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Le Acli: il dopo pandemia nel segno della formazione

Quattro regioni italiane decretate zona rossa, altre con diverse restrizioni. E’ innegabile la ripercussione delle misure anti-Covid sui lavoratori per i quali le Acli lanciano 8 richieste per modificare il reddito di cittadinanza

Marco Guerra e Benedetta Capelli – Città del Vaticano

Di fronte alle proteste di molte categorie, dopo la decisione del governo, di optare per il lockdown in diverse regioni, l’esecutivo ha approvato il decreto Ristori bis con un nuovo pacchetto di aiuti per le attività e le famiglie più colpite dalle ultime restrizioni. Due miliardi e mezzo per finanziare congedi, bonus baby sitter, benefici fiscali e contributi a fondo perduto per le attività commerciali nelle zone rosse, da sottoporre a severi controlli antimafia. Sono 340 i milioni destinati alle filiere agricole, alla pesca e all'acquacoltura, come annunciato dal ministro Bellanova.

Il peso del Covid sulle famiglie

Secondo uno studio della Cgia di Mestre, il coronavirus farà perdere ad ogni italiano mediamente 2.484 euro, con punte di 3.456 a Firenze, 3.603 a Bologna, 3.645 a Modena, 4.058 a Bolzano e addirittura 5.575 euro a Milano. Il Sud vedrà scivolare il proprio Pil allo stesso livello del 1989 con una marcia indietro di circa 31 anni. La previsione della caduta del Pil dovrebbe sfiorare il 10%. Timori sono stati espressi dalle Acli, Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani, per il presidente Roberto Rossini, oltre al lavoro c’è la preoccupazione delle scuole con inevitabili ripercussioni sulle famiglie. “La chiusura – afferma - unita al problema dei trasporti è un grave danno per tutto il Paese”. “Con i bambini a casa – prosegue – cambia anche il tema del lavoro. Ci sono studi finanziari che dicono che la chiusura di un quadrimestre può incidere fino a un punto l’anno di PIL per i prossimi 40 anni e fino a 5 punti l'anno sul reddito del singolo lavoratore. Quindi significa che chiudere la scuola non è semplicemente un fatto culturale è un fatto anche economico”.

Le proposte Acli

“Sono 8 le richieste fatte per modificare il reddito di cittadinanza: l’incremento dell'importo medio del beneficio annuale per la famiglia, la riduzione delle condizioni per potervi accedere, la possibilità di utilizzare l'Isee corrente – afferma Rossini - e siamo d'accordo che il reddito di emergenza vada prorogato”. L’altra urgenza per le Acli è la formazione professionale che dovrebbe partire da subito, cominciando già ad immaginare gli scenari successivi del dopo pandemia. “Dovremmo essere in grado di lanciare un programma di formazione professionale per permettere alle persone che non hanno più il lavoro di prima, di essere recuperate e di potere lavorare in uno scenario diverso”. Un investimento sul futuro, tutelando le fasce più deboli, anticipando i cambiamenti che stanno segnando un modo nuovo di fare economia. 

Ascolta l'intervista a Roberto Rossini
09 novembre 2020, 08:00