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Presentazione del libro di padre Nicolás Presentazione del libro di padre Nicolás 

La conversione del cuore nei discorsi di padre Nicolás ai rifugiati

On line la presentazione del libro che contiene tre interventi del superiore generale della Compagnia di Gesù dal 2008 al 2016, pronunciati al Centro Astalli. Nel saluto, il Preposito generale dei gesuiti, padre Arturo Sosa, ne rilancia la grande attualità

Benedetta Capelli – Città del Vaticano

“Come orizzonte il mondo. I discorsi di padre Nicolás ai rifugiati” è un omaggio ai 40 anni dalla nascita del Jesuit Refugee Service, il Centro Astalli. E’ l’accoglienza il filo conduttore di tre discorsi pronunciati nel 2008, nel 2014 e nel 2016 dal gesuita che guidò la Compagnia di Gesù dal 2008 al 2016. Ma non solo, in questi interventi si toccano anche i temi dell’ospitalità, del dialogo, dell’educazione e della riconciliazione.

Padre Sosa: convertire chi accoglie non chi è accolto

Proprio le riflessioni su questi argomenti hanno scandito la presentazione, sul canale youtube del Centro Astalli, alla quale è intervenuto con un video anche padre Arturo Sosa, Preposito generale della Compagnia di Gesù. Ringraziando chi si spende al Centro per l’accoglienza di migranti e rifugiati e parlando del libro, padre Sosa ha delineato due dimensioni da cogliere. La prima è la conversione del cuore per rendere, come evidenziato bene dall’enciclica di Papa Francesco “Fratelli tutti”, il mondo un luogo di accoglienza. “Non si tratta di convertire i rifugiati – ha spiegato – ma chi è inviato ad accoglierli”. Poi il gesuita si è soffermato sul concetto di “advocacy” che richiede “audacia”, alzare la voce per chi non ce l’ha, sottolineando la necessità di una concezione alta della politica ed un ampio coinvolgimento sociale.

Ripamonti: il migrante è un dono

Anche padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, ha parlato della grande attualità dei discorsi di padre Nicholas, questo perché, seppur pronunciati anni fa, mostrano come il messaggio dell’accoglienza sia difficile da recepire. Un tema dibattuto da ogni parte politica “in senso sterile”, l’accoglienza è diventata “un’arma da brandire” per ottenere consensi elettorali. “Abbiamo trattato l’accoglienza - ha affermato Ripamonti - in modo contabile, fermandoci ai numeri mentre nei discorsi di Nicholas c’è l’invito a guardala con un volto umano”. Il presidente del Centro Astalli ha poi ricordato che il gesuita spesso ringraziava i rifugiati che gli avevano cambiato la vita negli anni del suo apostolato a Tokyo. “Grazie è una parola rivoluzionaria, in un mondo in cui i rifugiati sono un peso o li consideriamo se servono alla nostra economia o se fanno figli”. Li ringraziava perché incontrarli significava aprirsi all’umanità. Un qualcosa da riscoprire da recuperare perché “l’ospite è un portatore di doni” e il migrante lo è.

Foa: a scuola di umanità

Ha parlato di educazione la storica Anna Foa che, ricordando l’incapacità della società di impietosirsi davanti al dramma umano di rifugiati e migranti, ha mandato un messaggio importante agli insegnanti perché facciano conoscere ai ragazzi italiani, ad esempio, la storia di migrazione dei loro parenti. Conoscere il passato significa riscoprire storie simili a quelle di oggi e generare così un cambiamento di prospettiva e culturale. “E’ una porta che può aprire un varco”. Si tratta anche qui di “una conversione del cuore vera e propria”, un progetto di lungo respiro.

Imam Izzedin Elzir: la pace santa

Cambiare noi stessi per trovare nell’altro una ricchezza, per costruire ponti e non muri. E’ uno dei temi forti dell’intervento dell’Imam Izzedin Elzir, presidente della Scuola fiorentina per l’educazione al dialogo interreligioso e interculturale che si è soffermato sui “ghetti mentali” e i tanti pregiudizi che impediscono il dialogo. “L’altro con tutta la sua diversità diventa una risorsa per me – ha affermato - il cambiamento è storico, epocale, una conversione di cuore e mente che permette di costruire un mondo migliore”. “Educazione e conversione nella vita quotidiana per una società dove c’è rispetto l’uno verso l’altro, dove la scuola ha un ruolo importante ma anche la famiglia nella quale si possono educare i figli, ad esempio, al valore dei termini e del linguaggio”.  “Invece di parlare di guerra santa – ha concluso - si dovrebbe parlare di pace santa”. 

26 novembre 2020, 19:27