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La difficoltà dell'approvvigionamento dell'acqua è una delle conseguenze dei conflitti e a volte la causa La difficoltà dell'approvvigionamento dell'acqua è una delle conseguenze dei conflitti e a volte la causa  (ANSA)

La guerra uccide anche l'ambiente

Il 6 novembre di ogni anno si celebra, dal 2001, la Giornata internazionale delle Nazioni Unite per la prevenzione dello sfruttamento dell’ambiente in situazioni di guerra e conflitto armato. Don Kureethadam: siamo una sola famiglia umana che abita una casa comune

Adriana Masotti - Città del Vaticano

L'obiettivo di questa Giornata promossa dall'Onu è sensibilizzare la comunità internazionale sugli effetti dannosi prodotti sull'ambiente dai conflitti che anche oggi sono in corso, perché le guerre non solo mietono vittime tra soldati e popolazione civile con le armi, ma uccidono o mettono a rischio la vita attraverso la distruzione delle risorse naturali, l’impoverimento delle terre e l’impossibilità di coltivare i terreni agricoli, la deforestazione, la desertificazione, l’esposizione delle persone all’amianto e ad altre sostanze tossiche come il nichel e il piombo.

Onu: prevenire i conflitti anche per proteggere l'ambiente

Il messaggio che l’Assemblea dell’Onu ha inteso inviare promuovendo questa Giornata è quello di garantire che la protezione dell’ambiente rientri nelle più ampie strategie per la prevenzione dei conflitti e il mantenimento della pace. “Non può esistere una pace duratura - si legge sul sito di Onuitalia.it - se vengono distrutte le risorse naturali e gli ecosistemi sui quali si basano i mezzi di sussistenza della popolazione”. Non solo, il controllo delle risorse naturali è tra i fattori che scatenano i conflitti. Studi del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP), hanno dimostrato che negli ultimi 60 anni almeno il 40% di tutti i conflitti interni erano connessi allo sfruttamento delle risorse naturali.

“La protezione dell’ambiente prima, durante e dopo i conflitti armati deve raggiungere lo stesso livello di importanza politica della protezione dei diritti umani (David Jensen, UNEP)”

I conflitti e l'ambiente, un tema di grande attualità

La Giornata che ricorre oggi appare, dunque, più che oppurtuna. Di questo avviso è anche don Joshtrom Kureethadam, di origini indiane, coordinatore del settore Ecologia e Creato del Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale, che a Vatican News definisce l'iniziativa "veramente molto opportuna": "E' un tema antico - ricorda - perchè già nella Bibbia, nel Deuteronomio, a proposito dell'assedio di una città, per un periodo lungo, si raccomanda di non abbattere i suoi alberi e di non avvelenare i pozzi, perchè da sempre nella guerra insieme all'umanità soffre anche la natura. Ma è anche un tema di grande attualità. Abbiamo avuto di recente, ad esempio, le guerre del Golfo: le bombe erano lì e si è visto che la neve che poi è caduta sull'Himalaya, a migliaia di chilometri di distanza, era nera, perché l'impatto ambientale era arrivato perfino là, in India". In genere, prosegue don Kureethadam, si pensa che "la guerra sia una cosa tra gli esseri umani, ma oltre alle comunità che soffrono, e in particolare i fratelli e le sorelle più vulnerabili, soffre anche la natura e poi questa cosa ricade su di noi, sulle popolazioni. Quindi, di questo tema ne dobbiamo parlare sempre di più".

Ascolta l'intervista a don Joshtrom Kureethadam

La grande attenzione di Papa Francesco

In diverse occasioni, ma in particolare nell’enciclica Laudato si’, il Papa ha richiamato l’attenzione sulla questione del degrado ambientale dovuto ai conflitti. La guerra, scrive il Papa, “causa sempre gravi danni all’ambiente e alla ricchezza culturale dei popoli, e i rischi diventano enormi quando si pensa alle armi nucleari e a quelle biologiche”. Di qui l’appello di Francesco ai leader internazionali perché pongano “maggiore attenzione" nel "prevenire e risolvere le cause che possono dare origine a nuovi conflitti”. In effetti, conferma don Kureethadam, "Papa Francesco ne ha parlato spesso e in particolare nella Laudato si', il Papa ha espresso il suo concetto di ecologia integrale perchè, appunto, tutto è collegato. Ma ne parla anche in Fratelli tutti, dove cita san Francesco come esempio di pace con Dio, pace con creato, con gli altri esseri umani e con se stesso, dicendo come si debba lavorare per una pace che sia integrale, completa. La guerra ci distrugge, la guerra è una sconfitta per l'umanità, la soluzione, invece, è lavorare sempre più per questa pace integrale. Viviamo tutti nella casa comune, come si dice nella Laudato si', ma vediamo anche come siamo tutti un'unica famiglia umana, allora è necessario percorrere la strada del dialogo, dell'ascoltare e rispettare l'altro che non è un nemico, ma è mio fratello e sorella. E pensare di distruggere un fratello o una sorella è inconcepibile".

Il potere distruttivo delle armi nucleari 

In particolare le armi chimiche e quelle nucleari sono micidiali per i popoli e per l'ambiente e anche su questo la Santa Sede e il Papa, personalmente, non hanno risparmiato appelli ai leader mondiali per la loro eliminazione. Basti pensare alla visita di Francesco, nel novembre 2019, a Nagasaki e a Hiroshima, in Giappone, dove ha definito immorale l'uso e anche il possesso di armi atomiche. "Utilizzare le armi nucleari equivale ad un suicidio collettivo - afferma ancora il responsabile dell'area Ecologia e Creato del Dicastero. vaticano - e nel contesto di questa Giornata, direi anche che è  distruttivo sull'ambiente. Pensiamo agli esperimenti nucleari che si stanno facendo. E' vero che le grandi potenze li fanno sulle isole del Pacifico, ma poi le conseguenze si riflettono sulla pesca, ci sono le radiazioni nucleari, c'è una diffusione maggiore di malattie come il cancro. Per non parlare dei costi enormi, tanto che basterebbe una piccola parte di quelle somme per combattere la povertà, assicurare l'educazione, fornire energia elettrica a tantissime persone ecc...".

Una sensibilità per l'ambiente in crescita, ma insufficiente

Gli effetti devastanti sull’ambiente sono stati per troppo tempo trascurati dalla comunità internazionale. L'attenzione registrò un picco negli anni '70 con la guerra del Vietnam, ricorda l’Agenzia delle Nazioni Unite per l’Ambiente, quando l’utilizzo dell’erbicida tossico Agent Orange da parte degli Stati Uniti causò una massiccia deforestazione e contaminazione chimica. Ma casi di gravi danni ambientali si sono ripetuti durante la Guerra del Golfo del 1990-1991 con la distruzione intenzionale di oltre 600 pozzi di petrolio in Kuwait, e poi in Kosovo nel 1999 con il bombardamento di decine di siti industriali o ancora pensiamo alle 12.000–15.000 tonnellate di olio combustibile sversate nel Mar Mediterraneo nel 2006 in seguito al bombardamento della centrale elettrica libanese di Jiyeh. Anche la guerra in Iraq contro il sedicente Stato islamico ha lasciato dietro di sé una profonda crisi ambientale con l’incendio di diversi pozzi di petrolio.

La Santa Sede: favorire l'approccio multilaterale e il dialogo

Oggi, nonostante l’impegno di diverse agenzie delle Nazioni Unite e l’adozione di nuovi strumenti legali di protezione, l’ambiente continua a subire l'impatto dei conflitti armati in tutto il mondo. Che cosa si potrebbe fare di più? E' ancora a don Kureethadam che giriamo la domanda: "Per quanto riguarda gli strumenti giuridici - ci risponde - ce ne sono, ma sappiamo che alle Nazioni Unite spetta poi assicurare, in qualche modo, che la comunità internazionale rispetti queste leggi, ma la loro messa in pratica lascia ancora molto, molto a desiderare. Ciò che la Santa Sede ha sempre sostenuto è un approccio multilaterale attraverso il dialogo che è molto importante. Il dialogo avviene quando consideriamo l'altro uguale a noi, come fratello e sorella, ma anche quando vediamo tutti come fratelli. Papa Francesco difende questo concetto dell'amore comune, l'amore pubblico, mi passi la parola, l'amore politico, che possiamo mettere in pratica anche nella sfera della società civile. Allora la via maestra rimane sempre quella del dialogo, del camminare assieme, perché Dio ha voluto che noi abitiamo in questa casa comune come fratelli e sorelle, come una sola famiglia umana".  

06 novembre 2020, 08:00