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Superlega Juventus Superlega Juventus  (ANSA)

Fallisce la Superlega di calcio europea

Si ritirano in blocco le squadre inglesi. Inter e Milan chiudono al progetto. Crollo della Juventus in borsa. Istituzioni dello sport, ma anche allenatori, calciatori e tifosi contro il progetto nato per recuperare il deficit finanziario causato dalla pandemia. Il presidente del CSI, Vittorio Bosio: "Tornare ad uno sport che rispetti i diritti di tutti"

Luca Collodi - Città del Vaticano

Intervistato dalla Reuters, il presidente della Juventus, Andrea Agnelli, conferma che la Superlega "non può andare avanti". "Dobbiamo essere franchi e onesti, ha proseguito. Evidentemente non è il caso. Non proseguirà". La retromarcia era iniziata nella notte quando otto club su 12 favorevoli alla Superlega hanno fatto un passo indietro per la contrarietà di allenatori, giocatori, tifosi e della politica nazionale ed europea, con l'asse franco tedesco a rafforzare il calcio continentale. L'idea della Superlega altro non è che una nuova formula dell'attuale Coppa dei Campioni gestita non più dall'Uefa, come oggi, ma dalle stesse società di calcio, diritti tv compresi. A guidare il progetto, apparentemente fallito, il presidente del Real Madrid, Florentino Perez, spalleggiato dai club più importanti di Inghilterra (Arsenal, Chelsea, Liverpool, Manchester City e United, Tottenham), Spagna (Atletico Madrid, Barcellona, Real Madrid) e Italia (Juventus, Milan e Inter).  L'idea era di trovare una soluzione alla difficile situazione economica che sta vivendo il calcio con perdite fino a 5 miliardi di euro. "Se non ci sono altri introiti, oltre i diritti tv, sottolinea Perez, l'unico modo per guadagnare è rendere le partite più spettacolari. La Champions ha perso interesse come successe già nel 1950. Così abbiamo pensato ad una competizione tra grandi club, un'attrazione che genera risorse".  

Un'iniziativa contestata dagli appassionati

"Questa idea della Superlega era nell'aria già da un po’ di tempo", afferma il presidente del Centro Sportivo Italiano (Csi), Vittorio Bosio al canale italiano di Radio Vaticana:

Ascolta il presidente del Csi, Vittorio Bosio

R. - Si sentiva che i grandi club europei aspiravano a fare qualcosa di diverso rispetto a quello che è sempre stato fatto per trovare risorse o forse per prendersi tutte le risorse che ci sono sul tavolo. Mi è sembrato incredibile, però, che si sia arrivati a farlo in un momento di pandemia, con una crisi generale dello sport e in particolare per lo sport di base. C’è il rischio che le società sportive non riescano più ad aprire i cancelli degli impianti per far giocare i ragazzi, ma a questi grandi club viene in mente di farsi una loro Superlega per prendersi tutte le risorse che possono. Faccio fatica anche a capire cosa ci sia dietro. Tuttavia, mi pare di capire che in queste ore ci siano retromarce significative, ad esempio delle squadre inglesi. Deve però far riflettere il fatto che queste società di calcio, spagnole, inglesi e italiane, abbiano fatto un'azione di questo tipo che a prima vista sembra anche un po’ sprovveduta. Si sono sentiti autosufficienti, si sono sentiti in dovere e in diritto di poter fare una cosa che non è condivisa da nessuno.

Bosio, i protagonisti di questa vicenda sono, da un lato, le più grandi squadre del calcio europeo, dall’altro Uefa e Fifa. Va detto con serenità che nessuno di questi protagonisti ha il patentino di moralità piena…

 R.- Credo che questa cosa dimostri ampiamente come lo sport talvolta pensi ad altro. Cioè che non ci sia più il diritto, che non abbiamo neanche provato ad affrontare il problema del diritto sportivo che si basa sui risultati. Certo, hanno pensato di fare altro anche dall'altra parte. Il timore che ho adesso è che questo passo in avanti sia stato fatto nella consapevolezza che ci sarebbe stata comunque una trattativa con Uefa e Fifa. E, naturalmente, nella trattativa i ricchi diventano più ricchi e i poveri più poveri. Noi dobbiamo vigilare che questo non succeda. Le istituzioni devono prendere atto che questa vicenda ha smosso tutto il mondo sportivo, e in particolare l'opinione pubblica, le tifoserie, il popolo degli sportivi che da quello che sto vedendo, in Inghilterra e altrove,  non credo stia dalla parte dei padroni del calcio.

Andrea Agnelli presidente della Juventus, dice che la superlega andrà avanti trattando con l’Uefa…

R.- Penso che alla fine la Superlega non si farà per l’opposizione generale al progetto, compresa la politica, ma non vorrei che i club interessati alla Superlega abbiano fatto un passo in avanti per poter poi avanzare diritti, che non hanno, proprio in una trattativa, perché i diritti sportivi sono di tutti e non solo di qualcuno. Gli ideatori fanno paragoni con gli Stati Uniti, però in America il sistema parte da una serie di regole, per esempio, il tetto agli ingaggi. In Europa ci sono dei campioni che guadagnano delle cifre impensabili per la gente comune.

La Superlega potrebbe danneggiare lo sport di base?

R.- Lo sport di base sono anche i tifosi che lo sostengono all'interno del sistema calcio con abbonamenti televisivi, gli ingressi allo stadio, il merchandising. Credo che si vada verso una presa di coscienza da parte della gente che difenderà i propri diritti.  Noi saremo in prima fila a difendere i diritti dello sport di base, perché non scompaia a favore di una minoranza che vuole far diventare lo sport solo uno spettacolo.

Bosio, ritorneremo al calcio della schedina del Totocalcio?

R.- E’ forse il caso di tornare ad un calcio più nostrano, un po' meno attento agli ingaggi di pochi, ma più attento ai diritti di tutti.

21 aprile 2021, 14:19