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Il presidente del Consiglio Ue Charles Michel a Bruxelles Il presidente del Consiglio Ue Charles Michel a Bruxelles 

Attesa per l'accordo Ue sugli aiuti

Il rischio ritardi per l'entrata in vigore del Bilancio Ue e per gli stanziamenti del Recovery fund si fa più concreto. Varsavia e Budapest infatti finora hanno confermato il veto. Il nodo è politico: sulla clausola che vincola al rispetto dello stato di diritto. Domani in videoconferenza il confronto tra i 27 leader

Fausta Speranza – Città del Vaticano

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"La presidenza di turno tedesca si sforzerà di arrivare ad una buona soluzione, ha promesso il ministro tedesco Michael Roth, sottolineando però: "Non è il Consiglio solo a decidere. Serve l'intesa con il Parlamento europeo". E l'Eurocamera si è già espressa. Lo ha fatto più volte in queste settimane, e soprattutto lo ha dimostrato nei fatti, esigendo una clausola rigorosa a protezione delle risorse dell'Ue. A ricordarlo è stato Manfred Weber, capogruppo del Ppe, la principale famiglia dell'Eurocamera di cui fa parte Fidesz, il partito di Viktor Orbàn, sospeso dal marzo 2019 proprio per le decisioni controverse del governo ungherese. "Come Parlamento europeo – ha detto - non daremo il consenso se non include un meccanismo vincolante per lo stato di diritto". Un concetto ribadito, tra gli altri, anche dall'olandese Mark Rutte davanti al suo Parlamento, che come altre 20 assemblee europee dovrà ratificare il pacchetto, prima che il Recovery diventi realtà.

“Se fallissimo - ha avvertito il commissario Ue al Bilancio, Johannes Hahn - ci sarebbe un impatto devastante sui cittadini, sulle economie, e anche sui mercati finanziari", che allo strumento SURE hanno reagito molto bene proprio per le grandi aspettative riposte nel pacchetto di stimoli da oltre 1800 miliardi in arrivo. (Tra l'altro proprio in queste ore l'Italia è stata destinataria di altri 6,5 miliardi di prestiti Ue per finanziare la Cig, dopo i 10 ricevuti ad ottobre).

18 novembre 2020, 07:54