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Il premier israeliano Naftali Bennet Il premier israeliano Naftali Bennet  (AFP or licensors)

Varato il nuovo governo in Israele

Israele volta pagina sulla lunga crisi politica che ha portato il Paese al voto per quattro volte in due anni. La Knesset ha dato ieri la fiducia al governo guidato da Naftali Bennet. Esigua la maggioranza, decisa però ad andare avanti

Giancarlo La Vella e Michele Raviart– Città del Vaticano

Dopo quattro elezioni in due anni Israele ha un governo. L’esecutivo sarà guidato dall’esponente di centro-destra, Naftali Bennet, che ha dalla sua una forte esperienza di ministro, essendo già stato a capo di vari dicasteri, tra i quali quelli della Difesa, dell’Istruzione e dell’economia. 60 voti a favore, 59 contro ed un astenuto, questo il risultato grazie al quale è stato possibile varare un esecutivo dalla maggioranza risicata al termine di un acceso dibattito alla Knesset. Ma la vera notizia è che dopo oltre 12 anni Israele avrà un governo senza la presenza di Benjamin Netanyahu e del suo partito: il Likud. La fine della crisi politica ha comunque portato ieri migliaia di persone a festeggiare in piazza Rabin a Tel Aviv.

Le congratulazioni di Usa e Ue

Di fatto sarà un governo a doppia conduzione. Tra due anni infatti Bennet, esponente del centro-destra, lascerà la carica di premier a Yair Lapid, leader del partito centrista e laico Yesh Atid. A Bennett sono giunte le congratulazioni del presidente Usa Joe Biden e del presidente del Consiglio europeo Charles Michel. In particolare il capo della Casa Bianca ha avuto un colloquio telefonico con Bennett. I due leader si sono detti d'accordo sul consultarsi su tutti i temi legati alla sicurezza dell'area mediorientale. Biden ha detto a  Bennett che la sua amministrazione intende lavorare con il governo israeliano sugli sforzi per la pace, la sicurezza e la prosperità di israeliani e palestinesi, esprimendo la volontà di rafforzare la cooperazione.

Priorità alla stabilità della coalizione

"La maggioranza raggiunta alla Knesset è una maggioranza veramente minima", sottolinea Nicola Pedde, direttore dell'Institute for Global Studies (Igs). "In questo momento la priorità per questa coalizione è di dimostrare una capacità di tenuta politica", spiega, e uno dei temi principali sarà quello "di concentrarsi sulle questioni economiche e cercare soprattutto di arrivare all’approvazione di una legge finanziaria dopo due anni, cercando di evitare con particolare attenzione tutto quello che è altamente divisivo e quindi le questioni relative ai rapporti con i palestinesi. Questo lo ha ben chiaro anche Netanyahu e credo che sia su questo che si cercherà di giocare le sue carte che sono molto forti sotto il profilo della percezione di sicurezza dello Stato di Israele".

Ascolta l'intervista integrale a Nicola Pedde

La prima volta del partito arabo Raam

Ventisette ministri del nuovo governo, che prevede anche la presenza di Benny Gantz di Blu e Bianco alla Difesa, dei laburist ai trasporti e del partito di sinistra Meretz alla sanità e alla cooperazione regionale, con l'arabo israliano Issawi Frej. Per la prima volta al governo anche il partito arabo islamista Raam, il cui leader Mansour Abbas, presedierà l'importante commissione interni alla Knesset ."Sicuramente è un fattore molto importante politicamente quello della partecipazione all’interno del governo di Raam", spiega ancora Pedde. "Il problema sarà quello di conciliare le posizioni dell’agenda politica del Raam con quelle di alcuni partiti più radicali di questa coalizione, in particolare quelli della destra".  "Sicuramente dal punto di vista politico", ribadisce, "assistiamo ad un tentativo di Raam e soprattutto del suo leader Mansour Abbas di esprimere quel pragmatismo che è mancato nel corso degli ultimi dieci anni nella politica israeliana e questo è un segnale positivo".

14 giugno 2021, 08:41