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Mozambico, i danni delle inondazioni Mozambico, i danni delle inondazioni 

Mozambico, allarme Caritas: a due anni dai cicloni, a rischio la sicurezza alimentare

Quasi tre milioni di persone sono allo stremo. La denuncia arriva dagli organismi caritavi della Chiesa portoghese impegnati nel sostegno alla popolazione del Paese dell'Africa australe. L'impegno delle ong per rilanciare l'agricoltura è la speranza per il riscatto di una intera economia che fatica a decollare.

Davide Dionisi - Città del Vaticano

"A due anni di distanza dal disastro naturale che ha colpito la regione settentrionale del Mozambico, la situazione continua ad essere drammatica, soprattutto in termini di sicurezza alimentare". L’allarme arriva da Oikos, Cáritas Portuguesa e ADPM (Associação de Defesa do Património de Mértola), i tre organismi internazionali che, unitamente a Cáritas Moçambique e Associação Luarte, stanno lavorando nelle province di Sofala e Cabo Delgado dopo il passaggio di Idai del 2019.

Quasi tre milioni di persone allo stremo

Il ciclone devastò il centro del Paese dell'Africa australe sommergendo interi villaggi e distruggendo quasi per intero la città portuale di Beira. Vennero colpiti anche Malawi e Zimbabwe. Il passaggio di Idai causò la morte di oltre mille persone. Sei settimane dopo, il Paese venne colpito da Kenneth, un secondo ciclone proveniente dalle isole Comore, nell'Oceano Indiano. Secondo il rapporto IPCC sul Mozambico (l’organismo scientifico che passa in rassegna e valuta le più recenti informazioni scientifiche, tecniche e socio-economiche prodotte a livello mondiale per la comprensione dei cambiamenti climatici), realizzato con il Coordinamento del Segretariato tecnico per la sicurezza alimentare e la nutrizione, si stima che 2,9 milioni di persone in tutto il Paese sono allo stremo.

L'impegno delle Ong per la ripresa del settore agricolo

Le Ong portoghesi continuano a lavorare nelle aree più critiche sostenendo la ripresa del settore agricolo e il rilancio dell’economia delle comunità danneggiate. “La priorità in questo momento è fornire alle famiglie condizioni che permettano loro di produrre e garantire il loro cibo” fanno sapere. Sono già state effettuate consegne di semi (mais, fagioli e sesamo) e materiali agricoli nella provincia di Sofala e sono stati creati anche “diversi campi dimostrativi” per insegnare nuove tecniche di coltivazione e potenziare l'efficienza produttiva. Grazie a questi interventi "migliorerà anche la capacità di stoccaggio dei raccolti, in modo che i singoli gruppi non perdano i raccolti e aiutino le persone a creare nuove fonti di reddito, vivendo di agricoltura". Non verrà trascurato, infine, il servizio volto a migliorare le capacità locali di rispondere ai futuri impatti che i disastri naturali avranno proprio sulla sicurezza alimentare e sui mezzi di sussistenza.

L'appello del Papa nel suo viaggio in Africa australe

Secondo il Pam (Programma alimentare mondiale), il Mozambico ha uno dei più alti tassi di malnutrizione cronica al mondo: ne soffre il 43% dei bambini al di sotto dei cinque anni. Anche Papa Francesco, in occasione del viaggio apostolico in Mozambico, Madagascar e Maurizio (4 - 10 settembre 2019) espresse la sua vicinanza e solidarietà alle comunità colpite Idai e Kenneth. Nel discorso alle autorità, al Palazzo “Ponta Vermelha” di Maputo, manifestò il suo rammarico per non aver potuto raggiungere i luoghi colpiti. “Ma voglio che sappiate che condivido la vostra angoscia, il vostro dolore e anche l'impegno della comunità cattolica nell'affrontare una così dura situazione" disse, aggiungendo che “in mezzo alla catastrofe e alla desolazione chiedo alla Provvidenza che non manchi la sollecitudine di tutti gli attori civili e sociali che, ponendo la persona al centro, siano in grado di promuovere la necessaria ricostruzione”.

15 marzo 2021, 09:00