Cerca

Vatican News
L'area nel porto di Beirut colpita dall'esplosione il 4 agosto 2020 L'area nel porto di Beirut colpita dall'esplosione il 4 agosto 2020 

Le ferite di Beirut a 100 giorni dalla tragedia al porto

Una città che va avanti con grande impegno e dignità ma che resta profondamente ferita nelle strutture e nella popolazione: così il corrispondente dell'Ansa Lorenzo Trombetta descrive Beirut a poco più di 100 giorni dalla devastante esplosione nel porto. Sul piano politico, il Libano è in attesa di sbloccare l'impasse per il nuovo governo

Fausta Speranza – Città del Vaticano

Oltre 7200 bambini a Beirut sono assistiti da programmi dell'Unicef dal 4 agosto scorso quando due esplosioni nel porto - la seconda potentissima - hanno ucciso oltre 200 persone, hanno provocato 6000 feriti e hanno distrutto interi quartieri della capitale libanese. In questo tempo trascorso, sono stati istallati 4.882 serbatoi d'acqua, di cui 111 in tre ospedali fortemente colpiti a Karantina, Wardiya e Geitaoui, ed è stato ripristinato l'allacciamento alla rete idrica in 1.060 edifici, raggiungendo 20.765 persone in 4.080 famiglie. Sono solo alcuni dei numeri che ci ricordano una tragedia che ha colpito il Paese dei cedri mentre già viveva una fortissima crisi economica, sociale e politica, ma anche sanitaria per via della pandemia. Di questi vari aspetti abbiamo parlato con il corrispondente Ansa dal Libano, Lorenzo Trombetta:

Ascolta l'intervista a Lorenzo Trombetta

La situazione dei feriti è al centro della testimonianza da Beirut di Trombetta. Il giornalista parla delle ferite fisiche di molte delle 6000 persone che sono state soccorse e ospedalizzate, ricordando che molte hanno subito amputazioni o hanno dovuto affrontare lunghe degenze. Sono le vittime che ancora devono riprendersi e che in molti casi non potranno comunque recuperare la vita di prima. Poi - spiega - ci sono le tante famiglie distrutte da lutti o messe a dura prova dalle enormi difficoltà che il Paese attraversa.

Trombetta racconta di una popolazione che dà prova di grande forza e di coraggioso impegno ma sottolinea anche che il Paese attende una svolta sul piano politico che possa permettere anche un cambiamento sociale. Mette in luce gli aiuti che da più parti e da diverse realtà internazionali arrivano alla popolazione sottolineando, però, che tutte le proteste di piazza - scoppiate a ottobre 2019 e proseguite in tono minore in tempo di pandemia per riesplodere al momento della tragedia al porto - chiedevano di superare la logica dell'assistenzialismo dall'esterno promuovendo riforme che permettano ai libanesi di rilanciare davvero il proprio Paese. Trombetta descrive la statua che è stata eretta qualche settimana fa nel centro di Beirut con i rottami e i detriti dell'esplosione: raffigura una figura di donna, giovane che richiama la posizione e il gesto della statua della libertà. E' il simbolo appunto di quella fierezza che il Paese ritrova ad ogni difficoltà, ma il giornalista lo sottolinea aggiungendo che nella capitale libanese ci si sente dire da persone adulte che hanno passato la guerra civile - dal  1975 al 1990 - che non ricordano un simile "inferno". 

Crisi economica e malcontento in attesa di cambiamento

Il giornalista dunque ripercorre le tappe di una crisi che è innanzitutto economica: a marzo scorso infatti - spiega - il Paese ha dichiarato il default nell'impossibilità di pagare i debiti a livello internazionale. Ricorda anche le tante manifestazioni per lamentare quello che la popolazione definisce malgoverno.  A ottobre scorso l'allora primo ministro Saad Hariri ha dovuto rassegnare le dimissioni di fronte alla piazza. Il suo successore Hassan Diab ha cominciato ad operare mentre il malcontento non si placava e poi, dopo le esplosioni, è stato messo anche lui in condizione di rinunciare al suo ruolo dalla folla. Ha provato l'ambasciatore Adib a formare un assetto di governo, ma non è riuscito a trovare consenso intorno a una squadra. Nelle ultime settimane è stato dato questo incarico a Saad Hariri e si è in attesa di un nuovo esecutivo da lui formato. Hariri è una personalità in grado di raggiungere un equilibrio tra le varie forze in campo ma - afferma Trombetta - si è atteso il risultato delle elezioni statunitensi, a testimonianza del peso delle dinamiche geopolitiche nel Paese e nell'area. 

L'impegno e la solidarietà

L'ufficio del Regno Unito di Aiuto alla Chiesa che Soffre ha annunciato, sulla sua pagina web, un pacchetto di aiuti di 5 milioni di euro per la ricostruzione di edifici e chiese della capitale libanese. Aiuti che si aggiungono a quelli approvati, nei giorni successivi all’esplosione, a sostegno di 5.880 famiglie di senzatetto. Tra i sette progetti confermati da ACS - altri 19 sono in fase di studio – c’è anche la chiesa greco-cattolica melchita di San Salvatore, che ha perso il tetto nell'esplosione. Il parroco, padre Nicolas Riachy, sottolinea l’impegno della Chiesa nel cercare di dare speranza alla popolazione ricordando che è fondamentale dare speranza ai cristiani che vogliono ancora rimanere nel Vicino e Medio Oriente.

14 novembre 2020, 14:14