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Il premier israeliano Benjamin Netanyahu lascia la Knesset Il premier israeliano Benjamin Netanyahu lascia la Knesset 

Israele: in bilico le sorti del governo Netanyahu-Gantz

Il leader del partito "Blu e bianco" appoggerà la mozione dell'opposizione per sciogliere la Knesset. A rischio la staffetta tra i due prevista dagli accordi di coalizione. Contrasti sulla legge di bilancio

Michele Raviart - Città del Vaticano

Il ministro della Difesa di Israele Benny Gantz, leader di “Blu e Bianco” e alleato con il Likud del premier Benjamin Netanyahu, ha annunciato che il suo partito voterà a favore della mozione di scioglimento della Knesset proposta dal partito di opposizione Yesh Atid. Una decisione che rischia di far decadere l’accordo di coalizione, che prevedeva una staffetta tra i due a capo del governo, e far tornare il Paese alle quarte elezioni in due anni.

Le accuse di Gantz

Per Gantz, infatti, Netanyahu “ha promesso unità, ha promesso che non ci sarebbero stati trucchi, ha promesso una gestione responsabile della crisi del coronavirus”. “Non ha mentito a me, ha mentito a voi”, ha affermato il leader di “Blu e Bianco”, ribadendo che “milioni di cittadini hanno il cuore a pezzi, le imprese chiudono e sempre più persone sono in difficoltà e povertà, il tutto mentre lo Stato è ancora senza bilancio”. Tra i motivi del contendere l’approvazione della legge di bilancio, che l’accordo di coalizione prevedeva essere per il biennio 2020-21, mentre Netanyahu vuole sia promulgata solo per l’anno in corso.

Il nodo della legge di bilancio

“Ci sono diversi problemi politici di ordine interno, tra cui la mancata approvazione della legge finanziaria che è una cosa che ha determinato una fortissima frizione all’interno della coalizione di governo”, spiega a Vatican News Nicola Pedde, direttore dell’Insitute of Global Studies, che sottolinea come pesi anche “la continua accusa a Netanyahu di gestire la politica in termini personalistici allo scopo di allontanare o ritardare quanto più possibile i suoi problemi con la giustizia”. “Soprattutto nelle ultime settimane”, spiega, ”Netanyahu ha compiuto una serie di passi all’oscuro di Gantz, che sono stati giudicati una minaccia forte per gli interessi nazionali e per la tenuta del governo – ad esempio il viaggio in Arabia Saudita”.

Ascolta l'intervista integrale a Nicola Pedde

Per Netanyahu è tempo di unità

La decisione di domani sarà solo una valutazione preliminare sulla mozione di scioglimento del Parlamento, che per passare ha bisogno di tre letture in commissione e di tre all’assemblea plenaria, ma lo scioglimento sarebbe automatico in caso di mancata approvazione del bilancio entro il 23 dicembre. Lo stesso Netanyahu ha dichiarato che “non è tempo di elezioni, ma è tempo di unità”, sottolineando la necessità “di un’inversione di marcia della politica per il bene dei cittadini” e invitando “Blu e Bianco” a rimanere nel governo pur essendosi lasciato trascinare dalle opposizioni nell’agire conto l’esecutivo.

I margini per una soluzione politica

“Sicuramente la componente politica e del dialogo ha dei margini per poter cercare di individuare una soluzione”, spiega ancora Pedde. “Il problema vero secondo me è la figura di Netanyahu. Tanto all’interno del Likud quanto all’interno di “Blu e Bianco” inizia a serpeggiare l’idea che dialogare e fare accordi con lui sia sostanzialmente non solo difficile, ma inutile, perché il personalismo attraverso il quale gestisce la politica rende impossibile qualsiasi formula di continuità, quindi o lui riesce ad avere la maggioranza assoluta, cosa che in questo momento è da escludersi oppure l’alleanza di governo con lui è sostanzialmente fallimentare sotto ogni aspetto per chiunque tenti di cercare una mediazione”.

02 dicembre 2020, 15:19