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Siria: rimpatriati bimbi albanesi figli di ex jihadisti

Prosegue con successo l’impegno della Federazione internazionale della Croce Rossa per riportare nei Paesi di origine i bambini trattenuti nel campo profughi di al-Hol, in cui sono detenute migliaia di famiglie di ex foreign fighters. I bambini fino ad ora rimpatriati hanno mostrato una grande capacità di superare i traumi della guerra

Marco Guerra – Città del Vaticano

Oltre centomila persone vivono nei campi profughi nel nord della Siria, di cui sessantottomila nel solo campo di al-Hol, ad Hasaka, gestito dalle forze arabo-curde. In questa struttura sono trattenute soprattutto le famiglie degli ex combattenti del sedicente Stato Islamico, tra cui circa ventottomila bambini provenienti da più di sessanta paesi diversi, molti dei quali Occidentali.

Incertezza del quadro giuridico

Secondo uno studio di ricercatori belgi - pubblicato mercoledì - la Francia è il primo paese interessato poiché si ritiene vi che in vari campi siriani ci siano "150-200" dei suoi cittadini adulti e "200-250" bambini. Seguono Germania, Paesi Bassi, Svezia, Belgio e Regno Unito. L’incertezza del quadro giuridico internazionale e la reticenza di molti governi a riaccogliere i suoi cittadini coinvolti nel conflitto siriano porta ad una detenzione a tempo indeterminato ad una prospettiva priva di un giusto processo. Vittime innocenti di questa situazione sono in particolare i bambini che vivono in condizioni estremamente difficili e subiscono l’inazione dei governi.

La vicenda di quattro bambini albanesi 

In questo quadro, la Federazione della Croce Rossa internazionale e la Mezza Luna Rossa siriana (Sarc) hanno portato a termine con successo un altro progetto di rimpatrio di una famiglia proveniente dal campo di al-Hol. Si tratta di quattro bambini albanesi e della loro madre che hanno fatto ritorno nel loro Paese di origine lunedì scorso, dopo essere passati prima per Damasco poi per Beirut, in Libano. L'operazione è avvenuta in coordinamento con il governo albanese. Il premier, Edi Rama, che si è recato a Beirut ha parlato di "un'operazione davvero complicata” conclusasi “dopo più di un anno di sforzi".

Rocca (IFRC): serve la volontà politica

"Il rimpatrio di bambini dal campo di al-Hol deve essere un must per ogni governo", ha dichiarato su Twitter il presidente della Federazione internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa Francesco Rocca, che ha ringraziato il presidente della Sarc, Khaled Hboubati e "tutte le parti coinvolte in questa operazione umanitaria per riportare a casa i bambini albanesi". "Questo è possibile se i governi mostrano volontà politica", ha aggiunto Rocca.

Il caso Alvin

Un anno fa, un altro bambino di origini albanesi, Alvin, bloccato nel campo di al-Hol, è stato riportato a casa dai parenti che vivono in Italia sempre tramite lo sforzo della Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa Mezzaluna Rossa (IFRC) e delle diverse autorità governative coinvolte. Su questa scia prosegue l’esame di ogni caso, partendo dai soggetti più deboli.

Della Longa (IFRC): coinvolgere tutte le parti

“Grazie al nostro ruolo neutrale abbiamo capacità di dialogo con tutte le parti coinvolte, ovvero le autorità del campo, il governo di Damasco e gli esecutivi del Libano e dell’Albania. E’ un processo che senza la volontà al dialogo non sarebbe possibile” spiega nell'intervista Tommaso Della Longa, portavoce della Federazione internazionale della Croce Rossa.

Ascolta l'intervista a Tommaso Della Longa

Bambini vittime innocenti

“Nel campo di Al Hol vivono decine di migliaia di persone che hanno lo stigma di essere i familiari di persone che hanno preso parte ai combattimenti. E’ comprensibile la reazione dell' opinione pubblica che ha timore di ripatriare queste persone ma noi ricordiamo che i bambini non sono mai colpevoli di nulla e chiediamo ai governi di valutare attentamente ogni singolo caso”, prosegue Della Longa.

La capacità di reinserimento

Il portavoce della IFRC è convinto che i governi dovrebbero prendersi la responsabilità di occuparsi di questi minori, anche perché “lasciarli senza scuola ed educazione e senza dargli la possibilità di ternare tra i loro affetti” potrebbe sfociare in percorsi che conducono alla violenza. Della Longa racconta l’esperienza positiva del bimbo albanese che nonostante abbia visto morire tutta la famiglia sotto i bombardamenti, è stato reinserito con successo in Italia dopo il soggiorno nel campo di Al Hol: “I bambini da una parte sono i più colpiti, perché sono negati loro diritti fondamentali come al gioco e all’istruzione, ma dall’altra parte sono anche l’anello più forte nel reagire e nel ricominciare una vita normale. Vedere le sue foto a scuola testimonia che è possibile farlo”.

29 ottobre 2020, 14:25