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Urne per il voto in una struttura a Nicosia, pronte per la distribuzione in tutta Cipro Urne per il voto in una struttura a Nicosia, pronte per la distribuzione in tutta Cipro  (ANSA)

Elezioni parlamentari nella Repubblica di Cipro

La Repubblica di Cipro rinnova il parlamento, mentre l’Isola è sempre più centro di interessi geo-politici mondiali dopo la recente scoperta di giacimenti di gas naturale nelle sue acque. Malgrado lo sforzo della comunità internazionale, stallo nel dialogo tra il nord turco e il sud greco-cipriota

Marco Guerra – Città del Vaticano

Giornata elettorale nella Repubblica di Cipro, dove gli aventi diritto sono chiamati a rinnovare il parlamento. La consultazione arriva dopo un anno di restrizioni e crisi economica causata dalla pandemia di Covid 19 e dopo lo scandalo dei passaporti concessi ai ricchi oligarchi stranieri, che ha visto coinvolti alcuni esponenti del governo conservatore uscente del presidente Nikos Anastasiades.

Divisione dell’Isola questione mai risolta

Sullo sfondo dell’attuale situazione politico-economica rimane sempre la divisione di Cipro in due entità separate dai tempi dell’invasione del 1974. Il nord dell’isola ricade infatti sotto la Repubblica Turca di Cipro del Nord (RTCN) riconosciuta solo da Ankara. Fatto sta che 24 degli 80 seggi del parlamento, per cui si vota, sarebbero riservati ai rappresentanti del territorio settentrionale e, a causa della divisione dell'isola, non vengono mai assegnati. Dal 1974 la Repubblica di Cipro riconosciuta a livello internazionale controlla i due terzi meridionali dell’isola dove vivono circa 875mila cittadini di etnia greco-cipriota, mentre la Repubblica turca di Cipro del Nord si estende sul terzo settentrionale. 

Il lavoro della diplomazia

Gli sforzi diplomatici per riunificare e pacificare l’isola non hanno avuto sinora buon esito. Nell’aprile 2004 i greco-ciprioti hanno perfino respinto con un referendum un piano di riunificazione stilato dalle Nazioni Unite. Malgrado i risultati inconcludenti proseguono tuttavia le trattative tra le parti. Alla fine dello scorso aprile i rappresentanti della Repubblica di Cipro hanno incontrato il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, che ha agito come mediatore per gli incontri con la leadership della parte turca. Il presidente greco-cipriota, Nikos Anastasiades, e il presidente turco-cipriota, Ersin Tatar, hanno descritto positivamente i loro incontri con Guterres. Ma in una conferenza stampa del 29 marzo, Guterres ha detto che i colloqui non hanno raggiunto l'obiettivo dichiarato. La parte greca propone una suddivisione ‘bi-comunitaria’ di Cipro sotto un’unica realtà statale di matrice greco-cipriota, una soluzione che non convince la comunità turco-cipriota, che non vuole diventare una minoranza all’interno di un nuovo Stato. La comunità internazionale guarda con grande attenzione agli sviluppi politici nell’isola che ha una grande valenza strategica, soprattutto a seguito della scoperta dei giacimenti di gas presenti nelle sue acque e su cui si è concentrata la controversia tra Grecia e Turchia negli ultimi due anni.

De Palo (Mondo Greco): partiti tradizionali in difficoltà

“Scandalo passaporti, gas e geopolitica sono i tre temi al centro della campagna elettorale. Va segnalata la difficolta dei partiti tradizionali a trovare i consensi; benché  favoriti, il partito di centro-destra Disy e il partito progressista dei lavoratori Akel sono in difficoltà, perché il primo è stato coinvolto in recenti scandali e al secondo viene imputata la crisi economica del 2013”, Francesco De Palo, giornalista esperto dell’area e direttore della rivista Mondo Greco, intervistato da VaticanNews, analizza lo scenario politica cipriota alla vigilia delle elezioni. In questo contesto, secondo De Palo, potrebbe verificarsi una grande astensione dal voto e potrebbero ottenere alti consensi due movimenti agli antipodi: il Partito ecologista e il Fronte nazionalista presieduto da un ex membro della formazione greca Alba Dorata.

Ascolta l'intervista a Francesco De Palo

Un'isola strategica per equilibro del Mediterraneo

Sul fronte diplomatico De Palo ricorda che la conferenza di Ginevra di un mese fa non ha prodotto risultati: “La Turchia chiede uno Stato indipendente, che però contrasta con i trattati internazionali, ma la questione di Cipro ormai si confronta con interessi geopolitici legati ai giacimenti di gas presenti nell’isola che, ricordiamolo, è parte dell’Unione Europea (per la parte greco-cipriota, ndr)”.  “Dobbiamo, ad esempio, registrare l’alleanza solida tra Cipro, Grecia, Israele ed Egitto sul gasdotto Eastmed – prosegue -, che una vota ultimato porterà idrocarburi da Israele fino al Salento, in Italia”. Si tratta quindi di un’isola strategica per gli equilibri geopolitici del Mediterraneo, come sottolinea ancora il direttore di Mondo Greco: “Cipro è diventato il principale gas hub del Mare Nostrum, la questione cipriota coinvolge quindi tutti i principali attori mondiali, compresi Russia e Usa”.

Il confronto tra culture

Non solo economia, Cipro è un ponte tra oriente e occidente in cui resta aperta la questione della convivenza tra etnie e religioni. “Fino a prima della divisione del 1974 c’era una convivenza pacifica tra diverse comunità e questo è un elemento su cui ragionare, spiega De Palo. Dopo il ’74 lo spostamento forzoso di comunità e popoli ha cambiato tutto”. In particolare, il giornalista si riferisce alla situazione nella parte nord dell’isola, dove è avvenuta una sistematica cancellazione dei luoghi simbolo delle confessioni cristiane: “I luoghi di culto ortodossi, cattolici e maroniti sono stati distrutti, depredati o perfino trasformati in stalle o caserme. Anche alcuni cimiteri sono stati devastati dai carri armati. Un dossier diffuso dall’Ue spiega meglio la situazione: sono state sottratte all'esercizio del culto 133 tra chiese, cappelle e monasteri; 78 chiese sono state trasformate in moschee e 28 in depositi militari”.

L’incontro tra Atene e Ankara

De Palo ritiene quindi che il disgelo sarà possibile solo con lo sforzo dei governi Ankara e Atene, che nei prossimi giorni torneranno ad incontrarsi tramite i rispettivi ministri degli Esteri. “L’incontro deve basarsi sulla legge, ovvero se il tavolo europeo, con interlocuzioni produttive con Nato e Usa, sarà basato sul rispetto dei trattati internazionali, si potrà dire, ad esempio, che le perforazioni turche sono illegali, ma, allo stesso tempo, che possono essere fatte nel rispetto della legge. Bisogna capire poi quali sono le concessioni che l’amministrazione americana Biden vuole fare alla Turchia”.

30 maggio 2021, 08:00