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Open Arms, i migranti morti nel Mediterraneo non sono accidentali

Dopo le foto choc dei bimbi sulla spiaggia libica, si chiede un sussulto di coscienza all'Italia e all’Europa. L'Onu sollecita la riforma delle politiche per i migranti e delle pratiche di soccorso. Open Arms: queste vittime sono il frutto delle scelte europee

Francesca Sabatinelli – Città del Vaticano

Si riformino le attuali politiche che riguardano i migranti e le pratiche di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale. Più che un invito, quello dell’alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, alla Libia, all’Unione europea e ai suoi Stati membri, somiglia ad un richiamo a diventare umani, a ricordare che i migranti hanno il diritto alla dignità e a vedere rispettati i loro diritti umani fondamentali: primo fra tutti quello della vita.  La vera tragedia è che gran parte delle morti e della sofferenza sono prevedibili, accusa la Bachelet, precisando anche che ogni anno “le persone affogano perché gli aiuti arrivano troppo tardi o non arrivano mai”.

I bambini di Zuwara

Parole che fanno da drammatica didascalia alle foto che nelle ultime ore sono circolate: quelle dei corpi di tre bimbi abbandonati sulla spiaggia libica di Zuwara dopo l’ennesimo naufragio. “Immagini inaccettabili” le ha definite ieri Mario Draghi a Bruxelles, nella seconda giornata del Consiglio d’Europa, quando il capo del governo italiano ha richiamato l’Ue a concentrarsi sulla tragedia dei migranti, perché la gestione diventi “equilibrata, umana, efficace” da parte dell’intera Unione alla quale l’Italia chiede aiuti sui corridoi umanitari. Per il momento, però, almeno per un mese, si andrà avanti ancora da soli, fino al prossimo Consiglio di giugno. 

Migranti non protetti per decisioni politiche

Secondo un rapporto sulla ricerca e il salvataggio e sulla protezione dei migranti nel Mediterraneo centrale, pubblicato oggi dall’ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani, la mancanza di protezione dei migranti in mare "non è una tragica anomalia, ma piuttosto una conseguenza di decisioni politiche e pratiche concrete da parte delle autorità libiche, degli Stati membri dell'Unione europea e delle istituzioni, e altri attori che si sono uniti per creare un ambiente in cui la dignità e i diritti umani dei migranti sono a rischio". La relazione, che riguarda il periodo da gennaio 2019 a dicembre 2020, rileva che da una parte l’Unione e i suoi Stati membri hanno ridotto in modo significativo le loro operazioni di ricerca e soccorso marittimo, mentre dall’altra alle ong umanitarie è stato impedito di effettuare operazioni di salvataggio. Ciò che conferma anche l’organizzazione Open Arms, il cui fondatore, Oscar Camps, è colui che ha reso pubbliche le foto dei bimbi.

Open Arms: ci hanno fermati un mese fa

“Noi siamo fermi da più di un mese – spiega Veronica Alfonsi, portavoce di Open Arms Italia – perché dopo l'ultima missione, la nostra nave è stata sottoposta ad un'ispezione durata 17 ore in cui sono state rilevate delle irregolarità che ci hanno chiesto di sanare. Diciamo che questa è un po’ la prassi in questi ultimi mesi: tutte le navi umanitarie sono state sottoposte a ripetute ispezioni di questo tipo e queste irregolarità che vengono riscontrate, a volte, fanno anche sorridere, se non fosse una cosa tragica. Ad esempio, non nel nostro caso, ma in altri, si è parlato di troppi giubbotti salvagente a bordo! Fatto sta che quando le navi umanitarie sono ferme, non solo non ci sono soccorsi in mare, soprattutto non c'è nessuno che può raccontare e che può denunciare ciò che accade”. La Alfonsi commenta la scelta del Consiglio europeo di rimandare anche una volta il tema del Mediterraneo definendola “una volontà che continua a non volersi assumere responsabilità su questo tema”.

Ascolta l'intervista con Veronica Alfonsi

Francesco, è il momento della vergogna

Lo scorso 25 aprile, Papa Francesco, lanciava l'ennesimo appello, parlando della vergogna per l'aiuto negato a chi muore in mare e, allo stesso tempo, invitando a pregare anche per chi si gira da un'altra parte.  

Le vittime nel Mediterraneo non sono accidentali

L’indignazione ora davvero non basta più, non davanti agli oltre 600 morti dall’inizio dell’anno. L’Europa che vediamo oggi, prosegue la Alfonsi, è quella “delle esternalizzazioni delle frontiere, degli accordi con Paesi illiberali, dove la violazione dei diritti umani è quotidiana e documentata da organismi internazionali”. Di fronte ad un fenomeno che non è una emergenza ma è strutturale; che dovrebbe attuare risposte di tipo solidale anche in nome del rispetto del diritto umano e della vita di ogni persona; che dovrebbe essere la priorità della politica europea e poi, soprattutto, di fronte al proseguire del finanziamento italiano delle milizie libiche, conclude la Alfonsi, si può dire che “queste morti non sono accidentali, ma sono morti che sono state scelte, che sono state consapevolmente volute dall’Europa”.

 

 

26 maggio 2021, 15:19