi di tutte le persone che sono fuggite all'estero provengono da soli cinque Paesi: Siria (6,7 milioni), Venezuela (4,0 milioni), Afghanistan (2,6 milioni), Sud Sudan (2,2 milioni) e Myanmar (1,1 milioni). "Siamo arrivati a numeri stratosferici. La cosa prioritaria - afferma ai nostri microfoni Chiara Cardoletti, rappresentante dell'Unhcr per Italia, Santa Sede e San Marino - in questo momento è gestire questi conflitti e cercare di farli finire, perché più saranno i conflitti più ci saranno persone sfollate e rifugiate".

Ascolta l'intervista a Chiara Cardoletti

Rifugiati per sempre

Nel corso del 2020, circa 3,2 milioni di sfollati interni e solo 251.000 rifugiati sono tornati alle loro case - un calo rispettivamente del 40 e del 21 per cento rispetto al 2019. Altri 33.800 rifugiati sono stati naturalizzati dai loro Paesi d'asilo. Il reinsediamento dei rifugiati ha registrato un crollo drastico - l'anno scorso sono stati reinsediati solo 34.400 rifugiati, il livello più basso in 20 anni. Il rapporto rileva anche come al picco della pandemia nel 2020, oltre 160 Paesi avevano chiuso le loro frontiere, con 99 Stati che non facevano eccezioni neppure per le persone in cerca di protezione.


La protezione negata

Le domande di asilo in attesa in tutto il mondo sono rimaste ai livelli del 2019 (4,1 milioni), ma gli Stati e l'Unhcr hanno registrato collettivamente circa 1,3 milioni di domande di asilo individuali, un milione in meno rispetto al 2019 (43% in meno). Un segnale negativo per quanto riguarda i meccanismi di accoglienza e richiesta di protezione internazionale con procedure burocratiche farraginose e complesse. A conferma della necessità di una migliore gestione del fenomeno è il fatto che solo una minima parte di chi fugge cerca un porto sicuro in Europa o nei Paesi del mondo ricco: la stragrande maggioranza dei rifugiati del mondo - quasi nove su dieci (86%) - sono ospitati da Paesi vicini alle aree di crisi e da Paesi a basso e medio reddito. Gli Stati meno sviluppati hanno dato asilo al 27% del totale delle persone in fuga.

18 giugno 2021, 13:32