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Honduras devastato dalle tempeste tropicali. Don Ferdinando: la fede, la nostra forza

Dal Paese la testimonianza di don Ferdinando Castriotti, sacerdote fidei donum della diocesi di Tegucigalpa. Il sacerdote, originario di Melfi, racconta di uno scenario catastrofico e di un popolo stanco, perché provato anche dalla pandemia, ma che trae forza dalla fede

Benedetta Capelli – Città del Vaticano

“Camminiamo sulle spine, i nostri piedi sono feriti ma la fede ci dà la forza per andare avanti, lottare, per non lasciarsi cadere davanti al vuoto, alla paura, al dolore della morte”. Usa un’immagine forte, di impatto che rende l’idea di cosa si sta vivendo in Honduras. Don Ferdinando Castriotti, da anni nel Paese come fidei donum, parla da honduregno, tutt’uno con il gregge che gli è stato affidato e che oggi soffre per la pandemia di coronavirus, per il passaggio, in poche settimane, di due tempeste tropicali Iota ed Eta che hanno colpito più di tre milioni di persone. Oltre 90 le vittime, diversi i dispersi ma i danni provocati si possono quantificare in milioni di perdite. L’acqua ha coperto interi villaggi soprattutto nella regione settentrionale e occidentale del Paese, a causa dello straripamento dei fiumi Ulúa e Chamelecón. “Proprio quell’acqua che ci ha sotterrati, oggi ci serve per pulire, ci serve per vivere. Dobbiamo – afferma il religioso - ripartire da qui”

Don Ferdinando Castriotti e i suoi bambini dell'Honduras
Don Ferdinando Castriotti e i suoi bambini dell'Honduras

Siamo messi all’angolo

“E’ una situazione apocalittica, drammatica, non è solamente una catastrofe naturale è una catastrofe che va al di là”: racconta don Ferdinando che si sofferma sulla speranza protesa verso il futuro e che ora sembra mancare. “E’ un Paese stanco, già provato per la pandemia, è un Paese economicamente e perennemente in crisi. Siamo messi alle corde”. Il sacerdote rivela che negli occhi della gente vede il loro cuore in sofferenza, “un immenso dolore che attraversa tutti”. Si sofferma sui ricordi che non andranno più via; ricordi di rumori, di grida, odore di sudore, il fango che travolge, il lavoro che non tornerà più. Sono decine di migliaia i senzatetto, l’acqua ha coperto, nella Valle del Sula anche l’aeroporto, la torre di controllo di 5 piani è sommersa. Don Ferdinando denuncia poi che i centri di accoglienza, approntati in modo tempestivo, rischiano di diventare focolai di coronavirus. “La Chiesa cattolica – sottolinea – è in prima linea e in un Paese in crisi riesce a mantenere la statura sociale del Paese”.

La situazione nel Paese dalla voce di don Ferdinando

Un colpo di grazia

Si teme infatti un’escalation di contagi; un timore che i dati stanno rendendo sempre più reale. Il Paese è stato in lockdown da marzo fino a settembre con ripercussioni molto pesanti sull’economia perché l’Honduras vive di turismo soprattutto nella fascia costiera caraibica. “Stavamo controllando la pandemia – spiega don Ferdinando – i nostri ospedali regionali di El Paraiso erano quasi vuoti ma il blocco delle attività ha impedito le cure di altre malattie in particolare la dengue emorragica che fa più vittime del Covid”. “La popolazione in questo momento è stanca, veniamo da tante lotte sociali, lotte per il lavoro, lotte anche per portare un pezzo di pane a casa. Durante questa pandemia la maggior parte della gente che lavorava a giornata non ha più lavorato. Per mesi abbiamo avuto file interminabili nella nostra Fondazione “Alivio del Sufrimiento”,  file di gente che prima aveva qualcosa da mangiare, qualcosa da mettere sulla tavola, adesso nemmeno quello. Con gli uragani è stato un colpo di grazia”.

L'Honduras e la pandemia
Le file alla Fondazione “Alivio del Sufrimiento”
Le file alla Fondazione “Alivio del Sufrimiento”

Una fede grande

“La nostra gente qui è sempre molto fiduciosa, sempre molto legata a Dio, abbiamo una religiosità abbastanza forte - racconta il sacerdote - ci stiamo aggrappando con tutte le forze alla nostra fede, quella che in questo momento ci sta facendo camminare sulle spine di questa nostra storia. Spine che ci stanno tagliando i nostri piedi, li stanno ferendo, però questa nostra fede ci dà la forza per andare avanti, per lottare e ci fa ci fa dire che non è questo il momento per lasciarsi andare”. Bisogna andare avanti, ripete più volte don Ferdinando che ricorda che l’Honduras è un Paese dove c'è molta corruzione ma ci sono alcune organizzazioni non governative e soprattutto la Chiesa, capaci di aiutare la gente. “Vedo che molti si sono stretti attorno a noi, attorno alla chiesa, stiamo insieme cercando di mettere insieme quei pochi pezzi di vita che ancora abbiamo. La ricostruzione non sarà facile, ci vorranno anni, un lungo cammino ma non ci mancherà l'accompagnamento della nostra preghiera”.

Don Ferdinando racconta la fede del popolo honduregno
Don Ferdinando celebra la Messa
Don Ferdinando celebra la Messa

Un Vangelo di acqua e fango

Don Ferdinando oggi si occupa della Fondazione “Alivio del Sufrimiento” che si prende cura degli invisibili, “di quei vecchietti – racconta - che vengono lasciati soli e abbandonati per le strade, dei bambini che praticamente nessuno vede, ci occupiamo delle ragazze madri, dei piccoli con problemi, dei bambini speciali”. L’impegno è anche sul fronte della tossicodipendenza, dei migranti che grazie all’aiuto del Papa si trovano in una struttura bella e accogliente, di piccole cooperative di produttori di caffè, di acquedotti realizzati.

“Ci occupiamo di questa povertà, di un Vangelo che si sporca le mani in mezzo a questa acqua e fango. Un Vangelo che non si lascia abbattere, che ci insegna davvero che fede, speranza e carità sono le nostre ancore”

“Noi accompagniamo il povero in questo cammino, ci facciamo compagni di viaggio sull' immagine di Gesù con i discepoli di Emmaus, che si fa loro compagno di viaggio, spezza il pane con loro, sta con loro e indica la strada”. La sfida del futuro è la ricostruzione, è assicurare un tetto perché una casa, dice don Ferdinando, è un segno di solidità che ti lascia guardare con più speranza al futuro. Un futuro da scrivere con dignità, con la bellezza della fede e il coraggio della fratellanza.

Ascolta cosa fa don Ferdinando in Honduras
24 novembre 2020, 07:40