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Addio, campione! A 64 anni ci lascia Paolo Rossi

E' morto l'ex calciatore Paolo Rossi. Fu campione del mondo con l'Italia nel 1982, lo stesso anno in cui vinse il Pallone d'oro. Il ricordo di "Pablito" nelle parole del tecnico della sua Juventus, Giovanni Trapattoni, e del capitano di quella compagine, Dino Zoff

Giancarlo La Vella - Città del Vaticano

Non servono troppe parole a raccontare Paolo Rossi, se non quelle che esprimono lo stupore per la sua prematura scomparsa. Era stato colpito da un male incurabile con il quale stava lottando da tempo e che, all'età di 64 anni, lo ha portato via, ma, come da calciatore in attività, anche da ex Rossi è sempre riuscito a mantenere riservata la sua vità privata. Si sapeva e non si sapeva che stava male, ma, in un'epoca monopolizzata dal Covid-19, di lui sono state rese note poche notizie in questi mesi. Rimane comunque il ricordo e l'ammirazione non solo dei tifosi delle squadre nelle quali ha militato - Como, Lanerossi Vicenza, Perugia, Juventus, Milan e Verona - ma anche di tutti i sinceri appassionati di calcio, che, dopo Maradona, salutano un altro campione. Paolo Rossi per tutti rimane il funambolo che nel 1982, con i suoi gol, portò l'Italia a conquistare il Campionato del Mondo di Calcio in terra spagnola, un exploit che gli valse lo pseudonimo di "Pablito", maglia azzurra numero 20 e capocannoniere di quel torneo con 6 reti, e che gli valse anche l'ambito riconoscimento del Pallone d'oro. Solista e protagonista in campo, dunque, con il pregio della riservatezza, riservatezza con cui visse anche i due anni di squalifica inflitti dalla giustizia calcistica, quando venne coinvolto, non per sua volontà come ebbe più volte, nel primo scandalo del "calcioscommesse". In ogni caso Paolo Rossi fa parte di quello stuolo di campioni che appartengono a tutti, un sentimento magistralmente descritto dal cantautore romano, Antonello Veditti, nel brano "Giulio Cesare": "...era l'anno dei Mondiali, quelli dell'86, Paolo Rossi era un ragazzo come noi".

Trapattoni: "Rossi, campione in campo e in modestia"

A ricordare Paolo Rossi tra i primi è stato il suo allenatore alla Juventus, Giovanni Trapattoni. "Ciao Paolo... I giocatori non dovrebbero andarsene prima degli allenatori", scrive in un tweet il Trap, con lo stesso sentimento che lega un padre ad un figlio. "Rossi - afferma il tecnico ai microfoni di Vatican News - Radio Vaticana - non amava mettersi troppo in evidenza. Era timido e modesto e quello che era lo si vedeva in campo, quando in un metro riusciva a saltare anche tre avversari e ad andare a rete.

Ascolta l'intervista a Giovanni Trapattoni

Zoff: "Ho perso un fratello"

Compagno di squadra nella Juventus e nella Nazionale, Dino Zoff, capitano delle due compagini, ricorda con commozione il centravanti: la sua educazione, la sua allegria, ma anche la sua determinazione e la sua capacità di finalizzare in campo. Il portierone ricorda anche i momenti più difficili, come l'inizio sottotono del Mondiale spagnolo e poi l'esplosione con la vittoria finale. In ogni circostanza, ricorda Zoff, "sia io che lui siamo stati prima nella bufera e poi al settimo cielo", quando cominciammo a inanellare le vittorie con Argentina, Brasile, Polonia e Germania.

Ascolta l'intervista a Dino Zoff

La forza di quella squadra, conclude Dino Zoff, è da ricercare nelle capacità del tecnico, Enzo Berazot, che creò un clima ineguagliabile di fratellanza tra gli azzurri. Per questo, conferma Zoff, con la scomparsa di Paolo Rossi ho perso un fratello.

10 dicembre 2020, 10:59